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Archivio mensile:gennaio 2018

Fiorella Carcereri risponde a bruciapelo!

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Oggi risponde alla nostra intervista a bruciapelo Fiorella Carcereri, autrice della raccolta di racconti “Diari di donne in panchina” edito da Arpeggio libero editrice.

 

 

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Ho mille muse, nessuna musa. Quando scrivo, devo essere fisicamente a mio agio e, nella fattispecie, in un ambiente chiuso ma luminoso, silenzioso ma non tetro. Oppure, a seconda del tema che tratto, posso scegliere anche l’ombra di un albero secolare, la sponda di un lago di montagna… Ma guai se arriva un “umano” a interrompermi. Lo stesso vale per la musica. Non riesco a scrivere con sottofondi musicali, quello mai.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

L’idea e la stesura nascono quasi in contemporanea, praticamente si sovrappongono e si intrecciano tra di loro. Non programmo i miei scritti, scrivo di getto lasciandomi guidare unicamente dal cuore. Scrivo finché la mano (non la tastiera) si ferma dolente. Poi smetto e posso riprendere dopo un minuto, un’ora o una settimana, dipende. Devo tornare ogni volta a sentire quell’impulso prepotente che mi ha dato l’input iniziale.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Per come la vedo io, la passione per la scrittura è un grande dono, nel senso che mi consente di riversare sul foglio ansie, rabbie, gioie, perplessità. La scrittura per me è liberatoria e terapeutica per l’autostima.

Per info sull’autrice http://www.arpeggiolibero.com/autori/manufacturers/fiorella-carcereri?tmpl=component e acquisto libro http://www.arpeggiolibero.com/lista-categorie/racconti/diari-di-donne-in-panchina.html

 

 
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Pubblicato da su 31 gennaio 2018 in A Bruciapelo

 

“Amorevoli Asimmetrie – L’arte di fuggire ancor prima d’essere inseguiti” di Vanessa Sacco

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Buongiorno amici lettori,

oggi torno a raccontarvi un’autrice già recensita tra queste pagine con il suo primo lavoro, “Il viaggio di Joelle” (Roundrobin, 2005). Si tratta di Vanessa Sacco che finalmente torna tra gli scaffali con un nuova e interessante prova letteraria, “Amorevoli asimmetrie – L’arte di fuggire ancor prima d’essere inseguiti“, affidato alle cure de La Mezzelane Casa Editrice.

Sinossi: L’ambizioso Lio si imbatte per caso nel problematico Sam, in preda a una crisi di nervi davanti a un cartellone pubblicitario raffigurante una donna col collo tagliato. Nasce così una conoscenza che catturerà Lio al punto da portarlo a disegnare gli incubi, le allucinazioni e tutti gli strani disturbi psichici del suo nuovo amico e a credere di poterne addirittura ricavare un fumetto. Allo scopo però di realizzare il suo sogno Lio dovrà prima riuscire a svelare i segreti che l’amico ha custodito per quasi trent’anni, per appropriarsi del suo vasto mondo immaginifico. Lio si imbatterà così nel personaggio di Luna, fanciulla amata e mai dimenticata dal suo bizzarro amico e sarà catturato dalla storia di Nemo Gareffi, padre di Sam, venuto a mancare prematuramente. Lio dovrà fare i conti anche con i propri fantasmi: il compromesso mal digerito di trasferirsi dalla sua rampante Milano in una sperduta località del sud per obblighi morali verso suo padre; una relazione ancora non dichiaratamente naufragata con la propria compagna; un’identità di genere mai pienamente accettata; la propria onestà intellettuale vanificata dall’entrata in scena del subdolo direttore editoriale di una nota testata fumettistica. In un epilogo imprevisto, le parti finiranno per capovolgersi: l’approfittatore si ridurrà a tramite inevitabile per la rinascita dell’ignara vittima; il mentecatto da usare asservirà sempre più il proprio aguzzino, trovando nel suo aiuto interessato la via per la verità.

