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Archivio mensile:giugno 2017

Valentina Barile risponde a bruciapelo!

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Buongiorno carissimi viaggiatori tra le righe!

Oggi si sottopone alla nostra intervista la fotogiornalista Valentina Barile, recensita recentemente con il suo #mineviandati sull’Appia Antica, edito da Les Flâneurs Edizioni.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Sono tentata di omettere la verità: è una domanda molto bella, ma troppo indiscreta. Provo a essere onesta: c’è una persona che, forse ne è consapevole o forse no, alimenta la mia linfa intellettuale fino a farmi compiere acrobazie vaganti. È una cosa che succede senza deciderlo, un istinto, che scappa come acqua raccolta dalle mani mentre la stai bevendo.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea al momento della stesura?

È doloroso, per me, scrivere. Quanto vitale.

È doloroso perché nel momento in cui mi avvicino al foglio elettronico – non scrivo su carta, mai – comincio a sentire emozioni e sensazioni contrastanti. Ho paura di non essere capace di riportare tutto quello che vedo, di non averne la giusta attenzione e la cura mentre ne parlo. Ma provo gioia nel poterlo fare.

E, poi, libertà. E, ancora, quell’insicurezza che solo la libertà sa dare.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Nessuna delle due. Credo che la scrittura sia solo un mezzo per raccontare la realtà. Tutti lo abbiamo a disposizione: è solo che diventa l’unico nelle dita di chi non riesce a raccontarla in altre maniere questa realtà, e lo fa con l’uso delle parole.

Per informazioni sull’autrice http://www.valentinabarile.it/

Per l’acquisto del libro mineviandanti. Sull’Appia Antica

 
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Pubblicato da su 28 giugno 2017 in A Bruciapelo

 

“#mineviandanti sull’Appia antica” di Valentina Barile 

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Les flâneurs edizioni propone tra le sue pubblicazioni di quest’anno #mineviandanti sull’Appia antica, della fotogiornalista Valentina Barile: un viaggio reportage sulla via Appia Antica intrapreso da Valentina e la sua amica Federica, in compagnia dell’immancabile libro “Appia” di Paolo Rumiz.

La prefazione del maestro, e l’introduzione di Valentina già si presentano come segnali accattivanti che preannunciano un’avventura interessante, e il primo capitolo ci fa subito salire in macchina e partire.

Quello proposto da Valentina è un viaggio alla ricerca del contatto umano e delle tracce della storia di questo cammino; di quanto siano state influenzate le persone che hanno vissuto e si sono avvicendate ai margini della via Appia; di ricerca di una dimensione quasi romantica che ci rimanda all’incontro tra ciò che è passato, il presente vissuto e la prospettiva futura.

Il viaggio –  e di viaggi se ne possono fare di tanti tipi: entrando a contatto con le persone o vedendo i luoghi sono tra quelli più frequenti ma anche più sottovalutati – non è fatto nel comfort di un’automobile super moderna o con l’ausilio dei mezzi di trasporto nazionali. La scelta ricade sulla Fiesta zero comfort di Valentina come per avere già da questo la sensazione di un tuffo indietro nel passato.

La nostra, insieme alla sua amica Federica, si mette dunque in viaggio sulla Appia Antica seguendo le indicazioni del libro di Rumiz, dalla sua esperienza fatta a piedi lungo la via Appia. Un’esperienza diversa che però ha ispirato il viaggio intrapreso dall’autrice.

Il lavoro di Valentina si concentra molto sugli incontri fatti e le sensazioni che questi suscitano nell’autrice; sulle emozioni che inevitabilmente si scatenano nell’animo delle due viaggiatrici e che pesano sulla loro convivenza durante questa avventura. Sono molti i passaggi che Valentina spende per esprimere disappunto riguardo alcune situazioni, e tante quelle che dedica alla poesia di un viaggio selvaggio e alla magia di un panorama lontano dal relax di un viaggio moderno.

Nella prima parte, il momento che mi è piaciuto più di tutti è l’arrivo a Capua, la visita all’anfiteatro e al Mitreo e il successivo passaggio a Benevento. Forse perché queste sono tutte zone che conosco molto bene e  ho potuto visualizzare con chiarezza mentre lei le descriveva.

Ho avuto l’impressione che il libro partisse con lentezza, per poi esplodere nella seconda parte, catturando l’attenzione, diventando più interessante. Qui Valentina mi conquista, facendomi affezionare ai personaggi, alla vicenda e al viaggio. Anche la sua scrittura diventa più carica di impressioni: mi permette di vedere con i suoi occhi ciò che nella prima parte del libro non riuscivo a fare con facilità.

