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“Meravigliosa ossessione” di Cristiana Danila Formetta

Meravigliosa OssessioneTre racconti brevi sono contenuti nella raccolta di Cristiana Danila Formetta “Meravigliosa ossessione”, edita per la Serpent Kiss Digital.  Ancora una volta Cristiana dimostra di essere maestra nell’arte della letteratura erotica, e i racconti diventano efficaci nell’esprimere il significato del titolo.

Amore e ossessione.

Passione e ossessione.

Sesso e ossessione.

Le tre protagoniste sono tormentate da un amore malato che non hanno potuto vivere se non lasciandosi segnare nell’animo. È per questo che nonostante il tentativo di voltare pagina e di cambiare direzione nessuna di loro riesce a vivere serenamente e a dimenticare gli amanti che le hanno fatte innamorare e soffrire.

La “Meravigliosa ossessione” descritta da Cristiana è quindi l’amore idealizzato, un amore totale, non solo in quanto sentimento ma che si traduce con impulsi irrefrenabili. Un amore che alimenta e nutre ciò che si tramuta in un pensiero compulsivo. L’idea fissa che disturba ogni ragionamento, ogni pensiero e ogni comportamento.

Il tono non è però quello drammatico della sofferenza: è interessante l’intrigo che fa da sfondo e che provoca una certa suspense nello scorrere delle pagine, quasi ci trovassimo di fronte a un testo ad alta tensione (e non solo del tipo sessuale).

È interessante il cambio di timbro delle tre protagoniste. Nei primi due racconti la voce narrante è in prima persona ed è efficace a esprimere la malata perversione che ossessiona appunto i pensieri e le azioni delle due.

Nei primi due racconti, quindi, si sente in modo molto più pregnante e anche doloroso il turbamento che ha condizionato la vita delle due donne. Queste dimostrano di non essere libere nel pensiero ormai infettato dalla presenza seppur passata di un uomo che ha segnato tutto il loro costrutto.

Nel terzo invece, l’assillo è dato da un gioco di dominio, del quale la protagonista diventa succube senza considerare l’alternativa del rifiuto; come se fosse uno schema naturale.

La scrittura di Cristiana si conferma elegante e sofisticata, ma anche accessibile a ogni lettore. Un testo, ribadisco, ad alta tensione, in cui l’adrenalina trova svariati punti di origine.

Un testo che non può mancare nella vostra libreria.

Per info sull’autrice e acquisto libro http://serpentkissdigital.gq/meravigliosa-ossessione-cristiana-formetta/

 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2018 in Recensioni

 

“Botte ad Ernest Hemingway” di Francesco Orlando e “L’omino dei semafori” di Giuseppe Castelluccio

Doppia recensione oggi, cari amici lettori, perché al centro delle mie riflessioni ci sono due brevi racconti.

Botte ad Ernest Hemingway” di Francesco Orlando e “L’omino dei semafori” di Giuseppe Castellucccio, mi sono stati consegnati qualche tempo da questi ragazzi di Caserta, due racconti simili per l’atmosfera surreale che li avvolge, ma molto diversi per toni e intenzioni.

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Botte a Hemingway” scritto da Francesco Orlando è un racconto molto veloce e ironico che ha tutte le fattezze di un cortometraggio e che si lascia immaginare con molta facilità. Racconta il ritorno al passato di due ragazzi che discutono di amore e letteratura e fregature, e che vogliono picchiare Hemingway. Il lettore viene trasportato in questa storia in modo immediato. I pochi dettagli descritti danno subito l’idea dell’ambientazione e di quello che avviene, e tutto il testo si legge con il sorriso sulle labbra, e sarebbe bello scoprire come i personaggi del racconto si sono poi destreggiati nella evoluzione che conclude questo racconto.

