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Recensione de “La camminatrice e la resistente” di Maria Zaffira Secchi, terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

camminatrice

Buongiorno amici lettori, eccoci qui per un nuovo appuntamento del blogtour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice, questa volta dedicato all’intenso romanzo di Maria Zaffira Secchi, “La Camminatrice e la Resistente“.

Sinossi: Il libro narra di un carteggio tra due donne nascosto in una grotta. Le loro vite così diverse hanno in comune lo stesso rigoroso senso del rispetto, la fatica del movimento verso la comprensione, la percezione di essere un tutt’uno con l’universo. La natura, le stagioni, ma soprattutto i fiori, di tutte le sfumature del blu, sono il filo conduttore di questo scambio epistolare che è dialogo e monologo, narrazione e riflessione, scoperta ed esposizione profonda dell’alterità delle donne, del loro vero essere interiore, così spesso snaturato e violato.

Dalle prime pagine, ho provato subito una fortissima comunione con questo testo perchè mi ha ricordato alcuni tratti della mia Tessitrice, e alcuni elementi in comune con la mia raccolta di racconti “Lo spazio nel mezzo” (edito da Le Mezzelane Casa Editrice).
L’autrice ci regala una perla corposa per la ricchezza di contenuti, e allo stesso tempo un testo delicato e prezioso come un diamante. Un testo che chiede tanto in cambio, perché chi lo scrive mette se stesso in discussione e chiede tanta riflessione a chi lo legge. La bellezza di questo processo di dare e ricevere creato da scrittura e lettura è che in ogni caso, da questa battaglia con se stessi si esce sempre arricchiti.

Mi piace che sia un testo contagioso: mi ha fatto venir voglia di iniziare una corrispondenza epistolare come si usava fare quando ero piccola, di lettere scritte e spedite e attese con i lentissimi tempi delle poste italiane; una corrispondenza che ti fa sognare nel tempo dell’attesa e ti insegna la pazienza.

Ho la sensazione, leggendo, che queste due donne che si scrivono da una certa incalcolabile e imprecisa stanza, siano in realtà due facce della stessa donna, due anime della stessa persona, due momenti della stessa identità: essa, nei panni della Resistente, vive pazientemente la sua vita e la sua sosta nel luogo che abita e con ciò di cui fa esperienza; scrive a quella parte di sé che anela partire, e fare nuova esperienza della natura che col tempo ha imparato ad ascoltare e conoscere; dall’altro lato vi è la Camminatrice, quella parte di sé che ha trovato il coraggio e colto il tempo della partenza, del viaggio, dell’esperienza sul campo di tutto ciò che aveva incanalato prima. Non a caso, le lettere della Resistente sono lunghe e dettagliate nella descrizione di sensazioni e vicende, mentre quelle della Camminatrice sono brevi, ermetiche, quasi che tutto ciò che c’era da dire ormai è stato detto e questo è il momento della vita.

La Resistente sembra scrivere per accompagnare un viaggio che poi vorrà fare, e ricordare a se stessa le cose che contano davvero, le motivazioni che hanno determinato quella scelta.
La Camminatrice accoglie e vive e ancora impara e fa esperienza di qualcosa di nuovo. Due aspetti, dunque, della stessa donna; due donne di cui prendersi cura, e due voci che ne fanno una e ci ricordano la forza e la profondità dell’ animo femminile; la forza e l’intensità della sensibilità donna. La forza che la donna dimostra anche nella solitudine.

Il viaggio della Camminatrice e della Resistente è ricco e mi ha toccata nel profondo. Vi ho trovato una comunione di intenti che ho espresso nella mia stessa scrittura e per questo mi è stato facile e naturale entrare in empatia con i personaggi, con le loro voci e con la sensibilità dell’autrice.

Un libro che si legge e secondo me va letto e riletto e gustato a fondo in ogni poetica parola e immagine di cui Maria ci fa dono.

Vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog impegnati nel blogtour e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info sull’autrice e l’acquisto del libro http://www.lemezzelane.altervista.org/maria-zaffira-secchi.html

 

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Pubblicato da su 18 novembre 2017 in Recensioni

 

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Carissimi amici,

oggi abbiamo il piacere di ospitare per la nostra intervista a bruciapelo Fabio Falugiani, autore di “Celeste imperfetto”, edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

La mia casa essenzialmente, ma in quanto rifugio dal ‘vissuto fuori’, come fossi una spugna che si imbeve quando sta in mezzo alla gente, e si strizza nel proprio studio davanti a un caffè bollente.
Il pianoforte è solo il mezzo, l’antagonista, il cavallo che corre, ma poi sono Bach, Mozart, Beethoven, Chopin che mi portano in luoghi che, da solo, non saprei trovare.
Resta una persona sempre e comunque la fonte principale d’ispirazione, perché solo alle persone si può e si deve render conto. Può essere chiunque e in qualunque gesto.
Tutto queste cose sono  la mia musa ispiratrice, senza ordine né scaletta, in qualunque ora, col sole o con la pioggia, col buio e con la luce. Non c’è premeditazione, tutto arriva all’improvviso e allo stesso modo se ne va, senza chiedere il permesso, senza salutare.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

È qualcosa di fisico, adrenalina, emozione. Parte dal basso, sempre, dallo stomaco e poi sale fino alla testa. Non è una sbornia, ma le si accosta bene come sensazione. Dovunque accada devo ascoltarmi, anche a voce alta, da solo, e poi trascrivere per non perdere il pensiero che non torna mai identico a se stesso. Prevale una leggerezza accompagnata a una distrazione devastante; durante il processo creativo potrei entrare in bocca a un elefante senza accorgermene!

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Assolutamente un dono. Non ci vedo niente di maledetto, non ce l’ho mai visto e credo sia solo una storia per dar sfogo a certe esuberanti dimostrazioni del proprio ego di tanti scrittori e poeti. Scrivere è l’arte di raccontarsi, può essere uno sfogo, mai una maledizione, è un atto di conoscenza, un passo verso l’interiore che solo la musica può superare in certe altezze. Si scrive spesso col dolore, con la rabbia, anche con una livida tristezza, ma raccontare sulla pagina resta un dono di Dio, in qualunque forma possibile tu concepisca la parola Dio.

Per info sull’autore e acquisto libro http://www.lemezzelane.altervista.org/fabio-falugiani.html

 
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Pubblicato da su 15 novembre 2017 in A Bruciapelo

 

Rita Angelelli risponde a bruciapelo!

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Cari amici,

eccomi a presentarvi l’intervista a bruciapelo ad una donna che è un vulcano di energia! Rita Angelelli, poetessa della silloge “Ceramiche a Capodanno“, autrice di “Salve amici della notte, sono Porzia Romano”, “Le nuove confessioni di Eva“, “Body building per scrittori – Quaderno di esercizi di scrittura creativa“, e direttore de Le Mezzelane Casa Editrice.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

La mia musa è la noia. No dai. Sto scherzando. Non ho una musa quando scrivo romanzi. Ma se proprio vogliamo mettere i puntini sulle “i” la mia musa sono i personaggi che mi invento e ai quali devo dare una storia da cavalcare. Quando scrivo poesia, invece, lo faccio pensando sempre a qualcuno. Ultimamente mia figlia e le donne sono le mie grandi amiche muse.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Frenesia. Non vedo l’ora di cominciare e finire.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Non mi piace la parola passione. Nemmeno quando faccio l’amore!

Per info sull’autrice e acquisto http://www.lemezzelane.altervista.org/rita-angelelli.html

 

 
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Pubblicato da su 10 novembre 2017 in A Bruciapelo

 

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“Sassi unplugged” di Giorgio Olmoti

sassi-unplugged-olmoti

La ‘round midnight edizioni non mi delude mai, conferma sempre delle scelte di pubblicazione di qualità con contenuti davvero bellissimi, meritevoli di attenzione, ricchi di emozioni, di messaggi, di sorrisi, di sudore, di sangue, di tutto ciò che è vita. Un catalogo che tutti dovrebbero leggerlo.

Nel caso di “Sassi Unplugged” di Giorgio Olmoti ci troviamo di fronte ad una innamorata descrizione di ciò che per l’autore è la città di Matera. Un viaggio che si fa a suon di musica, con una colonna sonora scandita dai titoli dei brevi capitoli in cui è suddiviso il libricino. In effetti sono delle canzoni che si sposano perfettamente con il tono dei vari capitoli, e, infatti, consiglio di cercare e ascoltare leggendo le canzoni indicate capitolo per capitolo; lasciarsi poi cullare da questa musica mentre scorrono le parole di Giorgio.

