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Archivio mensile:settembre 2017

Roberto Ferraresi risponde a bruciapelo!

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Buongiorno amici lettori,

oggi risponde a bruciapelo il nostro amico Roberto Ferraresi recensito recentemente per il suo “Snipers” edito da NPE edizioni!

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Un po’ di tutte queste cose, nei vari libri, a parte Snipers che è una creazione totalmente al di fuori del mio stile, la musica è molto importante, ci sono scene e situazioni creati proprio seguendo una canzone, una musica. Per quando riguarda le persone, certo, il romanzo che sto scrivendo è ispirato dalla mia attuale compagna, il personaggio femminile è proprio lei, Snipers invece è una situazione più complicata, in effetti Snipers è una storia d’amore, una storia sulla mancanza di comunicazione che porta alla rottura di relazioni anche se il sentimento persiste, penso che avessi realizzato la fine della mia storia con la ex, storia durata 16 anni e l’ho elaborata tramite Snipers per poi rinchiuderla su carta.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Istintivamente ansia, fretta di trascrivere quell’idea balzata nel mio cervello bacato, però dopo molte volte che, preso dalla fretta, ho iniziato a scrivere e poi, esaurita la febbre creativa, ho abbandonato, adesso cerco di memorizzare il nascituro, farlo crescere e arrivare all’epilogo prima di iniziare a scrivere. L’idea almeno deve essere formata, deve avere un inizio, uno svolgimento ed una fine. La maggior parte delle volte ci sono solo inizio e fine e l’idea si arena. Curiosità riguardante il mio carattere e la mia posizione astrale, essendo sagittario, ho una particolarità in comune con quelli del mio segno, l’idea nasce, diventa idea fissa, una febbre, una monomania, non dico che vivo solo per quello ma è il mio pensiero principale, arrivato alla parola fine ammiro soddisfatto e dopo pochi minuti, quella che la mia idea fissa non m’interessa più, perciò ho un agente letterario che si occupa della promozione, metti pure che sono sfaticato…

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Un esorcismo, cerco di imprigionare i miei demoni su carta, le mie paure, le ansie, specialmente Snipers è figlio della paura, è come se analizzassi quel sentimento di paura istintivo, lo elaborassi e poi lo richiudessi in una prigione di carta. (da cui non è detto che non evada)

Per informazioni su autore e acquisto libro http://www.edizioninpe.it/product/snipers/

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2017 in A Bruciapelo

 

“Snipers” di Roberto Ferraresi

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Edito dalla Edizioni NPE, “Spiners” di Roberto Ferraresi ci catapulta in un futuro non troppo lontano ma dallo scenario apocalittico; un romanzo ambientato in un 2024 catastrofico per l’umanità.

A leggerlo ho qualche brivido perché mi viene da pensare che l’evoluzione proposta dall’autore non sia poi tanto distante dalla peggiore delle ipotesi che molte persone possono elaborare nell’esasperazione di un’attualità sempre pregna di crisi.

In effetti, Roberto immagina una società nella quale i governi non sono più in grado di gestire il flusso migratorio proveniente dall’Africa e decidono di modernizzare i paesi africani per rimandare i vari immigrati nei loro paesi. Una decisione che però sfugge di mano, e fa ritrovare i presunti potenti a dipendere completamente da questi paesi per il petrolio; mentre la sete di potere e modernizzazione dell’Africa sarà comunque priva di pecche relativamente alla gestione della ricchezza. Tutto ciò scaturirà in una crisi mondiale dell’intera umanità impoverita, che diventa causa di un regresso alla bestialità e alla violenza; una società che ormai non ha più nulla di umano, nella lotta per la sopravvivenza.

È in questo scenario che il nostro protagonista, voce narrante, racconta della sua sopravvivenza. Probabilmente unico abitante al mondo insieme al cecchino che gli abita di fronte e con cui ogni giorno scandisce un dialogo a suon di pallottole.

Mi sono posta molte domande mentre leggevo il libro, che tra l’altro ho letto tutto d’un fiato in due soli giorni. La prima era relativa alla onestà della trama, che sembra proporre una realtà non tanto distante dalle peggiori paure immaginabili.