Quello che vuole raccontare Valentina, quello che lei rivede nella via Appia, è un’anima vera e propria che non è fatta solo dei luoghi ma anche di persone e quindi di sensazioni. Queste si appiccicano alla pelle delle due ragazze, penetrano fino in fondo provocando finanche ostilità, silenzio, disappunto. Non è infatti un viaggio facile quello che descrive Valentina, non è sempre tutto rosa e fiori, sia per la difficoltà di una convivenza tra amiche durante un viaggio difficile e privo di comodità, sia per le sorprese e gli imprevisti che costellano il cammino, e che avvicinano molto l’avventura alla quotidianità della vita reale.

Valentina vuole descrivere la vera e propria anima di questo percorso antico e tutto ciò che esso ha assorbito nel tempo e le ha trasmesso, passando da fasi di critica, ad esempio, verso l’inospitalità riscontrata in certe situazioni, e la magia di altri incontri. Passaggi talvolta così repentini che inizialmente mi avevano un po’ disorientata, ma che poi ho trovato funzionali e coerenti con il messaggio del testo: la vita reale è un viaggio che non si fa in un’unica direzione e non suscita una sola emozione. Bisogna essere obiettivi e ammettere che la bellezza sta proprio nella varietà di sfumature che si possono ammirare e sperimentare tutte in contemporanea in una stessa immagine.

E così si giunge alla parte finale del viaggio con una immedesimazione tale da voler caricare lo zaino in spalla e partire, ve lo assicuro!

Credo fosse questo l’intento di Valentina, non soltanto un omaggio ad una delle strade più antiche del mondo ma anche e soprattutto la voglia di trasmettere la ricchezza che può ottenersi nello spostamento, nel movimento e nel viaggio.

Per informazioni sull’autrice http://www.valentinabarile.it/

Per l’acquisto del libro mineviandanti. Sull’Appia Antica

 
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Pubblicato da su 26 giugno 2017 in Recensioni

 

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Valeria Leone risponde a bruciapelo!

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Buongiorno cari lettori,

per la nostra rubrica A Bruciapelo oggi ho il piacere di ospitare Valeria Leone, autrice tra gli altri, dei libri già recensiti su questo blog, Love is… on air e Ancora tu

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

La mia finestra: ho bisogno di scrivere vicino a una fonte di luce naturale per poter guardare fuori e perdermi nei miei pensieri.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Fisicamente una forte scarica di adrenalina quando vengo fulminata dall’idea di una trama, poi durante la stesura spesso mi dibatto tra euforia e una profonda inquietudine quando non mi sembra di star dando il massimo.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Entrambe. Un dono sicuramente perché è un qualcosa che ci rende speciali e ci completa, ma a volte è una maledizione perché ci rende irrequieti e smaniosi.

Per info sull’autrice: https://www.facebook.com/valeria.leone2?lst=716678250%3A1371940431%3A1490600108

Per l’acquisto dei volumi Love is… on air (Digital emotions)
ANCORA TU (basta cliccare sul titolo)

 
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Pubblicato da su 21 giugno 2017 in A Bruciapelo

 

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“Medium saga” di M. P. Black

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M. P. Black, al secolo Paola De Pizzol,  è nota al pubblico amante delle saghe fantasy sia per ragazzi che adulti da ormai dieci anni e si distingue per la freschezza della sua scrittura, per la velocità delle sue narrazioni sempre ricche di adrenalina.

I suoi lavori sono pubblicati da diverse case editrici, ma attualmente Paola ha incominciato a pubblicare anche come self per Amazon.

La Medium Saga è uno di questi lavori, composto da due parti – “Persa nel tuo riflesso” e “Persa nel tuo ricordo” – che vede come protagonista la giovane Emy alle prese con la scoperta della sua natura di medium.

Il titolo preannuncia il genere: si tratta di un paranormal destinato a giovani adulti che non tiene troppo celati alcuni tratti piccanti nella narrazione.

La nostra protagonista, che scopre appunto di essere una medium, fa esperienza di una forte energia che si evince anche dalla carica sessuale sia nella vita corrente che in quella precedente, di cui si risvegliano i ricordi nel corso della narrazione.

Non nascondo che a volte ho trovato un po’ eccessiva questa carica e i tanti riferimenti maliziosi che si fanno anche tra amici, ma questa è solo una mia opinione personale, che non intacca il risultato che si evince dal lavoro di Paola. Infatti, la lettura è sempre molto carica e si fa con voracità, e il lettore è tenuto ben incollato alle pagine con la sete di scoprire come evolverà la storia.

Il primo volume termina nel pieno di un’azione di suspanse e il secondo si carica di tanti nuovi particolari, tanti tratti che rendono oscura la storia, ma che promettono che nulla sarà scontato. C’è quindi intrigo, c’è passione e c’è amore tra queste pagine. C’è la storia di un’amicizia leale, e del legame con la famiglia. C’è il racconto di una disperazione superata con la forza data dalla presenza di chi ci ama, e dalla rinnovata energia di chi fa nuovo ingresso nella nostra vita.

