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Archivio mensile:aprile 2017

“I giardini incantati” di Stefano Labbia

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Ritorna tra gli scaffali il giovane poeta romano Stefano Labbia con la silloge “I giardini Incantati” edita da Talos Edizioni.

In questa seconda fatica letteraria, il giovane autore va oltre gli schemi consueti della poetica. Le prime liriche dell’opera, infatti, mi danno subito l’impressione di una serie di immagini, lanciate come ingredienti di un incantesimo volto a suscitare una reazione nel lettore. Un lavoro che procede senza regola, senza metrica rigida, senza limiti, ma con la libertà del pensiero di Labbia.

Destinatari delle parole di Stefano sembrano essere tutte le persone che hanno incrociato la sua strada e che hanno segnato parte della sua vita con emozioni che gli si sono impresse nell’animo.
Le poesie, infatti, appaiono un canto di profonda intimità, condivisa con il lettore. Non sempre si tratta di canti romantici o di belle speranze. Al contrario, Labbia usa questi versi come a voler urlare un dolore non superato; il pessimismo rispetto ad una generazione di illusioni e presunzioni, che si risolvono in tanta insopportabile superficialità per il Nostro.

Le liriche sembrano canti di chi non ha speranza di cambiamento dal dolore.

“Universi” è un inno che rimette tutto in gioco. Un inno alla bellezza dell’universo e allo stupore che si dovrebbe provare nel farne esperienza, poiché la ricchezza è dovunque intorno a noi.
Si susseguono poesie concentrate sul tempo e sull’affanno dell’uomo verso il domani, che è una fatica così forte da far dimenticare che esso vive già in quello che si compie nel presente. Il giovane poeta rimprovera tutti per questo, per il loro limitarsi ad osservare la metà dell’insieme.

Questo è probabilmente il senso di una raccolta così eterogenea nei contenuti; il motivo per cui ci si ritrova al cospetto di poesie molto diverse tra loro per tema e metrica: esse dovrebbero permetter di dare una veduta d’insieme e totale della vita in tutte le sue sfaccettature. Unico, vero segreto per apprezzarla nel bene e nel male.

Anche chi soffre in realtà si trova in questa condizione perché non è capace di vivere pienamente il presente ma resta bloccato nel passato che lo ha ferito e non riesce a trovare via d’uscita, come si evince dalla poesia “Smarrimento”.

Temi ricorrenti sono il fiato corto, evidentemente per le fatiche e le sofferenze della vita; la falsità, l’ipocrisia, l’amore, il tempo, il passato, il domani, ma anche e soprattutto il presente.

Senza seguire uno schema metrico rigido, Stefano Labbia canta i tormenti dell’essere umano e si fa portavoce di inquietudini che potrebbero essere universali.
Nei brani che all’apparenza sembrano parole di rassegnazione c’è invece l’ammonimento ad aprire gli occhi, il desiderio di riscatto rispetto al mondo, all’uomo.
Sono quindi poesie che toccano diversi temi come se ci trovassimo, appunto, in un giardino ricco di fiori variegati e fragranze molteplici.
Ci lasciamo inebriare e stordire da ciò che accade, e ci perdiamo nella contemplazione di fiori nuovi e insoliti. Incantanti dalla vita che sempre ci stupisce.

Per informazioni sull’autore: https://www.facebook.com/pages/I-Giardini-Incantati/1917033081859059

Per l’acquisto:

I giardini incantati

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2017 in Recensioni

 

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“Le parole accanto” di Michela Zanarella

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La casa editrice Interno poesia, con il sostegno popolare promosso attraverso una iniziativa di crowdfunding, ha dato luce alla nuova silloge di Michela Zanarella, “Le parole accanto“, un lavoro egregio di intensità e musicalità impareggiabili.

Il suo meraviglioso canto è limpido e chiaro. Una poesia diretta, cantata come una carezza per l’animo, dalla quale è facile farsi cullare, rendersi partecipi nella condivisione empatica di quello che viene scritto.

La Zanarella costruisce una silloge in due parti dedicando la prima ai luoghi delle origini e dell’infanzia, quelli della sua crescita come persona. Liriche rivolte da una donna che finalmente è diventata adulta, matura, consapevole dell’insegnamento ricevuto e del senso della vita.