La prima cosa che salta all’occhio di un lettore che ha apprezzato entrambe le opere di Vanessa è la differenza sostanziale per stile e contenuti tra il suo primo lavoro e questo. Innanzitutto i toni: mentre il primo romanzo è più malinconico e introspettivo, questo lavoro, seppur caratterizzato da profonde analisi dell’animo e della mente umana, vuole invece presentarsi con un tono più esilarante, più fresco, più veloce e talvolta anche ironico.

In realtà “Amorevoli asimmetrie” è un vero e proprio grattacapo che trascina il lettore in un turbine di vicende abbastanza assurde da creare e alimentare continua curiosità.

Vanessa presenta una serie di personaggi messi a confronto e tante analisi del comportamento umano. Molte sono le digressioni che allungano le pagine, le descrizioni dei ragionamenti di Leonida che riflette e cerca di sbrogliare le matasse oscure dei suoi compagni di avventura e le riflessioni che ne risultano riguardo se stesso.

È un lavoro esilarante per le vicende assurde che lo albergano, ma non è un libro veloce. Quasi come se Vanessa volesse farci percepire i meccanismi di una mente attiva e affamata di conoscenza, così i capitoli vengono aperti sempre con una premessa negli stessi ragionamenti; si rimanda sempre a qualche romanzo letto dal protagonista o qualche  avvenimento che ha vissuto, come se il ragionamento partisse da lontano e facesse mille capriole prima di raggiungere una conclusione. Insomma, quello che avviene di solito in una mente riflessiva che si trova a vivere situazioni assurde.

Sì’, “Amorevoli asimmetrie” è un grande enigma raccontato con toni ironici.

A 10 anni dalla sua prima pubblicazione Vanessa ha partorito un romanzo ricco, con personaggi caratterizzati in modo attento e preciso. Ad ognuno di essi Vanessa dona il giusto spazio, e per questo, alla fine del libro, tutto torna.

Ma, così come tutto torna, così tutto resta aperto e il lettore può concludere la lettura decidendo liberamente di interpretare l’epilogo a proprio piacimento.

Se il libro vi incuriosisce potete trovare qui notizie sull’autrice http://www.lemezzelane.altervista.org/vanessa-sacco.html

e indicazioni per acquistarlo http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=53&controller=product

 

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2018 in Recensioni

 

“Diari di donne in panchina” di Fiorella Cacereri

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Buongiorno amici lettori,

oggi mi trovo a recensire una raccolta di racconti scritta da Fiorella Carcereri, “Diari di donne in panchina” e edita da Arpeggio libero editrice, che ci permette di portare l’attenzione sull’amore malato, sulla fragilità e sul bisogno di trovare lungo il proprio cammino persone fidate e sincere.

Protagoniste di questa raccolta sono le donne, e quelle presentate in questi cinque racconti scritti da Fiorella purtroppo si trovano a fare i conti con uomini psicologicamente crudeli, insensibili, egoisti. Ma sono anche donne che purtroppo dimostrano di non avere difese, scudi, protezione.

Le donne in panchina, allora, sono le donne che hanno bassa autostima, donne che non si amano abbastanza, talmente insicure e bisognose di attenzione da cadere dopo poche battute nelle grinfie o nelle braccia o nelle parole di chi dimostra anche solo un minimo di interesse per loro.

Le donne in panchina sono quelle che, pur di avere attenzione, si accontentano di essere trattate anche come stracci vecchi da chi non ha sentimenti ma solo interesse ad alimentare il proprio ego.

Sono donne che desiderano un riscatto, una vendetta, quando comprendono (ma solo dopo averci sbattuto più volte la testa) di avere a che fare con persone indegne, e si mostrano buffe all’apparenza in questi tentativi che non portano a molto, purtroppo.

In alcuni punti, proprio questi comportamenti mi hanno fatto storcere il naso. Ho trovato alcune situazioni poco credibili, ma è vero che spesso la realtà supera la fantasia e mi sono rattristata all’idea che esistano al mondo donne così fragili da comportarsi nei modi raccontati da Fiorella.

