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Archivio mensile:ottobre 2016

“Vangelo yankee” di Nicolò Gianelli

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248 pagine in un piccolo scrigno formato 10×15, “Vangelo yankee” di Nicolò Gianelli è un gioiello prezioso confezionato dalla ‘round midnight edizione.

Il romanzo racconta un viaggio strampalato on the road di un gruppo strampalato di ragazzi il cui cammino si incrocia a quello di personaggi surreali e insoliti. Le persone diventano tappe così come gli stati della costa occidentale dell’America del Nord. Strade immense e un viaggio che si vuole fare fuori da ogni schema (alla ricerca di Lui).

Il linguaggio, la scrittura hanno la stessa andatura di un giro sulle montagne russe: scalate e discese vertiginose che danno ritmo alla lettura.
Un viaggio a ritroso con i capitoli. Un vagare tra fatti verosimili e situazioni surreali che diventano metafore di un vagare, persi.
Le vicende e la loro narrazione emanano l’odore di una costante sbronza: interminabile, divertente, menefreghista. Accade tutto barcollando, ecco la sensazione: un simpatico e allegro capogiro da sbornia. E come tutte le ubriacature, ha un retrogusto amaro triste malinconico.

Nel tono si percepisce qualcosa che fa male, un tormento. E se il viaggio, questo vagare on the road nel sogno americano, fosse una fuga in cerca di una smentita dalla vita? Vita maledetta che fai tanto male per quanto sei bella!

La voce narrante a tratti sembra quella di un cowboy, quella dei vecchi film ambientati nel lontano west da conquistare. E a noi sembra di essere lettori pionieri; sembra di vivere le avventure di chi ha conti in sospeso da saldare. L’avventura, però, è quella di quattro ragazzi che inseguono, a bordo di una “balena bianca“, il moderno sogno americano con la stessa voce, lo stesso tono dei pionieri che seguivano quello della conquista di nuove terre.
Il loro viaggio ha una colonna sonora: ogni capitolo si conclude con il suggerimento del titolo di una canzone mandata dallo stereo della balena bianca. Canzoni che vi consiglio di cercare e ascoltare alla fine di ogni capitolo, come a sostare per far raffreddare il motore e lasciar decantare le emozioni, le immagini e le vicende lette; avvicinarsi, canzone facendo, al capitolo successivo, leggendo le pagine in corsivo che fanno da intermezzo (se siete troppo pigri, qui trovate la playlist che ho fatto per me https://youtu.be/GoA_zY6tqQw?list=PLgXOY6goL00BT9OC9l0yMAjDI1ZOyCcCj )

Nicolò Gianelli, con tono ironico e stile brillante, ha la notevole capacità narrativa di un poeta beat; diventa voce di una generazione alla ricerca di un sogno, alla ricerca di un riscatto; una generazione che intanto affoga in brevi sprazzi di oblio alcolico per trovare solo un sollievo momentaneo.
Nicolò trasforma ogni cosa in personaggi con le proprie personalità distinte: un cactus, una Cadillac, lo stesso lago diventano vivi e dotati di parole e pensieri. Ogni cosa è avvolta dal fascino cinematografico, come se le strade delle città americane fossero un enorme set. Tutto sembra pervaso da pericolo, tutto sembra losco, tutto può vestirsi di morte e contemporaneamente proseguire in modo normale. Ma mai in modo banale e anonimo. Nicolò trasforma il viaggio in un volo nell’universo.

Conclusa la lettura di “Vangelo Yankee” ho l’animo scombussolato, come fossi distesa sotto i morsi di una montagna di parole etiliche, di emozioni alcoliche; una sbornia colossale di sogni, con la vita che mi fa tremare le gambe, spaventate ed eccitate perché non so quale possibilità mi capiterà domani.
Finito di leggere Vangelo – che non è un Vangelo ma il racconto di un sogno non privo di dubbi e paure, reso solo più fantasioso per trovare un modo in grado di smorzare questa fottuta paura di vivere, questa vita che spaventa – ho la testa sognante, innamorata di questa favola. Adoro le favole irreali che non mi nascondono la realtà, anzi cercano di presentarla in modo bizzarro, che poi è il modo per dire alla vita “Guardami, io rido, riesco a trasformare in bellezza anche lo spavento che mi butti addosso. Sì, questa è bellezza. O forse vuoi negare che leggendomi non hai sorriso?”
Io ho sognato, anche se ho sentito tanta malinconia; ho sognato e amato tutti gli assurdi personaggi che prendono vita tra queste pagine.

La lettera dei genitori e le parole della sua editor in chiusura del volume mi fanno comprendere che Nicolò ha deciso di intraprendere un viaggio estremo il 3 luglio 2015. Ed è davvero un peccato pensare che questo ragazzo non ci regalerà altre opere.
Vorrei quasi che questo viaggio non terminasse, e vorrei farti mille domande, Nicolò, per capire da dove nascono queste pagine e cosa le ha suscitate, perché è evidente che dietro vi si nasconde un universo tormentato.
Mi chiedo dove hai imparato a scrivere così, dove hai imparato a dominare con tanta maestria la tua penna che è così felice da alzarsi dal coro e distinguersi.
Mi piacerebbe chiederti a chi ti ispiri, chi ha nutrito la tua cultura. Il tuo stile mi ricorda quello degli autori beat, ma anche quello di Boris Vian che con “La schiuma dei giorni” mi ha fatto provare amore fino alle lacrime e sognare in un mondo di favole irrazionali, illudendomi che tutto fosse possibile.