 

 

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Per quanto riguarda “L’omino dei semafori“, scritto da Giuseppe Castelluccio, la storia è molto diversa. Anche in questo caso abbiamo un racconto molto breve che non sarebbe difficile immaginare come un cortometraggio, ma la scrittura è già più attenta, un po’ più ricercata e c’è proprio una narrazione poetica che vuole essere condivisa.
Giuseppe ci racconta una storia d’amore che è apparentemente la storia d’amore verso una persona, ma che poi si rivela la storia d’amore verso il mondo che ci circonda e soprattutto verso se stessi. Questo omino dei semafori è una persona che si è spesa tanto per gli altri e che ha sofferto per questo. Ma è evidente che egli non ha osservato attentamente le bellezze che lo circondano e che non ha vissuto realmente per se stesso. Per cui Giuseppe racconta una favola nella quale il finale porta proprio a riflettere sull’importanza di concedersi tempo e spazio per guardare intorno al mondo che ci circonda e scoprire le bellezze che ci possono arricchire l’animo giorno per giorno.

In generale penso che entrambi i racconti siano delle prime prove di scrittura interessanti che vanno corrette sicuramente, ma che rappresentano dei punti di partenza da coltivare. Ci sono delle potenzialità in entrambi i racconti che non trascurerei.

E poi, i due racconti mi sono stati consegnati sotto forma di brochure di poche pagine, ma entrambi hanno una copertina coerente che presagisce il contenuto, dettaglio che indica la cura e l’attenzione che gli autori hanno messo nel proprio lavoro.

Per info sugli autori:

Francesco Orlando https://www.facebook.com/BotteadErnestHemingway/

Giuseppe Castellucci https://www.facebook.com/LOminodeiSemafori/

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2018 in Recensioni

 

“Amorevoli Asimmetrie – L’arte di fuggire ancor prima d’essere inseguiti” di Vanessa Sacco

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Buongiorno amici lettori,

oggi torno a raccontarvi un’autrice già recensita tra queste pagine con il suo primo lavoro, “Il viaggio di Joelle” (Roundrobin, 2005). Si tratta di Vanessa Sacco che finalmente torna tra gli scaffali con un nuova e interessante prova letteraria, “Amorevoli asimmetrie – L’arte di fuggire ancor prima d’essere inseguiti“, affidato alle cure de La Mezzelane Casa Editrice.

Sinossi: L’ambizioso Lio si imbatte per caso nel problematico Sam, in preda a una crisi di nervi davanti a un cartellone pubblicitario raffigurante una donna col collo tagliato. Nasce così una conoscenza che catturerà Lio al punto da portarlo a disegnare gli incubi, le allucinazioni e tutti gli strani disturbi psichici del suo nuovo amico e a credere di poterne addirittura ricavare un fumetto. Allo scopo però di realizzare il suo sogno Lio dovrà prima riuscire a svelare i segreti che l’amico ha custodito per quasi trent’anni, per appropriarsi del suo vasto mondo immaginifico. Lio si imbatterà così nel personaggio di Luna, fanciulla amata e mai dimenticata dal suo bizzarro amico e sarà catturato dalla storia di Nemo Gareffi, padre di Sam, venuto a mancare prematuramente. Lio dovrà fare i conti anche con i propri fantasmi: il compromesso mal digerito di trasferirsi dalla sua rampante Milano in una sperduta località del sud per obblighi morali verso suo padre; una relazione ancora non dichiaratamente naufragata con la propria compagna; un’identità di genere mai pienamente accettata; la propria onestà intellettuale vanificata dall’entrata in scena del subdolo direttore editoriale di una nota testata fumettistica. In un epilogo imprevisto, le parti finiranno per capovolgersi: l’approfittatore si ridurrà a tramite inevitabile per la rinascita dell’ignara vittima; il mentecatto da usare asservirà sempre più il proprio aguzzino, trovando nel suo aiuto interessato la via per la verità.

La prima cosa che salta all’occhio di un lettore che ha apprezzato entrambe le opere di Vanessa è la differenza sostanziale per stile e contenuti tra il suo primo lavoro e questo. Innanzitutto i toni: mentre il primo romanzo è più malinconico e introspettivo, questo lavoro, seppur caratterizzato da profonde analisi dell’animo e della mente umana, vuole invece presentarsi con un tono più esilarante, più fresco, più veloce e talvolta anche ironico.