Anche se l’autrice intende evidenziare la diversa sensibilità che c’è tra l’animo maschile e quello femminile, ai miei occhi salta invece un’altra caratteristica di tutti i personaggi narrati: in qualche modo, ognuno di essi, è “malato”; ognuna delle anime descritte ha problematiche molto profonde. Gli uomini per egoismo, le donne per bassa autostima, entrano in connessione sempre personalità che in qualche modo sono “rotte”.

E così ritroviamo donne che prendono treni e fanno chilometri per incontrare uomini che non hanno mai visto prima di persona e che non conoscono per niente. Donne che decidono di partire e andare all’estero con degli sconosciuti. Donne che si fanno calpestare e stalkerizzare e che dopo tre incontri fuggitivi anche soltanto di scambi di messaggi si dicono già innamorate.

Personalmente non le ho trovate credibili, ma voglio immaginarle come persone molto fragili, corrotte dalle cattive esperienze che hanno avuto nella vita. E credo che questo fosse l’intento di Fiorella: spingere all’estremo delle situazioni nei toni e nelle descrizioni per denunciare qualcosa. E quello che ne emerge sono tanta rabbia e tanta tristezza.

Fiorella denuncia qualcosa: non è l’evidente rapporto tra uomo e donna, ma il bisogno di rapporti autentici e curati; rapporti di rispetto; il bisogno di attenzione di persone fragili che non è quella data da un uomo ma da una persona che tiene davvero al nostro benessere. Credo sia questo lo scopo di questa raccolta, l’intenzione di Fiorella.

Per info sull’autrice http://www.arpeggiolibero.com/autori/manufacturers/fiorella-carcereri?tmpl=component e acquisto libro http://www.arpeggiolibero.com/lista-categorie/racconti/diari-di-donne-in-panchina.html

 

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2018 in Recensioni

 

Mariarosaria Ruotolo risponde a bruciapelo!

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Buongiorno amici lettori,

oggi la giovane poetessa Mariarosaria Ruotolo, autrice della silloge “Pathos” da Pluriversum Edizioni risponde a bruciapelo!

 

 

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Non esiste un luogo, un momento perfetto: la poesia è nei gesti nascosti, nei luoghi improbabili, nei momenti più strani. La poesia è in qualunque posto purché ci sia il mio cuore, è in qualunque momento in cui io mi senta viva e in qualunque persona incroci, anche solo per una volta, il mio sguardo.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Fisicamente avverto tutto ciò che esprimo con le parole. La poesia è parte integrante della mia vita, espressione dei miei sentimenti: se parlo della morte di una persona cara, sento fisicamente il dolore che sto descrivendo, se parlo di un campo di grano, di un’alba primaverile avverto tutta la gioia e le sensazioni positive del momento. Di solito scrivo subito, non rimando mai l’emozione, rischierei di perderla o di non riuscire ad esprimerla con la stessa enfasi e realtà, dunque il momento dell’idea e quello della stesura la maggior parte delle volte coincidono.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

La passione per la scrittura è il dono più bello che la Natura, il Fato e il mio Dio potessero farmi. Mi fa sentire viva e parte di un universo immenso dove tutto è possibile e dove non esiste dolore che non possa essere superato con la forza della resilienza.

La silloge di Mariarosaria Ruotolo può essere acquistata direttamente dall’autrice, il cui indirizzo e-mail per qualunque informazione è maryruotolo61@gmail.com , oppure ordinata in tutte le librerie “Feltrinelli” d’Italia, presso la libreria “Hamletica” di Maddaloni (CE) e “Pascarella” di Santa Maria a Vico (CE).

 

 
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Pubblicato da su 24 gennaio 2018 in A Bruciapelo

 

“Pathos” di Mariarosaria Ruotolo

Risultati immagini per Pathos mariarosaria ruotoloSalve amici della lettura,

oggi vi presento la silloge poetica “Pathos“, edita da Pluriversum Edizioni di Ferrara, che segna il debutto della giovane autrice casertana, Mariarosaria Ruotolo. Un’opera molto interessante che già per struttura e intenzione rivela una maturità e una profondità d’animo degni di attenzione.