L’autore ha un tono molto bello, simpatico e ironico. Molto divertente. Ma allo stesso tempo riesce ad accarezzare l’animo con le sue descrizioni, con il racconto dei suoi viaggi che lo hanno portato in questi 30 anni nella città di Matera. In questi viaggi che hanno fatto diventare Matera non un posto da visitare ma una delle sue case.

Mi è piaciuto molto sentire anche il tempo storico raccontato in queste pagine,  quel sapore di passato che ormai non si vive più. E ha alimentato la mia curiosità e voglia di partire per la città descritta; alimentato anche una insolita malinconia dovuta alla consapevolezza che la Matera che io vedrò oggi non è la stessa che ha vissuto e visto lui 30 o 20 anni fa con i suoi viaggi: una Matera più selvaggia, più vicina al suo passato di quanto non lo sia adesso. Ecco, temo, io che non ho mai visitato quella città, di trovare una contaminazione troppo forte della modernità in un paesaggio che, sia dai suoi racconti sia dall’idea che mi sono fatta, dovrebbe invece essere un tratto d’unione tra il presente e il passato, così come mi affascina.

Da un punto di vista letterario e di scrittura, la lettura di “Sassi Unplugged” è senza dubbio consigliata. È una lettura piacevole, che ti trascina in viaggio con sé, quindi coinvolgente.

Credetemi quando dico che ho letto tutto il libro con il sorriso sulle labbra. Ho sorriso delle avventure di Giorgio. Ho sorriso della semplicità dei tempi passati di cui lui racconta. Ho sorriso della genuinità di alcune persone e di alcuni posti, caratteristiche che ora non si trovano più nelle persone e nei luoghi. Ho sorriso del suo amore per il viaggio, ho sorriso del suo amore per Matera e per la sua donna. Ho sorriso del suo amore per i cani, del suo amore per la zeppola; ho sorriso per il suo zaino, per i suoi anfibi indossati anche d’estate, per gli incontri che ha fatto, per i contrattempi e gli imprevisti e per gli svariati rischi a cui i suoi numerosi ritorni a Matera sono stati sottoposti.

E ho vissuto il libro con la calma, senza fretta, tipica dei tempi della mia infanzia.

Un libro che è un viaggio per il quale vi suggerisco di partire.

Per info su autore e acquisto http://www.roundmidnightedizioni.it/book/sassi-unplugged/

 
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Pubblicato da su 7 novembre 2017 in Recensioni

 

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Loriana Lucciarini risponde a bruciapelo!

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Cari amici,

dopo una pausa imprevista ritorniamo con le nostre interviste a bruciapelo! Quest’oggi è il turno di Loriana Lucciarini, autrice di “Una felicità leggera leggera” edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

La mia musa è la vita, che arriva a me in varie forme.
Può essere un’immagine, una musica, un gesto, uno sguardo, una domanda, un’ipotesi.
Può arrivare in momenti inaspettati (e allora vai di appunti e memo vocali…), oppure quando c’è la quiete giusta per generare nuove storie.
Sempre più spesso è l’immagine quasi cinematografica della scena finale, da cui parto per costruire, in un viaggio a ritroso quasi come a ricomporre puzzle, l’intera storia…

