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Archivio mensile:maggio 2015

Dalle origini, gusti imprevedibili

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Il nuovo abbinamento che mi conduce da Raffo, allo Spillale, in una sera infrasettimanale per il nostro consueto appuntamento, inizia il suo percorso dalle origini.

Questa volta mi presento da lui con il “Diario di un antropologo (il viaggio del disincanto)” di Lucio Schina (di cui potete trovare la recensione a questo link). Un libro che nasce da una storia legata alla ricerca delle origini delle tradizioni, delle culture; legata all’amore per il proprio lavoro e per la riscoperta delle tradizioni e delle interconnessioni con l’universo.

Gli racconto, come sempre, la storia narrata in quelle pagine e lo lascio per qualche minuto pensieroso a scegliere la birra da abbinare. Non sembra un’impresa semplice. Dopo qualche istante che a braccia conserte Raffo è stato lì a riflettere, inizia a discuterne con me:
“Il fatto che il protagonista sia un antropologo mi fa immediatamente pensare alle origini, a una delle birre più antiche per gusto classico. Se pensi che le origini della birra risalgono alla mesopotamia, sembra facile, ed è un gioco simpatico. Ma un altro elemento importante che non voglio trascurare è il disincanto”, il viaggio del protagonista, infatti, gli permette di ricevere delle risposte e fare esperienze extrasensoriali, con le quali comprende l’importanza di avere rispetto per ciò di cui sta facendo esperienza. Nel momento in cui egli si libera di ogni tipo di barriera riesce a capire cosa nascondono tutte le civiltà, il legame tra le popolazioni. E Raffo pensa subito alla Amber shock, una birra denominata “Imprevedibile”: una rossa molto vicina ad una birra belga ad alta fermentazione, per lo stile ma che non lo è. “Si tratta di una Doppelbock tedesca in bassa fermentazione. Una birra tra le più antiche ( una specialità bavarese che fu prodotta per la prima volta dai monaci e considerata per secoli il loro “pane liquido”), con uno stile semplice, di malti tostati leggermente, ma che risulta imprevedibile poiché ha tantissimi profumi che conducono verso le birre più raffinate come quelle belga”
Raffo mi spiega che chi si vuole avvicinare a fare una birra del genere pensa ad una birra belga, pensa di lavorare su materie prime semplici, sulle fermentazioni, sui lieviti. Ecco, spiegato il motivo della sua scelta.

Ma il mio occhio è caduto su una bottiglia in esposizione del birrificio Karma, dal nome evocativo, “Sumera”. Anche Raffo ha pensato a quella birra e me la propone:

“Si tratta di una birra di farro, uno tra i prodotti fermentabili forse più antichi”. Mi ricorda che le origini delle prime birre avvenne dalla fermentazione spontanea di malti lasciati al sole e alla pioggia. “La Sumera è una birra complessa, derivata dal lavoro di diverse qualità di luppolo e spezie dai vari sapori, pensata perché ricorda le birre primordiali. Si tratta di una Ale ad alta fermentazione, chiara, abbastanza dolce, dove il farro dona una dolcezza diversa dal solito sapore del malto d’orzo. In questa birra c’è un buon lavoro anche sul lievito per dare un giusto bilancio tra dolce e speziato.”

Nel nostro caso sembra perfetta ad unirsi al diario di Lucio Schina. Me la faccio versare e noto subito la gustosa delizia dei sapori preannunciati dal mio amico.
Il mio invito deciso si estende a tutti voi. Un abbinamento da provare senza esitazioni!

 
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Pubblicato da su 15 maggio 2015 in Spillaletture

 

“Love & Submission – La scelta” di Isabelle Barsian

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Un romanzo difficile, che se letto con superficialità può apparire solo come una storia di sesso ossessivo e malato. Un romanzo erotico che è allo stesso tempo lotta e resa; esplosione di un amore totale verso la propria compagna, padrona del proprio piacere corporeo e mentale.

Ma allo stesso tempo, tra queste pagine, l’autrice offre la sua storia d’amore al pubblico. Una storia di una delle tante sfumature dell’amore, quelle più oscure, gli aspetti sopiti, celati, talvolta perversi che l’animo umano nasconde anche a se stesso.

Il racconto di Isabelle è quello di un sentimento tanto complesso che richiede abbandono e fiducia totali nella persona amata e trova nella scelta fatta dall’autrice/protagonista l’estremo dono di sé, perché non possono esserci limiti se si vuole seguire la propria natura.

L’amore esige conoscenza di sé, e si arricchisce attraverso il confronto con l’altro lì dove la nostra natura oscura ci fa sentire soli su un terreno pericoloso.

Perché il desiderio e la passione di Isabelle – che all’inizio del romanzo, si presenta come Padrona nelle pratiche di un amore BDSM –  sono pericolosi, rischiano di minare la fermezza e la stabilità di una donna indipendente, forte e autonoma, Padrona del suo essere, dominatrice delle sue emozioni che decide, qui per amore, di abbandonarsi alla “schiavitù” della donna amata, scoprendo e accogliendo un lato di sé mai ascoltato prima.

Vacillare ripetutamente, sarà facile per Isabelle, ma paradossalmente la sua compagna Hélène la aiuterà a comprendersi attraverso il dominio, dandole tempo e accompagnandola nel cammino di accettazione dell’appartenenza di lei alla sua Padrona; un processo che avverrà infondendo in lei la fiducia necessaria ad accettare il gioco di potere, rischioso ed eccitante.

Non è un romanzo di facile lettura, talvolta farà arrabbiare, e lascerà senza parole confusi, ma è un romanzo che parla di appartenenza, già implicita in qualunque rapporto di amore, che qui tocca il dono estremo ed esplicito di sottomissione del proprio sé all’altro.

 

 
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Pubblicato da su 8 maggio 2015 in Recensioni

 
 
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