In realtà “Amorevoli asimmetrie” è un vero e proprio grattacapo che trascina il lettore in un turbine di vicende abbastanza assurde da creare e alimentare continua curiosità.

Vanessa presenta una serie di personaggi messi a confronto e tante analisi del comportamento umano. Molte sono le digressioni che allungano le pagine, le descrizioni dei ragionamenti di Leonida che riflette e cerca di sbrogliare le matasse oscure dei suoi compagni di avventura e le riflessioni che ne risultano riguardo se stesso.

È un lavoro esilarante per le vicende assurde che lo albergano, ma non è un libro veloce. Quasi come se Vanessa volesse farci percepire i meccanismi di una mente attiva e affamata di conoscenza, così i capitoli vengono aperti sempre con una premessa negli stessi ragionamenti; si rimanda sempre a qualche romanzo letto dal protagonista o qualche  avvenimento che ha vissuto, come se il ragionamento partisse da lontano e facesse mille capriole prima di raggiungere una conclusione. Insomma, quello che avviene di solito in una mente riflessiva che si trova a vivere situazioni assurde.

Sì’, “Amorevoli asimmetrie” è un grande enigma raccontato con toni ironici.

A 10 anni dalla sua prima pubblicazione Vanessa ha partorito un romanzo ricco, con personaggi caratterizzati in modo attento e preciso. Ad ognuno di essi Vanessa dona il giusto spazio, e per questo, alla fine del libro, tutto torna.

Ma, così come tutto torna, così tutto resta aperto e il lettore può concludere la lettura decidendo liberamente di interpretare l’epilogo a proprio piacimento.

Se il libro vi incuriosisce potete trovare qui notizie sull’autrice http://www.lemezzelane.altervista.org/vanessa-sacco.html

e indicazioni per acquistarlo http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=53&controller=product

 

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2018 in Recensioni

 

“Diari di donne in panchina” di Fiorella Cacereri

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Buongiorno amici lettori,

oggi mi trovo a recensire una raccolta di racconti scritta da Fiorella Carcereri, “Diari di donne in panchina” e edita da Arpeggio libero editrice, che ci permette di portare l’attenzione sull’amore malato, sulla fragilità e sul bisogno di trovare lungo il proprio cammino persone fidate e sincere.

Protagoniste di questa raccolta sono le donne, e quelle presentate in questi cinque racconti scritti da Fiorella purtroppo si trovano a fare i conti con uomini psicologicamente crudeli, insensibili, egoisti. Ma sono anche donne che purtroppo dimostrano di non avere difese, scudi, protezione.

Le donne in panchina, allora, sono le donne che hanno bassa autostima, donne che non si amano abbastanza, talmente insicure e bisognose di attenzione da cadere dopo poche battute nelle grinfie o nelle braccia o nelle parole di chi dimostra anche solo un minimo di interesse per loro.

Le donne in panchina sono quelle che, pur di avere attenzione, si accontentano di essere trattate anche come stracci vecchi da chi non ha sentimenti ma solo interesse ad alimentare il proprio ego.

Sono donne che desiderano un riscatto, una vendetta, quando comprendono (ma solo dopo averci sbattuto più volte la testa) di avere a che fare con persone indegne, e si mostrano buffe all’apparenza in questi tentativi che non portano a molto, purtroppo.

In alcuni punti, proprio questi comportamenti mi hanno fatto storcere il naso. Ho trovato alcune situazioni poco credibili, ma è vero che spesso la realtà supera la fantasia e mi sono rattristata all’idea che esistano al mondo donne così fragili da comportarsi nei modi raccontati da Fiorella.

Anche se l’autrice intende evidenziare la diversa sensibilità che c’è tra l’animo maschile e quello femminile, ai miei occhi salta invece un’altra caratteristica di tutti i personaggi narrati: in qualche modo, ognuno di essi, è “malato”; ognuna delle anime descritte ha problematiche molto profonde. Gli uomini per egoismo, le donne per bassa autostima, entrano in connessione sempre personalità che in qualche modo sono “rotte”.