Il romanzo si presenta come un’analisi sull’umanità, sull’uomo, sulla sua bestialità, sull’esagerazione che la società dell’apparire e dell’avere determina sull’uomo stesso. Si tratta di tutte tematiche che trovo molto attuali; delle tematiche che forse noi tendiamo a sottovalutare dominati dalla fretta di dover lavorare, accumulare soldi, accumulare cose, farsi vedere con i social network, senza rendersi conto che le cose che veramente contano sono altre e che nel momento del bisogno l’uomo deve sfoggiare ben altre capacità.

È interessante la costante riflessione che il protagonista fa tra tutte le vicende che racconta. Costante è il richiamo della memoria alla sua donna, Elena, che lo ha lasciato due anni prima non sopportando più l’idea estrema che aveva quest’uomo secondo il quale non ci sarebbe stato alcun lieto fine alla crisi: la donna, che è sua moglie, lo lascia ma è l’unica forza che adesso manca a quest’uomo, e lui non può fare che pensarci di continuo. Sono quindi belle le descrizioni dei momenti, quando la crisi stava scoppiando, in cui i due riscoprono una passione famelica, urgente come l’urgenza di vivere il poco tempo felice che si sospetta avranno insieme, perché quando si vive nel benessere ci si dà per scontati e non si apprezza quello che abbiamo, non si vivono pienamente i momenti che ci vengono concessi dalla vita.

Per quanto riguarda il tono della narrazione, è sicuramente molto teso e sempre molto misterioso. Talvolta folle, lascia intravvedere la follia che ormai ha invaso la mentre di quest’uomo; la malattia che ha devastato il mondo.

All’inizio si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un mondo popolato da zombie; mentre poi ci si rende conto che questi mostri non sono altro che le persone che ci circondano, persone che si lasciano dominare dalle apparenze ma che poi non sono in grado di affrontare un momento di crisi con obiettività. Mentre il nostro protagonista vuole dimostrare che nella sua follia, nella sua esagerazione, egli riesce a capire che cosa gli può essere utile in un momento di crisi totale.

Dalle prime pagine mi ero convinta che si trattasse di un thriller psicologico, al termine del quale avrei scoperto che il cecchino altri non era che una delle personalità del protagonista schizofrenico, e che lui in realtà viveva da solo e che da solo si sarebbe ucciso. Invece non è così e il finale lascia una sorpresa inaspettata che non vi svelerò, ovviamente.

Quello che posso dire è che ciò che colpisce di più è proprio la devastazione di questo panorama apocalittico nel quale si trova il mondo, nello specifico una parte della Campania, il casertano per la precisione. E nella scrittura ho apprezzato la poesia che sfocia dai ricordi con Elena.

Una lettura piacevole che si fa bere tutta d’un fiato, lasciando momenti di riflessione che, a mio avviso, lo rendono un libro completo.

Per informazioni su autore e acquisto libro http://www.edizioninpe.it/product/snipers/

 
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Pubblicato da su 27 settembre 2017 in Recensioni

 

Recensione di “Mai e sempre” di Bruno Sebastiani, terza tappa del blog tour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice 

Blog Tour «Mai e Sempre» di

Consueto appuntamento con il blogtour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice, che questa settimana dedica il suo spazio al romanzo “Mai e sempre” di Bruno Sebastiani.