Si tratta di una raccolta poetica con una struttura circolare, con la quale la poetessa vuole raggiungere soprattutto i suoi coetanei attraverso tutte le forme della poesia e della prosa. Il libro, infatti, si apre con un monologo. Comprende, poi, una parte di poesie in italiano, una in vernacolo, una in inglese e una in latino, prima di lasciare spazio a dei testi in prosa e concludersi con un ultimo monologo.

Mariarosaria dimostra di avere un animo ricco di buoni sentimenti, di aver dovuto già affrontare diverse prove nella vita; di aver fatto esperienza anche solo per empatia di tante questioni. Il suo animo sensibile la porta a esprimere verso i suoi coetanei  quello che lei ha compreso di questo viaggio chiamato vita che già le ha mostrato tanti lati oscuri e tante meraviglie. Quindi il suo monologo iniziale diventa uno sprone per i suoi coetanei a non arrendersi, a procedere, a dare sempre il massimo di se stessi e fare della propria vita un’opera d’arte.

La silloge, poi, continua con poesie divise appunto per tipologia.

Il tema dominante è quello della separazione e dell’abbandono. Ma ci sono anche tanti versi dedicati alle donne, alla legalità e alla bellezza.

Tenere si rivelano le liriche legate alla sua età, che dimostrano il suo amore anche per i suoi coetanei e per la giovinezza. Ho notato una forza particolare nell’esprimere ciò che i fatti di cronaca e di attualità le hanno smosso dentro. La sua sensibilità le ha permesso di immedesimarsi in alcune situazioni e trovare come valvola di sfogo e denuncia la poesia.

E forse, è proprio questo connubio tra la sua giovane età e la maturità che lei dimostra nel fare esperienza e interessarsi a ciò che accade intorno a impressionare il lettore e trovare comunione nella sua opera.

La maturità poetica invece si riscontra soprattutto nella parte della silloge dedicata ai versi in vernacolo. Anche se è una parte molto breve, è quella che ho apprezzato di più sia per la cura, sia per l’attenzione messa dalla poetessa, sia per la passione che emerge tra queste liriche più che nelle altre. La passione e il coinvolgimento di questa ragazza per la sua terra e per la lingua della sua terra è qualcosa di cui il lettore può fare esperienza sulla propria pelle; qualcosa che non lascia indifferenti e la cui bellezza commuove.

La parte che invece mi ha convinta un po’ di meno è quella dei testi in prosa. Non lo dico per una questione di forma o di contenuto. Sono senza dubbio testi scritti in modo chiaro, appassionato ed energico. Mariarosaria, anche in questo caso, dimostra bravura ed efficacia nell’esposizione dei suoi pensieri, ma per una questione di coerenza poetica li avrei inseriti in una raccolta a parte, magari creando una sorta di “saggio poetico”.

Ho la sensazione che siamo al cospetto di una penna felice che farà parlare molto di sé; di un’autrice che saprà dare ancora voce a una generazione, cogliendone i tratti che la modernità e la tecnologia tendono a oscurare. Sono convinta che i giovani hanno bisogno di personalità come quelle di Mariarosaria anche e soprattutto per non dimenticare che il proprio animo va curato e nutrito di bellezza, di quella bellezza che si nasconde nella poesia della vita.

La silloge di Mariarosaria Ruotolo può essere acquistata direttamente dall’autrice, il cui indirizzo e-mail per qualunque informazione è maryruotolo61@gmail.com , oppure ordinata in tutte le librerie “Feltrinelli” d’Italia, presso la libreria “Hamletica” di Maddaloni (CE) e “Pascarella” di Santa Maria a Vico (CE).

 

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2018 in Recensioni

 

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“3:33” di Danjel Maraniello

Una raccolta di cinque racconti surreali e horror è il lavoro di esordio di Danjel Maraniello, pubblicato per la LFA Publisher. Una raccolta che si rivela interessante sin dalle prime battute, in cui il giovane autore utilizza metafore interessanti per parlare della società attuale e di tutti i disagi che la caratterizzano.