E così ritroviamo donne che prendono treni e fanno chilometri per incontrare uomini che non hanno mai visto prima di persona e che non conoscono per niente. Donne che decidono di partire e andare all’estero con degli sconosciuti. Donne che si fanno calpestare e stalkerizzare e che dopo tre incontri fuggitivi anche soltanto di scambi di messaggi si dicono già innamorate.

Personalmente non le ho trovate credibili, ma voglio immaginarle come persone molto fragili, corrotte dalle cattive esperienze che hanno avuto nella vita. E credo che questo fosse l’intento di Fiorella: spingere all’estremo delle situazioni nei toni e nelle descrizioni per denunciare qualcosa. E quello che ne emerge sono tanta rabbia e tanta tristezza.

Fiorella denuncia qualcosa: non è l’evidente rapporto tra uomo e donna, ma il bisogno di rapporti autentici e curati; rapporti di rispetto; il bisogno di attenzione di persone fragili che non è quella data da un uomo ma da una persona che tiene davvero al nostro benessere. Credo sia questo lo scopo di questa raccolta, l’intenzione di Fiorella.

Per info sull’autrice http://www.arpeggiolibero.com/autori/manufacturers/fiorella-carcereri?tmpl=component e acquisto libro http://www.arpeggiolibero.com/lista-categorie/racconti/diari-di-donne-in-panchina.html

 

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2018 in Recensioni

 

“Pathos” di Mariarosaria Ruotolo

Risultati immagini per Pathos mariarosaria ruotoloSalve amici della lettura,

oggi vi presento la silloge poetica “Pathos“, edita da Pluriversum Edizioni di Ferrara, che segna il debutto della giovane autrice casertana, Mariarosaria Ruotolo. Un’opera molto interessante che già per struttura e intenzione rivela una maturità e una profondità d’animo degni di attenzione.

Si tratta di una raccolta poetica con una struttura circolare, con la quale la poetessa vuole raggiungere soprattutto i suoi coetanei attraverso tutte le forme della poesia e della prosa. Il libro, infatti, si apre con un monologo. Comprende, poi, una parte di poesie in italiano, una in vernacolo, una in inglese e una in latino, prima di lasciare spazio a dei testi in prosa e concludersi con un ultimo monologo.

Mariarosaria dimostra di avere un animo ricco di buoni sentimenti, di aver dovuto già affrontare diverse prove nella vita; di aver fatto esperienza anche solo per empatia di tante questioni. Il suo animo sensibile la porta a esprimere verso i suoi coetanei  quello che lei ha compreso di questo viaggio chiamato vita che già le ha mostrato tanti lati oscuri e tante meraviglie. Quindi il suo monologo iniziale diventa uno sprone per i suoi coetanei a non arrendersi, a procedere, a dare sempre il massimo di se stessi e fare della propria vita un’opera d’arte.

La silloge, poi, continua con poesie divise appunto per tipologia.

Il tema dominante è quello della separazione e dell’abbandono. Ma ci sono anche tanti versi dedicati alle donne, alla legalità e alla bellezza.

Tenere si rivelano le liriche legate alla sua età, che dimostrano il suo amore anche per i suoi coetanei e per la giovinezza. Ho notato una forza particolare nell’esprimere ciò che i fatti di cronaca e di attualità le hanno smosso dentro. La sua sensibilità le ha permesso di immedesimarsi in alcune situazioni e trovare come valvola di sfogo e denuncia la poesia.

E forse, è proprio questo connubio tra la sua giovane età e la maturità che lei dimostra nel fare esperienza e interessarsi a ciò che accade intorno a impressionare il lettore e trovare comunione nella sua opera.