Sinossi: Il romanzo racconta la storia del giovane Emil Koldau, nato nel 1980 a Moritzburg, un paese non lontano da Dresda, nel tempo in cui la Germania è ancora divisa in due blocchi contrapposti. Per i primi tre anni Emil Koldau cresce con la sensazione di vivere in un regno di cui lui n’è il principe e suo padre n’è il re. Ma suo padre muore e il suo cadavere viene ritrovato con quattro proiettili di  Kalashnikov AK-47 in pieno petto. Il caso viene archiviato lasciando aperto un dilemma: Heinrich Koldau è rimasto ucciso nel momento di compiere un reato, oppure perché testimone di un reato commesso da altri? Il tempo passa, il piccolo Emil Koldau cresce, lascia Moritzburg e va a vivere nel settore est di Berlino. Nel 1989, cade il muro, la città di Berlino si riunifica e la Germania azzera i decenni più disastrosi della sua storia per ricominciare daccapo. Nel fervore della riunificazione tutto sembra possibile, ma per Emil la morte misteriosa di suo padre è come un angolo buio nella sua mente, lui non ci pensa, ma a volte accade qualcosa che lo costringe a pensarci. Difatti una sera, per la suggestione ricavata dalla visione di un film, decide che è venuto il tempo di far luce sulla morte di suo padre.

Mai e sempre” è un saggio storico nelle vesti di romanzo. Attraverso la storia di Emil e della sua famiglia, Sebastiani ci racconta la storia che dalla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri ha caratterizzato la Germania e la città di Berlino.

L’incipit è molto intrigante, e fa pensare ad un mistero da svelare. L’attenzione quindi vieni subito catturata. Attraverso vari passaggi temporali che riguardano non soltanto il protagonista Emil ma anche la sua famiglia, l’autore può raccontare gli eventi storici che hanno interessato la Germania e il mondo in quel periodo storico.

Le sue spiegazioni sono tutt’altro che noiose, anzi si tratta di un racconto così attento e sentito che il lettore non può fare a meno di fermarsi un attimo e ricordare che si sta parlando di qualcosa che realmente è accaduto. Quindi, al di là di ciò che vivono i personaggi, protagonista principale del romanzo accanto a Emil è sicuramente la storia.

Quello che ho notato nella lettura è una malinconia costante nella scrittura, nei toni utilizzati per le descrizioni e le spiegazioni. Nulla di inappropriato però visto che si parla di un momento storico che è stato assolutamente difficile per l’umanità, e che ha segnato la storia stessa di una città e della sua popolazione.

Nel descrivere le vicende che accadono ad Emil e alla sua famiglia, supportato da gli eventi storici, Sebastiani costruisce dei personaggi e l’evolversi delle vicende attraverso le decisioni che questi prendono, delle azioni che questi svolgono, tutte assolutamente coerenti con ciò che è storicamente avvenuto. Il lettore quindi può dirsi soddisfatto di questo legame che viene a costruirsi tra lui e l’autore attraverso la scrittura, un rapporto di onestà di fatti citati e vicende verosimili.

La scrittura di Sebastiani ha un modo gentile anche se malinconico di riscrivere i fatti, e quindi di presentarmi una storia che comunque io conosco in un modo empatico. Credo che questo sia un importante pregio di un autore che vuole raccontare dei fatti avvenuti nella storia dell’umanità. E credo che questo libro possa aiutare molti giovani ad avere una certa consapevolezza di alcune vicende che forse vengono attualmente trascurate, come la maggior parte dello studio proprio della storia.

Mentre la prima parte del libro fa diversi salti temporali all’indietro per raccontare il passato della famiglia di Emil e della Germania che lui vive, tutta la seconda parte si concentra sul 2006, anno di ambientazione della vicenda principale, quindi quella che riguarda il giovane. Da questo punto inizia la ricerca che lo porterà a far riaffrontare ancora una volta la questione irrisolta della morte di suo padre e il desiderio di conoscere quest’uomo che lui ricorda vagamente; di farlo attraverso il racconto dei suoi amici e delle persone che lo hanno conosciuto e vissuto per più tempo.

Non può immaginare che questo desiderio di dare una vera fisionomia a suo padre, questo desiderio di dare una spiegazione alla sua morte, lo porterà invece ad affrontare delle verità che forse non avrebbe voluto mai sentire.

Quello che con questo romanzo Sebastiani ci vuole raccontare è il coraggio che ci vuole ad affrontare e accettare la verità, che non sempre è piacevole.

Una volta scoperta questa verità, il giovane sentirà di aver perso qualcosa, ma Sebastiani ci fa capire che è solo facendo spazio, solo liberandosi dei tormenti che possiamo accogliere davvero qualcosa di nuovo. Ed è così che infatti il romanzo termina.