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

“Fermento”, ecco la parola giusta. Una sorta di caos creativo che mi coinvolge totalmente, che monopolizza emozioni e pensieri. Perché la storia va costruita elaborandola ma anche “ascoltando” i personaggi che si delineano, lentamente, anche nella mia testa. E qui c’è il pensare e ripensare, lo scartare, lo scegliere il plausibile, l’incastro di trama perfetto per quei personaggi. Un arrovellamento continuo.
Ma, appunto, è anche “Ascolto”: perché spesso i protagonisti delle mie storie si impongono a ciò che decido per loro, evolvono, crescono e mi bistrattano: da scrittrice mi trasformo a semplice strumento narrativo. E lì non ho scelta: devo raccogliere ciò che mi dicono e tessere le loro vicende sulla carta, nel modo migliore per far splendere la storia. Non è facile ed è anche frustrante dover rivedere e cambiare trama e situazioni, perché i personaggi si ribellano, decidono di andare da un’altra parte; ma li assecondo, perché so che altrimenti il romanzo stonerebbe, suonerebbe falso, irreale.
Questo processo è più intenso al momento di definire le vicende ma poi  prosegue, aumentando l’intensità emozionale, nel momento della scrittura. Si conclude quando il romanzo va stampa e io mi predispongo mentalmente a non considerarlo più solo mio, lasciando liberi i personaggi di prendere vita attraverso i lettori.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Certamente è un dono, non l’ho mai vissuta come una maledizione.
È la modalità che preferisco per comunicare. È da sempre la mia cura, è il modo in cui riesco a scendere dentro la mia anima, a scavare per trovare emozioni perdute, a mettermi a nudo.
La scrittura infrange la mia timidezza, mi porta a creare ponti con gli altri, a generare emozioni attraverso il mio lavoro.
La scrittura è interpretare vite altrui, scendendo nell’anima e nell’esistenza degli altri e muoversi nei loro mondi fantastici.
E, anche quando sono travolta dalla fase creativa, con poco tempo a disposizione e mille idee che frullano nella mente, non ho mai vissuto tutto questo come una maledizione perché scrivere per me è vita, emozione, passione. Quella parte di me che amo profondamente e in cui io mi rispecchio, sempre.

Pagina autrice nel sito Le Mezzelane
http://www.lemezzelane.altervista.org/loriana-lucciarini.html

Link acquisto
http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=42&controller=product

https://www.ibs.it/felicita-leggera-leggera-libro-loriana-lucciarini/e/9788899964702

 
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Pubblicato da su 3 novembre 2017 in A Bruciapelo

 

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“Un bene palindromo” di Chiara Alessandra Piscitelli

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La LietoColle Edizioni presenta la silloge della giovane poetessa Chiara Alessandra Piscitelli dal titolo “Un bene palindromo”, sua seconda fatica, un’opera che nella scrittura e nelle argomentazioni trovo molto matura, delicata e intensa.

Ci troviamo di fronte ad una silloge divisa in tre blocchi di poesie brevi, in cui si nota una ricerca della parola attenta per esprimere al meglio il senso di ciò che la poetessa vuole trasmettere.

Alcuni elementi comuni come il pane, i ricordi, le mani sembrano cantati da una voce diretta ad un destinatario specifico: è evidente che la poetessa abbia un messaggio da trasmettere ad una persona o anche a tutti noi lettori. Sarebbe bello, quindi, poter ascoltare dalla sua stessa voce il canto che troviamo tra queste pagine.

La seconda parte contiene delle liriche che sembrano indirizzate a qualcuno che in realtà non c’è o non c’è mai stato; liriche che sfociano in un canto alla solitudine che hanno come traguardo noi stessi. Altre volte mi piace vederci dentro un sogno, o il raggiungimento nel sogno di qualcosa di auspicato. Mi piace pensare che siano delle liriche dedicate a qualcosa di irrealizzato, qualcosa che prima o poi capita nella vita di tutti, avvicinarsi a un’opera d’arte che ti emoziona e poi non afferrarla, rimanere sospesi nel ricordo di qualcosa che non si è mai compiuto.

La terza parte si intitola “Cambia la geografia” e si ha l’impressione che le geografie di cui parli la poetessa non siano soltanto luoghi fisici ma luoghi dell’anima, di mutamenti nello spirito dovuti ad esperienze di crescita, a cambiamenti di situazioni, a cambiamenti anche di rapporti. C’è sempre qualcuno che sembra appartenere ad un luogo irraggiungibile, qualcuno che ci ha abbandonato, o qualcuno che ha lasciato in sospeso qualcosa nella nostra vita. In esse è presente una nota di malinconia nel tono, nel canto e nella loro struttura. Ma è anche vero che si riesce a scorgere in esse una forza determinata da un periodo di crescita, come se dalla sofferenza nascesse una consapevolezza che si è tradotta in queste poesie. Parole che guariscono un animo che nel tempo ha subito mutamenti, delusioni.