La maturità poetica invece si riscontra soprattutto nella parte della silloge dedicata ai versi in vernacolo. Anche se è una parte molto breve, è quella che ho apprezzato di più sia per la cura, sia per l’attenzione messa dalla poetessa, sia per la passione che emerge tra queste liriche più che nelle altre. La passione e il coinvolgimento di questa ragazza per la sua terra e per la lingua della sua terra è qualcosa di cui il lettore può fare esperienza sulla propria pelle; qualcosa che non lascia indifferenti e la cui bellezza commuove.

La parte che invece mi ha convinta un po’ di meno è quella dei testi in prosa. Non lo dico per una questione di forma o di contenuto. Sono senza dubbio testi scritti in modo chiaro, appassionato ed energico. Mariarosaria, anche in questo caso, dimostra bravura ed efficacia nell’esposizione dei suoi pensieri, ma per una questione di coerenza poetica li avrei inseriti in una raccolta a parte, magari creando una sorta di “saggio poetico”.

Ho la sensazione che siamo al cospetto di una penna felice che farà parlare molto di sé; di un’autrice che saprà dare ancora voce a una generazione, cogliendone i tratti che la modernità e la tecnologia tendono a oscurare. Sono convinta che i giovani hanno bisogno di personalità come quelle di Mariarosaria anche e soprattutto per non dimenticare che il proprio animo va curato e nutrito di bellezza, di quella bellezza che si nasconde nella poesia della vita.

La silloge di Mariarosaria Ruotolo può essere acquistata direttamente dall’autrice, il cui indirizzo e-mail per qualunque informazione è maryruotolo61@gmail.com , oppure ordinata in tutte le librerie “Feltrinelli” d’Italia, presso la libreria “Hamletica” di Maddaloni (CE) e “Pascarella” di Santa Maria a Vico (CE).

 

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2018 in Recensioni

 

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“3:33” di Danjel Maraniello

Una raccolta di cinque racconti surreali e horror è il lavoro di esordio di Danjel Maraniello, pubblicato per la LFA Publisher. Una raccolta che si rivela interessante sin dalle prime battute, in cui il giovane autore utilizza metafore interessanti per parlare della società attuale e di tutti i disagi che la caratterizzano.

Mi piacciono le metafore che ha utilizzato e lo stile generale di ogni racconto. Mi piace l’immedesimazione e l’empatia che riesce a creare. E mi piace l’ironia con cui chiude il cerchio descritto.

I 5 racconti della raccolta non sono assolutamente privi di rimandi ad analisi o metafore più profonde che riguardano la nostra attualità, che riguardano la vita quotidiana, i disagi dei giovani, soprattutto la loro incapacità di vedere un futuro che possa essere progettato con speranza. O anche il disagio di sentirsi incompresi, emarginati.

I personaggi di Danjel ricomprendono già nella loro caratterizzazione tanti elementi che possono creare discussioni, che possono muovere riflessioni nel lettore. Personaggi che si muovono fino al limite, ed è proprio su di esso che mostrano la vera natura di cui è fatto l’animo umano, che può sfociare nel profondo egoismo, nella disperazione, oppure salvarsi.

Danjel ha ottime capacità descrittive e narrative che permettono al lettore di estraniarsi dalla realtà e immergersi totalmente nella lettura di questi racconti che sembrano ottimo materiale per una trasposizione cinematografica.

L’unica pecca del libro, purtroppo, resta l’editing. Per chi adora la lingua italiana scritta bene ci sono dei punti che mi dispiace non siano stati rivisti con un editing più efficace perché questo mi ha fatto storcere il naso nella lettura. Ma questo non sempre dipende dall’autore.

Tuttavia, Danjel ha ottime capacità descrittive e narrative e credo abbia trovato il genere adatto al suo essere. Spero che continui su questa strada e che ci faccia leggere presto altre nuove opere.

Per info su autore https://www.lfaeditorenapoli.it/i-nostri-autori-i-nostri-eventi/maraniello-danjel/

Per acquistare il libro https://www.ibs.it/333-libro-generic-contributors/e/9788899972714

 
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Pubblicato da su 8 gennaio 2018 in Recensioni

 

“L’insana improvvisazione di Elia Vettorel” di Anemone Ledger

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Giovanissima autrice campana, Anemone Ledger ha già le idee chiare riguardo il suo stile di scrittura e il genere che vuole usare per raccontare le sue storie, esorcizzare le sue paure.