Mi piacciono le metafore che ha utilizzato e lo stile generale di ogni racconto. Mi piace l’immedesimazione e l’empatia che riesce a creare. E mi piace l’ironia con cui chiude il cerchio descritto.

I 5 racconti della raccolta non sono assolutamente privi di rimandi ad analisi o metafore più profonde che riguardano la nostra attualità, che riguardano la vita quotidiana, i disagi dei giovani, soprattutto la loro incapacità di vedere un futuro che possa essere progettato con speranza. O anche il disagio di sentirsi incompresi, emarginati.

I personaggi di Danjel ricomprendono già nella loro caratterizzazione tanti elementi che possono creare discussioni, che possono muovere riflessioni nel lettore. Personaggi che si muovono fino al limite, ed è proprio su di esso che mostrano la vera natura di cui è fatto l’animo umano, che può sfociare nel profondo egoismo, nella disperazione, oppure salvarsi.

Danjel ha ottime capacità descrittive e narrative che permettono al lettore di estraniarsi dalla realtà e immergersi totalmente nella lettura di questi racconti che sembrano ottimo materiale per una trasposizione cinematografica.

L’unica pecca del libro, purtroppo, resta l’editing. Per chi adora la lingua italiana scritta bene ci sono dei punti che mi dispiace non siano stati rivisti con un editing più efficace perché questo mi ha fatto storcere il naso nella lettura. Ma questo non sempre dipende dall’autore.

Tuttavia, Danjel ha ottime capacità descrittive e narrative e credo abbia trovato il genere adatto al suo essere. Spero che continui su questa strada e che ci faccia leggere presto altre nuove opere.

Per info su autore https://www.lfaeditorenapoli.it/i-nostri-autori-i-nostri-eventi/maraniello-danjel/

Per acquistare il libro https://www.ibs.it/333-libro-generic-contributors/e/9788899972714

 
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Pubblicato da su 8 gennaio 2018 in Recensioni

 

Vito Ditaranto risponde a bruciapelo!

Salve amici della lettura,

oggi risponde a bruciapelo Vito Ditaranto, autore di “V.I.T.R.I.O.L. (L’Artigliatore)“, con Le Mezzelane Casa Editrice

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Dio mi ha costretto a passare davanti alle cinquecentocinque porte del paradiso, e poi mi ha trascinato sotto terra, e ora in un nero, insopportabile luogo fatto di nulla. Fuochi bianchi divampavano su la mia testa, e bianchi veleni sotto i miei piedi. A volte non riesco a respirare, né parlare, né implorare. E il dio mi mormora ogni giorno all’orecchio: «L’hai voluto tu. Ora l’hai ottenuto. Assaporalo!». Il mondo orribile insano e qualche volta gioioso questo è il mio luogo.Spesso cerco di far sì che questo luogo mi ghermisca e mi cullasse con la suggestione di cose familiari, di sapori che spesso e con difficoltà incontro. La mia melodia ha un suono indefinito, sempre diversa e sempre nuova. La nuova melodia risuona comunque e inevitabilmente identica a quella precedente. Ognuno di noi ha un momento della giornata che preferisce. Il mio momento è la sera…perchè indica il crepuscolo tra il passato e il futuro un momento per riflettere, un momento per ricordare e un momento per dimenticare. La sera è magica e malinconica allo stesso tempo…ed è anche il momento che preferisco per scrivere! Le parole vengono fuori da sole e non ddevo neanche pensarle. Quasimodo riassume benissimo questo momento:

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”