A parte qualche refuso e qualche piccolo errore sfuggito all’editing, è un libro ben scritto, una storia narrata con un bel ritmo. La lettura veloce e piacevole, stimola la curiosità, con tanti colpi di scena ben strutturati.

Paola ha la capacità di riempire le pagine di tanti punti interrogativi che catturano l’attenzione del lettore, riuscendo allo stesso tempo a scrivere con leggerezza. Diventa quindi inevitabile lasciarsi coinvolgere e sentirsi in comunione con i personaggi. L’atmosfera è avvolgente, e la storia si arricchisce pagina dopo pagina.

Del libro non ho apprezzato i troppi, continui svenimenti della protagonista, e il fatto che le violenze subite nella vita precedente non sembrano turbarla particolarmente quando le ricorda nella vita corrente. Né mi è piaciuta la malizia e l’ambiguità tra Emy e Ette, ma questo non toglie che il lavoro di Paola è molto buono e il libro è una piacevole lettura ricca di buone qualità, adrenalina e carica.

Insomma, un libro da leggere.

Per info sull’autrice https://www.facebook.com/depizzolpaola/about?lst=716678250%3A1334983648%3A1497870422

Per acquistare la saga MEDIUM SAGA

 
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Pubblicato da su 19 giugno 2017 in Recensioni

 

Tinta risponde a bruciapelo!

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Buongiorno cari amici lettori, oggi risponde a bruciapelo la nostra cara amica Tinta, autrice di “Lasciatemi dormire“, di cui trovate la recensione a questo link

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Per anni la mia musa è stata una persona in particolare:un uomo che ho molto amato. Ora sono le persone, in generale, a ispirarmi con le loro vite e storie

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Il mio processo creativo non segue una logica: a volte un’idea resta per mesi nella testa e prende forma solo dopo molto, molto tempo. A volte l’urgenza di scriver è forte. Comunque vivo sempre uno stato di stand by, di attesa

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Un dono, senza dubbio…per fortuna dispensato a pochi

Per informazioni su Tinta https://www.facebook.com/tinta.scrittrice oppure https://tintascrittrice.wordpress.com/2010/10/

Per acquistare il libro clicca Lasciatemi dormire

 
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Pubblicato da su 14 giugno 2017 in A Bruciapelo

 

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“Di un Ulisse Di una Penelope” di Marilena Lucente

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Una perla.
Marilena Lucente con la sua nuova produzione letteraria, ci regala una perla.
Di un Ulisse, di una Penelope” edito da Mutamenti edizioni, è un’opera teatrale portata in scena dalla compagnia del Teatro civico 14 di Caserta, che per noi lettori diventa un opuscolo da leggere tutto d’un fiato, facendoci travolgere dai dubbi, dalle paure e dalle emozioni di Ulisse e Penelope, pronti a ritrovarsi dopo venti anni.

La domanda da cui nasce la riflessione alimentata da questa opera teatrale è: che cos’è l’amore? Domanda presa in prestito da una delle canzoni più note di Vinicio Capossela. La risposta serve a spiegare la lunga attesa di Penelope, e raccontare l’incontro di questi due ostinati amanti dopo l’interminabile sosta.

Nella nota che precede l’opera l’autrice dice di essersi ispirata a tanti testi che hanno raccontato di Ulisse, ma la prima scena descritta mi ricorda molto l’emozionante performance dell’artista Marina Abramovic, quando si ritrova di fronte l’amore della sua vita. Una performance struggente, quella; un’introduzione che promette altrettanta emozione, questa di Marilena. Come potrebbe essere altrimenti?

È più facile conoscersi o riconoscersi? È questa la domanda che tormenta Ulisse prima di approcciarsi a Penelope. Dopo 20 anni di assenza, la paura di essere stati dimenticati e sostituiti è forte, terrorizzante. La fiducia sembra farsi labile su entrambi i fronti, e i due personaggi ci mettono del tempo prima di abbandonarsi ad un abbraccio.

Che cos’è l’amore? Continua a chiedersi l’autrice e continua a farlo domandare ai suoi personaggi che dopo tutti questi anni di separazione si desiderano ancora come una forza di attrazione naturale. Ma essi sono destinati ad amarsi da lontano?

Cos’è l’amore se due persone non possono condividerlo nel quotidiano? Nel caso in questione abbiamo persone che si amano ma non possono fare a meno di seguire la propria natura. È più facile o più difficile fidarsi dell’altro o di quello che sentiamo noi stessi?

Marilena costruisce una scenografia che dona i due personaggi/attori sul palcoscenico una tela scarna da riempire con le parole dette a se stessi o all’altro. E presenta due personaggi che prima di ritrovarsi lottano con se stessi. Un’opera struggente, intensa.