L’insana improvvisazione di Elia Vettorel” è una prima prova interessante.  Prima pubblicazione mediante casa editrice (Elison Publishing, 2017), il libro di Anemone mi ha ricordato sin dalle prime pagine le atmosfere di alcuni testi di grande successo, come “Il profumo” di Patrick Süskind, oppure “L’uomo che dipingeva con i coltelli” di Marco Mazzanti. Un’affinità che riscontro soprattutto riguardo i protagonisti: anche Elia sembra essere condannato ad una vita di dolore, violenze e sofferenza solo perché, a causa del suo aspetto fisico, rappresenta un freak della natura, uno scherzo. Mi sono lasciata quindi avvolgere da questa atmosfera di inquietudine e di condanna, qualcosa che avevo già sperimentato, ma la lettura mi ha incuriosita.

La storia che troviamo tra queste pagine è abbastanza contorta; un andare avanti e indietro tra le cose che accadono al protagonista nel presente in cui lui parla ad uno psicologo; il passaggio poi al piano dei ricordi di quando egli era piccolo e viveva nell’orfanotrofio, fino al momento in cui si ricongiunge con sua madre e mette in ordine tutti i tasselli.

Le voci narranti subiscono delle modifiche, a volte anche la madre diventa voce.  In un primo momento la narrazione è lineare e si lascia seguire facilmente; in un secondo momento diventa tutto un po’ più complicato, e forse anche un po’ impegnativo da seguire. I tormenti del protagonista trovano motivazione in ragioni altrettanto tormentate e complicate. E questo forse si traduce in una narrazione un po’ contorta per il lettore.

L’atmosfera descritta è inquietante e l’inquietudine del personaggio principale si evince anche da questo. Tutto il libro ne è avvolto. È qualcosa di funzionale e voluto da Anemone, così come credo che fosse suo desiderio e intento quello di creare una scrittura quasi cinematografica, di dare al libro un andamento da film: lo si riesce facilmente ad immaginare seguendo le descrizioni e i cambi di scena.

Trovo, tuttavia, che la lunghezza e l’enfasi usate, a volte, risultino eccessive. Non dico che è sbagliato, probabilmente è intenzionale, ma il libro diventa una lettura dolorosa. Ci sono diverse scene caricate di descrizioni nei minimi particolari e viene messo continuo risalto nel descrivere i movimenti e i pensieri dei personaggi. E i colpi di scena, in realtà. non aggiungono nulla che possa stupire il lettore.

Anemone ha solo diciotto anni ma la sua scrittura già promette una buona base di crescita, ha tanto da dire e ha talento sufficiente a farci intravvedere un futuro di autrice credibile e brillante; il genere che lei predilige è in linea con le sue corde, con la sua scrittura. Ho notato, però, dei cali in alcuni punti, ma credo sia dovuto anche ad un editing non troppo attento: la storia andava snellita e asciugata in diversi punti per rendere la lettura più facile senza togliere nulla all’atmosfera che la pervade.

Però è un libro che dimostra già del buon materiale su cui lavorare, e una penna che in futuro potrà regalarci opere sempre più interessanti.

Per info su Anemone Ledger https://www.facebook.com/anemoneledger/

Per acquisto del libro https://www.amazon.it/Linsana-improvvisazione-di-Elia-Vettorel/dp/8869751724

 
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Pubblicato da su 12 dicembre 2017 in Recensioni

 

Recensione di “Pieve Cipolla” di Gianpiero Pisso, terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

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Eccoci qui, cari lettori, con una nuova recensione, con un nuovo blog tour, con un nuovo libro della scuderia Le Mezzelane Casa Editrice! Questa volta è il turno del romanzo esilarante di Gianpiero Pisso, “Pieve Cipolla“.