Salgo di nuovo sulla balena bianca, metto su la compilation che tu mi hai suggerito strada facendo, e mi tuffo ancora un po’ nel tuo viaggio, mentre a te ti immagino a bordo della Dipartita in attesa di lanciarti in un nuovo tramonto.

Per info e acquisto http://www.roundmidnightedizioni.it/book/vangelo-yankee/

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2016 in Recensioni

 

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“La fine dei giochi” -Tinta

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C’è un gioco che coinvolge due persone, le trasforma in amanti, individui che si fondono in uno, mescolando i loro fiati, i loro corpi, i loro umori. È un gioco dove ci si dà senza la pretesa di vincere, ma che a volte è crudele perché lascia sul campo vittime.

È un gioco che, quando è intenso, lascia cicatrici profonde che si riaccendono ad un solo sguardo. Se le parti in campo non sono ad un livello comune, una di esse finirà per perire. C’è chi ama e perde, c’è chi è indifferente e vince. E le ferite si percepiscono tutte nella voce narrante.

Tinta, con questa sua nuova raccolta di racconti erotici, “La fine dei giochi” (edito da Lettere Animate) esplora uno degli aspetti più crudi di una relazione passionale: quello in cui la storia finisce e arriva il momento di affrontare le conseguenze.

Nella raccolta, l’autrice ci presenta diversi racconti raggruppati in quattro categorie di giochi (il gioco della morra, la trottola, l’impiccato, il solitario) che diventano metafora per descrivere i possibili risvolti di un amore finito (troppo spesso male). In queste pagine non sono risparmiati rabbia e rammarico; non si fanno sconti nemmeno sul desiderio che si riscopre caldo e pulsante anche dopo lo scambio fugace di uno sguardo. E il tutto con tangibili emozioni che il lettore percepisce quasi fosse materia tra le mani.

Tinta ci mette di fronte alla cruda realtà della passione che è gioco crudele tra chi vuole troncare ma non sa come farlo e chi non sa accettare l’inevitabile fine di un percorso. Lei ha l’abilità di suscitare le stesse emozioni dei suoi personaggi ai lettori; di raccontare un dramma che nel gioco della passione mieterà almeno una vittima. E l’intensità con cui fa parlare i suoi protagonisti, li rende vivi, verosimili, vicini a noi. Essi ci invitano a seguirli in una stanza d’albergo; a passeggiare tra gli scaffali di un negozio; a piangere per liberarsi da quel tormento.

A volte il gioco è il tentativo di ricreare un passato lontano come fosse una cerimonia di commiato, ma esso, sempre tra gli amanti, non è mai divertimento. Tinta ci ricorda che quando ci si siede a questo tavolo, ogni incontro, ogni gara assume un sapore amaro che il lettore percepisce sulle sue stesse labbra grazie alle sue abilità narrative.
L’autrice mescola la descrizione di sensazioni passionali ed eccitanti al dolore, alla frustrazione propria di una storia d’amore che si conclude e che lascia sempre una vittima sul campo di gioco. Gli amanti che gareggiano tra queste pagine esplodono in un urlo che il lettore sente fino alle ossa. Per questo è un libro intenso, una lettura dei sensi che provoca un dolore che si mescola al piacere (come per molte relazioni passionali, belle perché impossibili). La passione chiede sempre un pegno in cambio, ma questa raccolta è un piacere per gli amanti della letteratura.
La penna di Tinta è sempre un piacere da leggere, perché capace di creare una comunione di emozioni tra noi lettori e lei.

Per seguire Tinta
https://www.facebook.com/tinta.scrittrice oppure https://tintascrittrice.wordpress.com/2010/10/
Per acquistare il libro http://www.lafeltrinelli.it/libri/tinta/fine-giochi/9788868828325

 
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Pubblicato da su 20 ottobre 2016 in Recensioni

 

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“Hic sunt leones” di Anton Francesco Milicia

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Infanzie interrotte, stravolte, troncate, e le conseguenze che si manifestano nell’animo di chi resta.
Ragazzine scomparse, presentate quasi come fossero persone di serie A o serie B, degne o meno di una risposta, di una motivazione alla loro memoria cancellata (da chi?).
La Locride, uno scenario che si veste di mistero.

Il romanzo di Anton Francesco Milicia, “Hic sunt leones“, nuova pubblicazione della neonata Le Mezzelane Casa Editrice è una storia che non mette limiti all’orrore. Un romanzo che apre le porte al personaggio che Milicia ha già descritto in altri suoi testi, il Fabbro.
L’intrigo, che nelle prime pagine lascia spazio alla descrizione veloce delle vicende che hanno portato il protagonista al momento in cui l’autore intende soffermare l’attenzione e raccontare la storia, è ricca di segnali, disseminati come briciole allettanti nei vari capitoli che alimentano in un crescendo la suspance, in attesa di giungere alla rivelazione.