Le persone che hanno da sempre influenzato la mia vita sono due. Le mie muse sono due. Due donne la prima è quella che io idealmente chiamo Sophia e che credo sia unica e inimitabile una donna che spesso si definiva strana ma che io ho sempre definito unica e proprio per questo io l’ho sempre chiamata Sapienza (Sophia), l’altra donna è mia figlia Miriam, lei oggi rappresenta la mia unica ragione di vita e tutto quello che faccio è dedicato a lei. A Miriam regalerei il mio ultimo respiro se me ne fosse concesso uno solo, lei è una seminatrice di giocattoli,tazze,piatti, bicchieri e oggetti di ogni tipo, uno svolazzare di involucri di caramelle una seminatrice di patatine nella mia auto pulita eppure rimane sempre magica nei suoi sorrisi.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

La parte più difficile del creare un libro viene ancor prima di cominciare a scrivere. Mal di testa, sogni e visioni oniriche il tutto collegato alla vita di tutti i giorni. Faccio sempre una scaletta e mi metto al lavoro quando tutta la storia è nella mia testa. Ovviamente, tutto cambia mentre sto scrivendo, poiché spesso i personaggi hanno una loro vita, che non posso controllare. Immagino sempre i protagonisti come anime all’interno di un contenitore, ove posso vedere le diverse parti di cui è composta la mia vita e cerco di proiettarla al lettore, proprio come le sfaccettature di un poliedro, in cui ogni singolo evento influenza gli altri come fossero vasi comunicanti. Quando scrivo provo una sensazione strana che difficilmente riesco a descrivere. Quando si scrive un libro non si può, come nella vita, scegliere a chi piacerà e a chi no. Alla fine qualcuno volterà quelle pagine con cura, senza sgualcirle; qualcun’altro invece lo farà con irruenza, le stropiccerà o peggio le strapperà con la presunzione d’aver capito tutto, quando invece nemmeno io ho capito tutto e spesso lascio immaginare il lettore una fine che non c’è. Scrivere un libro è una soddisfazione, vederlo finito tra le tue mani un orgoglio. Ti viene voglia di parlargli e a volte conosci i personaggi meglio di te stesso.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Ho un cuore inaffidabile quindi la mia è una maledizione. Solo nel silenzio esiste la mia parola, solo nella tenebra riesco a vedere la luce, a volte solo nella morte vedo la vita, tutto questo io la chiamo “Maledizione”. Spesso mi sento stanco della mia insistenza, io appartengo alle mie parole, per discendenza e per il dovere che ho verso chi mi legge. A volte penso di essere un mago del tempo in cui i miei racconti si perdono e non hanno ne inizio e ne fine. Quando sarò libero di tornare a essere un comune lettore, ritornerò: sino ad allora continuerò a scrivere storie senza inizio ne fine.

Per info su autore e acquisto libro http://www.lemezzelane.altervista.org/vito-ditaranto.html

 

 

 
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Pubblicato da su 4 gennaio 2018 in A Bruciapelo

 

Sara Marino risponde a bruciapelo!

Salve amici della lettura,

oggi risponde a bruciapelo Sara Marino, autrice di “Destino di sangue” con Le Mezzelane Casa Editrice.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

La mia musa, in tutta la sua dolcezza è stato mio nonno paterno. Da lui è nata la passione per la lettura e da lì, è nata la mia passione per la scrittura. Il voler vedere espresse sul foglio anche le mie idee, la mia fantasia, le mie emozioni. Lui era una persona dolce e forte, così come un po’, lo sono tutti i miei personaggi.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Quando l’idea per una nuova storia prende corpo nella mia mente, sono frenetica. Inizio a pensare come poterla evolvere, come creare i personaggi. Mi sento felice quando iniziano a prendere forma sul foglio, e patisco con loro nei momenti più tristi, piango con loro quando piangono e quando metto la parola fine, sono soddisfatta di me e di loro.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Considero la passione per la scrittura un dono, non l’ho mai vista come una maledizione. Almeno per me, riesce nel faticoso compito di isolarmi dal mondo quando questo mi fa soffrire troppo, riesce ha calmarmi, quando sono agitata e pensierosa. È la mia valvola di sfogo.

Per info sull’autrice e acquisto libro http://www.lemezzelane.altervista.org/sara-marino.html

 

 

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2018 in A Bruciapelo

 
 
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