Dalle poesie di Chiara Alessandra si ha l’impressione di trovarci di fronte ad una persona che aspetta delle risposte da qualcuno al di fuori di sé. E poi si capisce allo stesso tempo che queste stesse risposte si trovano dentro di sé. Quindi, questo bene palindromo è dato e ricevuto contemporaneamente; forse non è altro che una testimonianza della poetessa che attraverso la sua poesia fa dono di chi le ha permesso di provare delle emozioni, di riflettere su alcune sensazioni. Tutto come fosse un dono.

È una poesia che mi piacerebbe ascoltare letta proprio dall’autrice, l’unica persona a poter trasmettere il tono con cui le ho scritte, ma che comunque invito a leggere a tutti voi.

Per informazioni sull’autrice e acquisto del libro https://www.facebook.com/chiaraalessandrapiscitelli/

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2017 in Recensioni

 

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Recensione de “Le femmine del babbuino” di Mechi Cena terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

Blog Tour_femmine

Consueta terza tappa del blog tour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice riservato alla recensione, questa volta tocca al romanzo di Mechi Cena, “Le femmine del babbuino“.

Sinossi: Antonio Laitano è un poliziotto, vedovo, ammalato, confinato da qualche inciampo nella carriera in un commissariato che si chiama La Biscotteria.
La vicenda è ambientata nel 1983, anno cruciale per la storia italiana. L’anno del primo governo a guida socialista che tante conseguenze ha avuto nella storia del paese fino ai giorni nostri.
Si inizia quasi sempre da un cadavere, e da quanti ne seguiranno i destini. Viene ritrovato su di una spiaggia il corpo del proprietario di una grande villa all’Isola d’Elba. E’ lì che Laitano vive e fa il suo mestiere. Ed è lì che si incrociano i primi passi dei personaggi del racconto.
A fare da guida al racconto è una nave da carico sovietica che dal mare baltico naviga fino alle coste del Corno d’Africa per consegnare armi all’Iraq di Saddam Hussein. Il commissario dovrà arrivare fino ad un villaggio sperduto della Somalia per annusare l’odore di uno straccio sporco di una verità miope e irresponsabile quanto lo sono gli esiti del colonialismo italiano e dell’imperialismo sovietico e americano.

La narrazione procede su diversi piani, come tasselli che sembrano all’inizio distaccati tra loro, a partire da un incipit carico di mistero forse soprannaturale che apparentemente non collegato al resto del racconto.

La vera calamita di questo romanzo è il personaggio di Laitano, il commissario dell’Isola D’Elba che, ammalato, ormai sembra si sia arreso al suo destino e attenda solo che arrivi la sua ora. Sembra un capro espiatorio di tutto ciò che gli accade intorno, e che accetta ormai rassegnato questo suo ruolo. La sua umanità del personaggio e la sua sofferenza per il fallimento come padre e marito; ma anche l’umanità di un uomo malato di cancro che, pronto anche a morire, invece riscopre una nuova possibilità dall’amore di Ambra.

L’atmosfera che ho sentito lungo tutto il romanzo è di una costante malinconia, che non so se faccia riferimento allo stato d’animo del commissario oppure sia semplicemente una caratteristica della voce narrante. In ogni caso è notevole la ricerca e l’accuratezza di alcuni dettagli storici presentati da Mechi Cena. È notevole l’accuratezza e la competenza che questi trasmette nel suo racconto. Egli non si limita a descrivere dei fatti, ma esprime uno stato d’animo che permette al lettore di entrare nell’atmosfera di un certo periodo storico.

Salta all’occhio il tormento del commissario e la semplicità di questo personaggio che mi ha intenerito e al quale mi sono molto affezionata. Devo ammettere che l’intero romanzo credo si presti bene ad una trasposizione cinematografica e non nego che mi piacerebbe vedere sullo schermo il personaggio di Antonio Laintano.

Mechi Cena l’autore ci regala un noir di mistero che si intreccia con elementi di attualità di cronaca degli anni ’80 e ’90. Capitolo dopo capitolo assaggiamo i tasselli che andranno poi a creare un quadro completo che resta comunque ricco di mistero.

Vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per notizie su autore e acquisto del libro http://www.lemezzelane.altervista.org/mechi-cena.html

 
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Pubblicato da su 21 ottobre 2017 in Recensioni

 

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