Milicia racconta di un luogo malato, senza speranze, dove tutti nascondono, dietro le maschere dell’apparenza e del ruolo affidatogli dalla società, una personalità malata. L’autore costruisce un intrigo partendo dal vuoto imposto al protagonista da un motivo che non trova risposta; e la ricerca di quella risposta è un tormento che attanaglia la mente di Marco.

Il ritmo subisce una improvvisa accelerazione spingendo il lettore in un vortice. Ammetto che questo mi ha un po’ confusa: nel romanzo, Milicia presenta due carnefici, diversi ma contemporanei nello svolgersi degli eventi (Chi è il Fantasma? Chi il Fabbro? E chi ha rapito Anna?), entrambi possibili colpevoli, entrambi spietati, perversi, spaventosi. Ma anche affascinanti.
Nessuno resta al sicuro, nessuno resta a lungo immune da questo orrore, e un animo tormentato come quello di un fratello diventato d’improvviso figlio unico, è preda facile da forgiare e avvinghiare al fascino dell’orrore.

Tanti risvolti si nascondono tra le pagine del romanzo, forse troppi leoni che rischiano di esagerare il corso della narrazione, ma che hanno il pregio di alimentare la suspense e incollare il lettore alle pagine. Il romanzo, ad un certo punto, diventa una lotta tra carnefici, e le vittime restano quasi in secondo piano.
È così, in questo contesto, che sorge il Fabbro con il suo disegno. E mi domando, che ne sarà di Marco, il protagonista di questa vicenda?

Interessanti sono i riferimenti archeologici e storici che lasciano informazioni sulla terra descritta dall’autore.
Un volume comunque interessante per gli amanti del genere e per chi ha il coraggio di incrociare la strada del Fabbro.

Per seguire Anton Francesco Milicia https://www.facebook.com/antonio.milicia.96?fref=ts
Per l’acquisto del libro http://lemezzelane.altervista.org/catalogo.html

 
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Pubblicato da su 14 ottobre 2016 in Recensioni

 

“Siamo tutti figli di Caino” di Paolo Battista

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Una speranza, sporcata da rabbia e frustrazione. La voglia di cambiare e la gabbia infame della droga. Il primo romanzo del poeta irpino Paolo Battista, “Siamo tutti figli di Caino” edito dalla AlterEgo Edizioni, è un racconto che ti strattona da subito e ti costringe ad entrare nella trama, senza delicatezza. Da subito si impone e ti agita, e ti appende sospeso tra lo schifo di una realtà crudele e bastarda e la voglia di vivere bene.

Con una scrittura ricca di poesia ma anche priva di filtri, Paolo trascina il lettore nel calderone dove si incontrano personaggi sbandati, ragazzi sbagliati con i sentimenti annebbiati dalla dipendenza. Il suo intento è quello di riportare l’attenzione su una realtà che non si conosce e si trascura; un problema sul quale non ci si sofferma a riflettere ed analizzare, ma si giudica dal’esterno.

Qui abbiamo tanti personaggi, tutti con caratteristiche molto forti che sembrano paradossalmente cadaveri confusi ricchi di emozioni, con il respiro affaticato dal degrado che è la loro quotidianità.

Tante, troppe storie, tutte di un malessere insuperabile sul ring della vita, dove si tenta di tenere alta la difesa ma si finisce per prendere solo tanti pugni in faccia. E chi sarà a vincere?

Questo libro è un urlo di protesta, una richiesta di attenzione rivolta alla società che non ascolta più i disperati e continua ad emarginarli; una lunga poesia beat di indignazione.

Il punto di forza sta proprio nella scrittura: sia quella che muove il protagonista che sogna di pubblicare i suoi scritti; sia quella del narratore che non risparmia immagini incantevoli con la sua arte.

Si sente la voglia di vivere e di farcela e di stare bene lontani dalla droga, si sente in ogni pagina e non lo risparmiano nemmeno i personaggi con le loro battute. Persone degradate che sono luoghi in una Roma frenetica, e che arrivano ogni giorno con le loro sfumature cariche di una vita che con loro è stata ed è crudele.

Ti aspetti una svolta ad ogni pagina, perché è forte anche il desiderio di cambiare e la speranza di riuscirci, ma, ad ogni pagina non sembra essere mai abbastanza e viene ogni volta è smentito.

Così si arriva all’ultima pagina col fiato sospeso e con un epilogo dalla bellezza disarmante!

Paolo Battista ci prende a pugni e apre in noi una breccia nella quale riesce ad infilare emozioni che ti scuotono e ti fanno pensare, ti fanno sentire!

Per informazioni su Paolo Battista e i suoi scritti https://www.facebook.com/paolobattistalibri/?fref=ts
Per l’acquisto del romanzo http://www.alteregoedizioni.it/tutti-figli-caino/

 
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Pubblicato da su 6 ottobre 2016 in Recensioni

 

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