Non vi sto svelando il finale, vi sto soltanto dicendo che il viaggio descritto dall’autore non ha un finale né lieto né triste, ma è una lezione che ancora una volta possiamo trovare dallo studio o dall’analisi della storia, da tutto ciò che gli uomini hanno fatto; una lezione da cui possiamo prendere spunto e con cui possiamo sentirci in comunione.

La vita, in effetti, è costituita da molte sfaccettature, e la gioia talvolta non è così chiara, non è così piena o comunque non lo è in modo immediato.

Il romanzo di Sebastiani è evidentemente scritto con trasporto e con passione, con maestria e consapevolezza: si nota uno studio attento del periodo analizzato e descritto; descrizione che non rallentano il ritmo della storia ma si intrecciano perfettamente con le vite dei personaggi.

L’unica pecca di questo romanzo, a mio avviso, è chi si sente molto la voce dello scrittore: una similitudine tra il modo di parlare della voce narrante e di quella dei personaggi, con un cambio di registro troppo lieve e velato. Ma nulla che disturbi, anzi, credo sia elemento distintivo dello stile dell’autore.

Per questo promuovo il libro e sottolineo una considerazione che ho fatto sin dalle prime pagine di lettura: le giovani generazioni dovrebbero leggerlo anche soltanto per ascoltare con un trasporto e un’attenzione diversi una parte del nostro passato, una parte del passato dell’umanità che è stata determinante per tante relazioni per tante questioni che sono ancora in ballo. Il nostro presente si costruisce sulla consapevolezza delle nostre radici, di ciò che accaduto alla storia di ciò che accaduto nel tempo all’uomo, e mi piace pensare che un libro come “Mai e sempre” possa essere una maniera trasversale di avvicinarsi a ciò che fa parte dell’umanità.

Vi invito quindi a leggere questo libro e vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog impegnati nel tour e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( https://www.facebook.com/events/156995798194827/ ) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info sull’autore e acquistare il libro http://www.lemezzelane.altervista.org/bruno-sebastiani.html

oppure https://www.ibs.it/mai-sempre-libro-bruno-sebastiani/e/9788899964283?inventoryId=62912545

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2017 in Recensioni

 

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Alessandra Montali risponde a bruciapelo!

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Buongiorno cari amici lettori,

oggi risponde per noi a bruciapelo l’autrice Alessandra Montali, conosciuta dal nostro blog per la sua opera “Il mistero della vecchia scuola” edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Mi ispira una melodia e molte volte anche il mio stato d animo.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Mentre creo sto benissimo persa nel mondo in cui sono.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

La scrittura è un dono e anche maledizione perché soffro nei momenti in cui, per ragioni varie, non posso scrivere.

Per info sull’autrice: http://www.lemezzelane.altervista.org/alessandra-montali.html

Per acquisto https://www.ibs.it/mistero-della-vecchia-scuola-ebook-alessandra-montali/e/9788899964320

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2017 in A Bruciapelo

 

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“Lo strano caso dei tre nubiani” di Francesco Signor

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La ‘Roundmidnight Edizioni presenta il romanzo di Francesco Signor, “Lo strano caso dei tre nubiani”, in un formato delizioso e comodo da poter portare dovunque; ottimo per le vacanze estive e per qualunque viaggio. Un piccolo scrigno che contiene come sempre ottima compagnia è ottima ricchezza da cui attingere.

Sin dalle prime pagine il tono è simpatico e allegro, a tratti surreale, soprattutto per quanto riguarda il personaggio protagonista nonché voce narrante della vicenda.

Anna è una ragazza “facile”, e definirla facile e poco. Direi piuttosto che è una ninfomane e ogni azione, ogni scena, ogni suo pensiero rimanda ad allusioni esplicite, a rapporti sessuali e al sesso in generale.

Ovviamente l’autore presente il tutto in modo simpatico, con un ritmo veloce.