Vi leggo tanta serenità, quella di chi raggiunge la chiarezza d’animo dopo tanti passaggi attraverso il buio. Impossibile non lasciarsi incantare. La bellezza delle metafore, degli attimi catturati è resa ancor più sublime dalla bella penna della poetessa, che con questo lavoro conferma l’unicità del suo dono.

Sole, alba, silenzio, luna: immagini che ritornano e si ripetono, insieme a quello di campagna, memoria, pelle, altrove.

Il tu a cui si rivolgono le poesie di Michela sembra essere una persona cara alla poetessa come il padre in alcuni casi, i fratelli in altri e le confidenze confessate alla madre. In ogni caso, qualcuno legato al passato e alla sua crescita, qualcuno che le ha insegnato molto; a cui lei rivolge pensieri nei quali restituisce il dono del sapere che ha ricevuto, ciò che ha compreso della vita anche grazie al loro aiuto, alla loro guida.

La silloge, come dicevamo, è divisa in due parti.
La prima si rivela l’intimo ritorno alle origini, con poesie cantate alle persone amate e alla terra natia, alla natura primordiale che ci fa nascere e ci forma con il suo contatto.

Michela racconta l’amore e i tormenti dell’anima, ma anche la conquista di una maturità e di una consapevolezza di sé che l’hanno resa la donna che è oggi.
Una poesia che è un grido d’amore verso le proprie origini, come il ritorno nelle proprie terre, alla propria nascita, per rinascere ancora.

Poesie nelle quali la polvere, altra immagine richiamata molto spesso insieme alla neve, non fa paura anche se copre sempre tutto. La polvere segna lo scorrere del tempo ma non è temuta, non porta nostalgia, è invece elemento che racconta il tesoro che abbiamo accumulato nel nostro animo con il tempo.

La seconda parte contiene poesie dedicate ai grandi poeti, come se Michela volesse rendere omaggio a chi l’ha formata e nutrita in questo suo dono meraviglioso. E qui, se possibile, le sue capacità poetiche sono elevate ancora di più per la sua grazia, la maestria con cui racconta l’essenza di questi. Qualcosa che meraviglia il lettore.

Mi viene da pensare che l’intera silloge sia un immenso ringraziamento della Nostra alla vita, alla sua famiglia che l’ha cresciuta come persona, e ai poeti che l’hanno educata come poetessa. La poesia di Michela è qualcosa che fa bene allo spirito, agli occhi e ai sensi. Il mondo ha bisogno, così come l’anima, di una voce come la sua. Il mio amore per la sua poesia è confermato e rinvigorito mentre leggo.

Questa raccolta ha un solo difetto, è troppo breve ! Vorrei continuare a leggerla ancora e farmi curare l’animo da questa penna meravigliosa unica come solo i grandi poeti sono.

Per informazioni sulla poetessa: http://www.michelazanarella.it/

Per acquistare una copia della silloge:

Le parole accanto

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2017 in Recensioni

 

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“La seconda vita di Majorana” di Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi, Andrea Sceresini

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La casa editrice Chiarelettere presenta ai suoi lettori un libro inchiesta intriso di mistero. Prendendo in prestito la voce dei tre giovani giornalisti Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini, pubblica nel giugno del 2016 il libro che rivela il mistero che decenni ha avvolto la scomparsa del grande Ettore Majorana. “La seconda vita di Majorana” è il risultato del viaggio effettuato dai tre autori, dall’Italia fino all’Argentina, per fare luce sugli anni successivi alla scomparsa di una grande personalità. Un lavoro che è diventato anche un documentario per Rai Storia (e che potete vedere a questo link)

La vita e le imprese di una mente geniale sono sempre motivo di curiosità e fascino. Ancora di più se attorno a una figura dalle capacità eccelse si avvolge il mistero di una scomparsa inspiegabile. È questo il caso della vita del fisico Ettore Majorana, allievo di Enrico Fermi. Un interessante libro inchiesta che svela alcuni dubbi ma lascia ancora tante domande.