Marilena sa incantare il lettore, sa mostrargli le parole come se prendessero vita in una rappresentazione anche del foglio, del libro. Marilena prende in prestito versi e frasi da altri autori e rende il suo lavoro ancor più ricercato e prezioso, perché scegli frasi e pezzi che l’hanno colpita nel profondo, facendoci quindi dono di una parte di sé.

Di un Ulisse, di una Penelope” è tante cose. È storia, leggenda, attualità, siamo noi da soli o nel nostro incontro d’amore, è una tragedia, è la vita con i suoi dubbi. E noi per quanto lettori e spettatori siamo chiamati a vivere parola per parola senza via di scampo.

Per informazioni sull’autrice: https://www.facebook.com/marilena.lucente

Per info e acquisto libro:Di un Ulisse, di una Penelope

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2017 in Recensioni

 

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Michela Zanarella risponde a bruciapelo!

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Buongiorno cari lettori,

per la nostra rubrica A Bruciapelo oggi ho il piacere di ospitare la poetessa Michela Zanarella, autrice di svariate sillogi delicate e intense, tra cui “Le parole accanto”, edita per Internopoesia, che recentemente abbiamo recensito a questo link

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Una domanda davvero particolare. Diciamo che la mia musa potrebbe essere tutte queste cose insieme. Se è riferito a questo periodo della mia vita ti risponderei un luogo. E nel luogo ci trovo una melodia, un momento, una persona.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Quando scrivo entro in una dimensione dove ci sono solo io ed il mio pensiero. La poesia mi fa stare bene, mi permette di essere in sintonia con le cose e le persone intorno a me. Nel momento della stesura, quando le parole sono sul foglio, avviene una sorta di liberazione. E la poesia e lì, pronta ad emanare energia, ad avvolgere chiunque la voglia accogliere.

 La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

La scrittura è dono e maledizione allo stesso tempo. Un dono perché è la poesia che ti sceglie e ti regala emozioni senza chiedere, una maledizione perché ad un certo punto è una specie di condanna, non riesci più a farne a meno. Si crea un’urgenza, una dipendenza e quando arriva l’ispirazione non si può evitare di scrivere.

Per informazioni sulla poetessa: http://www.michelazanarella.it/

Per acquistare una copia della silloge:Le parole accanto

 
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Pubblicato da su 7 giugno 2017 in Recensioni

 

“Il cigno reale” di Fabio S.P. Iacono

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Edito dalla Lupieditore, “Il cigno reale” è un’opera a cui l’autore Fabio S. P. Iacono dice nella quarta di copertina di aver lavorato per molti anni, partendo da una prima stesura di circa quattrocento pagine fino a sfoltirlo, rielaboralo e farlo diventare un testo molto breve e altrettanto particolare.

Nelle intenzioni dell’autore c’è la volontà di presentare un horror scritto inizialmente nello stile di Dario Argento, che poi ha subito un drastico cambiamento sperimentale.

Sin dalle prime pagine, dai capitoli molto brevi, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una serie di istantanee che raccontano una storia dai tratti surreali, da cui non riusciamo a estrapolare in modo diretto una trama.

L’autore utilizza un linguaggio ermetico, e si fa aiutare da immagini auliche per permetterci di intuire subito lo svolgimento di alcune scene, le azioni di alcuni personaggi. Ma devo ammettere che, nonostante ciò, la lettura risulta confusa per il lettore, che non trova facilmente connessione tra i capitoli, non un filo che unisca le vicende.

A metà dell’opera, purtroppo, mi ritrovo confusa dalle immagini che spesso sembrano fini a se stesse; sembrano voler descrivere lo stato d’animo di Augusto (che si intuisce essere il protagonista),  ma non ci permettono di chiarire l’origine dei suoi tormenti. Si ha l’impressione di essere di fronte ad un personaggio introspettivo e riflessivo, ma ciò solo grazie alla scrittura usata dall’autore e non ad un vero racconto delle sue vicende.

Solo gli ultimi capitoli sembrano avere un legame tra loro, ma resta il fatto che sembrano distaccati dal resto del libro.

L’autore non svela mai nulla chiaramente e non ci dà reali indizi per trovare da soli una soluzione.

Come si legge nella quarta di copertina, il testo si presenta come un “puzzle blu metafisico” e si invita il lettore a riordinare i pezzi, ricostruendo da “solo la trama, o di impadronirsi dell’apparato simbolico implicito che lo porterà sopra differenti piani estetici, artistici e culturali”.

A malincuore devo ammettere di non essere riuscita nell’impresa. C’è tra voi qualcuno che accetta la sfida?

Per info sull’autore http://lupieditore.it/fabio-s-p-iacono/

Per acquistare il libro http://lupieditore.it/dd-product/il-cigno-reale/

 
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Pubblicato da su 5 giugno 2017 in Recensioni

 

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