In sottofondo, sin dall’inizio ci si sente in presenza di un mistero o qualcosa di losco da svelare. Si ha l’impressione che Anna sarà protagonista di una vicenda insolita.

Come sempre, per quanto riguarda molti dei libri della ‘roundmidnight edizioni, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un lavoro di ironia, scritto con un ritmo incalzante che rende la lettura interessante e piacevole.

Al di là della storia assurda, e delle vicende ironiche che sono vissute della protagonista, abbiamo sullo sfondo la denuncia di una situazione lavorativa purtroppo molto nota ai giovani di questa generazione, ovvero la realtà di chi fa dei lavori precari e che, pur di mantenere un minimo di entrata, accetta una situazione di semi-schiavitù.
Questo aspetto viene denunciato “quasi in sordina”, ma io l’ho sentito con molta forza e credo che sia in grado di creare un legame di empatia tra l’autore e quei lettori che si sono trovati in situazioni lavorative simili. Ci troviamo di fronte alla denuncia sarcastica di una realtà lavorativa quale quella dei precari che fa da sottofondo a tutto il racconto ma che comunque è narrata in tutta la sua tragicità e quindi non risparmia indignazione.

Lo strano caso dei tre nubiani” è una storia in cui aleggia costantemente un mistero inspiegabile che non sono sicura si risolva alla fine del libro ma è motivo di evoluzione della storia. La nostra protagonista non si tira indietro (in ogni senso e in ogni situazione direi), ma nel momento più difficile riscopriamo che è una persona comunque dolce e tenera che crede nei sentimenti e nell’amicizia, e che anche nel momento più difficile non perde il suo senso dell’umorismo.

L’autore vuole non soltanto parlare di alcune problematiche ma anche invitarci a sorridere ironicamente sui guai che ci capitano tutti i giorni.

Un altro libro del catalogo ‘roundmidnight che non mi delude.

Per notizie sull’autore http://www.roundmidnightedizioni.it/book/lo-strano-caso-dei-tre-nubiani/

Per acquistare il libro Lo strano caso dei tre nubiani

 
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Pubblicato da su 18 settembre 2017 in Recensioni

 

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Diego Caiazzo risponde a bruciapelo!

caiazzo

Buongiorno amici lettori,

oggi risponde per noi a bruciapelo il poeta Diego Caiazzo, autori della silloge “La via lattea” edito da Lupi Editore.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Posso trarre ispirazione da ognuna di queste cose ed anche altre. Direi che la vita nella sua totalità può essere considerata la mia musa. Per me in qualunque momento può esserci spazio per la poesia, un incontro con una persona può portarmi a scrivere delle riflessioni che poi metto in versi, oppure una canzone mi può ispirare dei ricordi, antichi stati d’animo che riaffiorano, così anche luoghi che mi capita di visitare. Tutto può essere detto in poesia, non esiste per me argomento impoetico. Sta alla capacità di comunicazione del poeta riuscire ad entrare in sintonia col lettore.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Questa è una domanda interessante. Effettivamente scrivere dà delle sensazioni forti. Forse c’è chi pensa che dato che si scrive stando seduti si tratti di un’attività comoda e rilassante, ma non è così. L’adrenalina va a mille e più si è convinti di quello che si sta scrivendo, più la tensione aumenta, ma si tratta di tensione positiva. Insomma scrivere fa bene (almeno a me…). La produzione di idee da parte del cervello è continua e riuscire a trattenerne qualcuna e metterla in ordine insieme alle altre dà alla fine una soddisfazione anche fisica.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Anche per quanto ho detto prima credo che sia un dono, una maledizione no, assolutamente. Chi scrive cerca di condividere un po’ della sua anima e perciò vuole rendere partecipi i lettori di essa. Riuscirci, per me, è lo scopo della scrittura e della poesia.

Per info sull’autore http://lupieditore.it/diego-caiazzo/

Per l’acquisto della silloge La via Lattea

 
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Pubblicato da su 15 settembre 2017 in A Bruciapelo

 

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Elisa D’Andrea risponde a bruciapelo!