La vita del genio Majorana è un mistero che ci fa porre tante domande. La sua opera ci meraviglia, e la sua scomparsa alimenta la nostra curiosità.

Il viaggio dei tre giornalisti è interessante e incuriosisce il lettore. Le ricostruzioni hanno il sapore di un’avventura che rende la lettura piacevole e attenta.
Non c’è da annoiarsi tra queste pagine, e passeggiare tra queste righe diventa un viaggio nel tempo ricco di curiosità e di avventura.

Un testo sorprendente che consiglio non solo agli amanti della storia e della ricerca scientifica, ma anche a chi ama il mistero e l’intrigo.

Per info su autori e libro: https://www.facebook.com/e.majorana/?fref=ts

Per acquistare il libro:

La seconda vita di Majorana

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2017 in Recensioni

 

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“Lasciatemi dormire” di Tinta

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A pochi mesi dalla pubblicazione de “La fine dei giochi” (edito da Lettere Animate e di cui potete leggere la recensione qui), Tinta torna a raccontarci una nuova storia. Questa volta però il tono è diverso e la trama ha sfumature lontane da quelle a cui l’autrice ci ha abituati nel tempo.

La sua scrittura, sempre carica di colori audaci ed espressioni calde e appassionate, ci presenta i toni opachi di una donna malinconica per raccontare con “Lasciatemi dormire” (edito da Les Flaneurs edizioni) una storia diversa.

Tinta è una grande artista e nelle sue varie opere riesce a dare toni diversi alla sua voce. L’ho letta in versione sexy e maliziosa, in versione spiritosa e autoironica, è stata spesso una poetessa capace di cantare l’animo sempre soprattutto femminile, e qui tra queste pagine per la prima volta sento tanto dolore, tanta apatia. Lontano dalle lenzuola, dai giochi di seduzione, dall’intrigo dell’eros, qui diventa voce di una donna diversa, di una storia dai toni totalmente nuovi.

L’autrice, questa volta, diventa voce per Tiziana, una donna che ha bisogno di urlare il suo malessere. Il libro, basato su fatti reali, è intriso di una malinconia che mette in comunione con la protagonista della vicenda narrata, una persona che è cresciuta senza ricevere amore, rotta sin dall’adolescenza, quando scopre di non poter avere figli. Una donna comunque fortunata nel ricevere amore nella sua vita, ma incapace di trovare sollievo per questo.

Tinta racconta quel malessere silenzioso ma diabolico che affligge l’animo umano, racconta di quella ferita invisibile agli occhi che, come dice la Fallaci, non guarisce mai e poi ricominciare a sanguinare al minimo pretesto. Quelle ferite che ricordano quanto fragile e prezioso sia l’animo umano. Quanta cura bisogna riservare a quella materia invisibile che è la nostra essenza.

La storia di Tiziana è la storia di tante anime che soffrono il mal di vivere e vengono con superficialità tacciate di follia come fossero esseri disgustosi. Con la penna di Tinta questa storia diventa un urlo che stordisce il lettore, lo ferisce creando in modo più profondo quel legame di empatia che è il contratto di base tra chi scrive e chi legge.

Non è una vita facile quella di Tiziana, non è una storia semplice. Le sue fortune sono minate da qualcosa che da sempre è rimasto in lei e di cui nessuno ha saputo prendersi cura nel modo più adeguato. Il lettore lo sente, percepisce tutto questo sfogliando le pagine, lottando contro la tentazione di fermarsi e prendere fiato, sentendo comunque anche tanta voglia di allargare le braccia e accogliere Tiziana per prendersi cura di lei. Forse perché in qualche misura molti di noi si sono sentiti così inadeguati rispetto alla vita come accade a lei.

Tinta riesce, anche in questo genere nuovo nella sua scrittura, ad essere efficace e credibile, a farci sentire viva la storia e il suo personaggio. Una scrittura e un romanzo che tocca l’animo.

Per informazioni su Tinta https://www.facebook.com/tinta.scrittrice oppure https://tintascrittrice.wordpress.com/2010/10/

Per acquistare il libro clicca Lasciatemi dormire

 
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Pubblicato da su 3 aprile 2017 in Recensioni

 

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