Elisa

Buongiorno amici lettori,

ecco a voi l’intervista a bruciapelo di Elisa D’Andrea, giovane poetessa conosciuta in occasione della terza edizione di “Libri in mostra (e scrittori al seguito)“, autrice della silloge “Oltre la realtà – Beyond reality” edito da Spring edizioni.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

La mia musa non è una persona ma sono le persone, partendo dai giovani adolescenti alle persone più anziane. Credo fortemente che ogni persona ha qualcosa da raccontare, che sia una storia o un semplice bizzarro episodio. Ed è grazie a loro, oltre alle mie esperienze personali che riesco a trasformare in una poesia ciò che narrano e ciò che vivo.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Fisicamente provo un miscuglio di emozioni diverse. A partire da un immensa gioia fino alla tristezza. Tutto dipende dal mio stato d’animo, ma non solo, anche da ció che le persone mi trasmettono, da ciò che decido di trasformare in versi. Ma un’emozione fisica ed anche mentale che provo sicuramente è la libertà. Quando scrivo mi sento libera ed è l’unica casa che non cambierò mai.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

La passione per la scrittura è più un dono per me. Un dono divino non per tutti. É la mia salvezza, la mia ancora, il mio rifugio .

Per informazioni sull’autrice http://springedizioni.it/project/olre-la-realta-beyond-reality/

Per l’acquisto Oltre la realtà. Beyond reality. Ediz. multilingue

 

 
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Pubblicato da su 13 settembre 2017 in A Bruciapelo

 

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Recensione de “D’argine al male” di Gaia Coventi, , terza tappa del blogtour promossi da Le Mezzelane Casa Editrice

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Con piacere, ancora una volta mi ritrovo a partecipare ad un blog tour organizzato da Le Mezzelane casa editrice, e quest’oggi recensisco un libro terrificante.
Sto parlando di “D’argine al male – Dove i topi non muoiono” di Gaia Conventi, una storia che sin dalle prime pagine ci pone alle prese con un libro ad alta tensione, un horror psicologico.

Sinossi: nell’estremo lembo della provincia ferrarese, dove il Po incontra il mare, Giovanni e Iolanda, fratelli e nemici, devono patteggiare per sopravvivere. La loro casa è nascosta nella golena accanto al cimitero. Il Po e l’Adriatico scandiscono ore e stagioni come le campane a morto segnano i giorni dei protagonisti.

Sin dalle prime pagine, Gaia ci catapulta immediatamente in un clima di alta tensione psicologica, perché i personaggi principali che interagiscono tra di loro sono comprensibilmente personaggi spezzati, interrotti, malati e infetti da un punto di vista psicologico.

Le pause sono studiate e inserite in modo egregio, donano all’andamento della storia un ritmo che fa venire i brividi. Le descrizioni avvengono attraverso l’esposizione delle sensazioni che provano i suoi personaggi, delle impressioni che lasciano i luoghi; sono fatte senza fretta e si rivelano funzionali ad entrare nella storia e soprattutto nella testa dei personaggi. Ogni elemento, ogni soggetto, la casa, il Po, tutto è chiamato in causa per una ragione. Ogni parte nominata, ogni componente non è mai solo di passaggio, ma fa parte di ciò che ha alimentato la malattia, il suo disagio, ciò che imprigiona.

All’inizio potremmo quasi azzardare ad intuire il finale, così come sembra facile intuire le problematiche dei protagonisti, ma non è così: il libro stupisce riga dopo riga e il lettore è completamente catturato dalla storia. Una storia malata che infetta chi legge, che lascia senza via di scampo, intrappolati tra le righe descritte dall’autrice. Un libro assolutamente incredibile, e Gaia è bravissima nel creare una suspense che parte dalla prima pagina e non molla la storia fino alla parola fine.

Gaia scrive maneggiando con cura e maestria il giallo, cosa che ci fa capire che non si tratta assolutamente di una scrittrice improvvisata né di un’esordiente, ma di qualcuno che vive pienamente questo genere letterario. Sottolineo questo aspetto perché ho letto la sua ricca biografia solo alla fine del libro, e ha alimentato la mia convinzione che questa donna dalla penna felicissima meriti tanta attenzione dei lettori.

web-dargine-al-male-ossessioni (1)Di questo libro ho amato tutto, non c’è un aspetto negativo. In particolar modo, ho amato la psicologia dei personaggi che seppur malati, deviati, nascondono il desiderio di vivere una vita normale ricca di amore. E questo ha suscitato in me delle riflessioni, soprattutto perché sono riuscita a provare empatia per loro.
Quello che mi ha intenerito è il pensiero del dolore che potrebbero aver dovuto provare, e che sicuramente non li ha aiutati a sconfiggere un disagio psicologico, tutt’altro, ha aggravato la loro situazione. Mi sono chiesta: cosa ci sarebbe da pensare, allora? Quale la morale? Che per alcune persone che si trovano e nascono nel posto sbagliato al momento sbagliato e sono vittime di persone sbagliate, non c’è alcuna speranza?

I personaggi di Giovanni e Iolanda sono vittime, vittime di una madre malata che diventano senza speranza per un incidente, per dei malintesi, per tutto ciò che non è controllabile, quando il caso decide che le cose devono andare in un certo modo.

Al di là di questo, Gaia Coventi ha scritto un romanzo da non lasciarsi perdere e Le Mezzelane Casa editrice ha puntato su un’autrice che merita tanta attenzione. Bastano poche parole per promuovere assolutamente questo scritto, per gli amanti del genere è sicuramente una penna da non lasciarsi perdere.

Allora perché non provate a partecipare a questo concorso? Tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( https://www.facebook.com/events/156995798194827/ ) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info su libro e autrice http://lemezzelane.altervista.org/gaia-conventi.html

Per acquistare il libro https://www.ibs.it/d-argine-al-male-dove-ebook-gaia-conventi/e/9788899964559?inventoryId=75752868

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2017 in Recensioni

 

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Danjel Maraniello risponde a Bruciapelo!

foto biografia Maraniello

Buongiorno carissimi lettori,

noi siamo quasi pronti per dare il via alla terza edizione di “Libri in mostra (e scrittori al seguito)” e intanto vi lasciamo le parole a bruciapelo di uno degli autori nostri ospiti, Danjel Maraniello, “3:33”.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Potrei rispondere “ognuna di queste”. La mia voglia di scrivere proviene dal desiderio di raccontare storie e per raccontare storie l’ispirazione proviene da tutto ciò che mi coinvolge. Se dovessi dare una risposta secca, direi “una persona”, ma non una in particolare: LE persone. Trovo che esse siano degli animali affascinanti, li ami e li odi allo stesso tempo, sono piene di contraddizioni ed è così affascinante studiarli che spesso le storie che voglio raccontare provengono proprio dalle loro esperienze re-immaginate, ovviamente, in contesti differenti.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Quando nasce l’idea, in me c’è solo entusiasmo. Del tipo che potrei anche cominciare a saltare in giro per casa come un cretino o parlare ad alta voce raccontandomi da solo la storia: quel genere di entusiasmo. Di solito preferisco farlo quando non c’è nessuno in casa, che già i miei gatti mi guardano abbastanza male, figuriamoci qualcun altro!
Al momento della stesura, visto che mi chiedi cosa provo fisicamente, mi verrebbe da dire “dolore alle falangi”, perché una volta che inizio a scrivere non mi fermo. Interiormente, invece, è tutto più interessante visto che tento di farmi coinvolgere emotivamente dalle esperienze dei personaggi. La stesura per me è un momento importante, così importante che tendo ad isolarmi per riuscire ad entrare nell’emotività dei protagonisti. Leggendo “3:33” potreste provare a capire cos’è che ho provato tutto il tempo e capire a che genere di masochismo posso arrivare pur di raggiungere il mio scopo.

Infine, anche se non me lo hai chiesto, te lo dirò lo stesso: quando si tratta della rilettura e delle correzioni mi sento come se Wiley E. Coyote mi stesse puntando un incudine sopra la testa e, purtroppo, spesso non mi sento tanto Road Runner pronto a schivarla all’ultimo momento.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Precisiamo una cosa: io non ho la passione per la scrittura, piuttosto la ho per la narrazione. Sembra una precisazione inutile, perché comunque le due cose sono collegate tra loro, ma è una distinzione che preferisco sempre fare un po’ per mettere le mani davanti sulla mia scrittura decisamente “non ricercata” e un po’ perché il mio background proviene non tanto dalla lettura di libri e romanzi ma dal fumetto e dal cinema. Sono queste le mie due più grandi passioni, la prima soprattutto sul quale punto un giorno di riuscire a pubblicare qualcosa di mio. Sul perché abbia scritto un libro, proviene dal la sfortuna di non saper disegnare, ma l’avessi saputo fare, “3:33” sarebbe un fumetto, a quest’ora.

Per rispondere alla tua domanda, è un dono. Non vedo come possa risultare una maledizione, dal momento in cui è il raccontare storie che mi fa sentire libero, in pace non solo con i sensi ma col resto del mondo. Mi aiuta anche a rilassarmi, ad apprezzare di più ciò che ho intorno e ad espandere la mia mente. È un dono che ho lasciato da parte già tempo fa e che, ora che sono anche riuscito a pubblicare un libro, anche se andasse male non rinuncerei mai e poi mai!

Per info sull’autore http://oblivionbar.blogspot.it/

Per acquistare il libro 3:33

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2017 in A Bruciapelo

 

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“Oltre la realtà  – Beyond reality” di Elisa D’Andrea

I di Copertina

La Spring Edizioni di Caserta pubblica la raccolta di poesie di Elisa D’Andrea, la silloge di debutto di una giovane poetessa campana.

Poesie scritte in inglese e in italiano che non presentano una metrica rigida e talvolta danno l’impressione di essere piccoli monologhi. Liriche molto intime, dirette a persone della stretta cerchia che condivide la quotidianità della poetessa, o che comunque occupano un posto importante nella sua vita.

Sembrano pensieri sussurrati su fogli carta, poesie molto personali che nascondono grinta, rabbia ed esprimono anche molto apertamente questa voglia di riscatto,  di ripresa, o anche il dolore profondo che prova la voce che canta queste parole.

Alcune poesie sono più brevi e sembrano nascondere un intento diverso da quello che può apparire da una prima lettura.
Altre sembrano voler denunciare dei traumi che non so se siano personali o se Elisa abbia semplicemente cercato di dare voce a delle situazioni più generali.

Liriche dalla metrica libera che a volte trovano maggiore musicalità nella loro versione inglese. Cosa che mi fa chiedere se esse non siano nate con la volontà di diventare testi da musicare, perché mi danno l’impressione di essere vere e proprie canzoni.

È una poesia ancora acerba che però lascia intravedere uno spiraglio di profonda maturità dato dalle probabili esperienze che hanno segnato la poetessa o da una sensibilità d’animo che la porta a provare una intensa empatia per ciò che le accade intorno.

Ho notato che i temi che affronta sono quelli cari ad una ragazza che vive l’età dell’adolescenza, così come testimonia anche la forza e la grinta di quelle parole. Di una vita che ha la volontà di cambiare il mondo, che ha il desiderio di fare qualcosa perché la forza del pensiero e gli intenti arrivino al destinatario, scuotendolo in qualche modo, e spingendolo ad agire, a reagire per cambiare ciò che non va bene.

I temi ricorrenti sono quelli dell’amore, ma anche della violenza fisica ed emotiva, o la volontà di prendersi cura del nostro pianeta, della lotta contro chi crede che la diversità non sia una ricchezza.

La sensibilità che Elisa esprime nella sua poetica mi fa pensare a quanto sia terapeutica per lei come per molti la scrittura, che aiuta ad affrontare dei dolori, dei momenti di dispiacere ma anche per esprimere gioia e gratitudine.

Per informazioni sull’autrice http://springedizioni.it/project/olre-la-realta-beyond-reality/

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Pubblicato da su 8 settembre 2017 in Recensioni

 
 
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