Sinossi: Pieve Cipolla è un tipico paesino della Val Seriana, uno di quei piccoli paesi in cui la vita è un po’ rude, ma idilliaca, scandita dai tempi della natura e in cui non succede mai nulla. Gli anziani trascorrono il loro tempo giocando a carte, a bocce, bevendo qualche bicchiere di vino rosso in compagnia e raccontandosi le storie di tutti i giorni, perfino quelle che parlano di mostri orribili, creature terrificanti che giurano di aver visto tra i boschi e i pascoli della valle. I giovani invece attendono il momento propizio per lasciare il luogo natio, alla ricerca di fortuna e di opportunità concrete per le loro carriere. Tutto ruota intorno alle autorità riconosciute: l’autorità religiosa, rappresentata dal parroco; quella sociale e politica, impersonata dal primo cittadino e quella legale, vale a dire il maresciallo dei Carabinieri. Ma siamo davvero sicuri che la vita a Pieve Cipolla sia poi così noiosa? Leggendo questo libro non si direbbe proprio…

E in effetti non mancano colpi di scena e vicende insolite che alimentano e arricchiscono il testo.

Gianpiero Pisso ha intessuto in questo romanzo le vite di un paese di montagna, facendo sentire in modo pregnante la semplicità della vita di tutti i giorni; facendoci assaporare la straordinaria freschezza di cui è capace il quotidiano e che spesso dimentichiamo, affascinati da luoghi esotici e lontani dai problemi quotidiani, o convinti che altrove ci sia sempre qualcosa di migliore rispetto al nostro presente.

Semplice è seguire gli intrecci e le vicende presentate come se fossimo seduti anche noi al tavolo dello scopone scientifico dei simpatici protagonisti. Semplice è la scrittura, che fa scorrere veloce la lettura, strappando un tenero sorriso. Semplici gli svolgimenti e le risoluzioni degli eventi raccontati, che narrano di intrighi talvolta anche misteriosi o gravi, ma sempre con una ironia che li rendono piacevoli.

Il romanzo di Pisso è ben scritto ed è una piacevole lettura che rallegra e alleggerisce il cuore; che trasporta con facilità in un universo che sembra dietro l’angolo, a portata di mano, accessibile a tutti noi. E che forse, non ne siamo ancora consapevoli, ma anche noi viviamo.

Non vi svelo null’altro ma vi invito a passare le vacanze di Natale in questo fresco paese di montagna, facendovi accompagnare dalla penna felice di Pisso.

Vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog impegnati nel blogtour e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info su autore e acquisto libro http://www.lemezzelane.altervista.org/gianpiero-pisso.html

 
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Pubblicato da su 2 dicembre 2017 in Recensioni

 

“Ceramiche a Capodanno” e “Istantanee donna”: due sillogi per la giornata nazionale contro la violenza sulle donne

Se ne parla sempre poco, si ripete sempre troppo e le cose sembrano non cambiare mai, e il 25 novembre diventa una giornata che si tinge di rosso, nel simbolo ormai donato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Una giornata che però deve durare tutto l’anno, che deve essere sveglia, allarme monito da tener presente affinché questo dolore possa cessare.

Questa giornata la celebriamo anche con la scrittura, e per questo dedico il post ad una doppia recensione che riguarda le raccolte poetiche di Rita Angelelli, “Ceramiche a Capodanno“, e Davide Rocco Colacrai, “Istantanee donna“, entrambe pubblicate da Le Mezzelane Casa Editrice.

Due raccolte diverse tra loro in parte: quella di Davide è una sinfonia di voci di donne diverse le une dalle altre m

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a tutte parti di uno stesso animo; quella di Rita voce ferita, arrabbiata, indignata di chi ha avuto la gola strozzata dall’abuso.

Nel leggere “Istantanee donna” di Davide Rocco Colacrai sembra di trovarsi ad ascoltare il racconto di diverse donne, amiche che si incontrano e condividono un percor

 

so, una vita. Si entra in comunione con qualcosa che tutte loro hanno vissuto e si scoprono

 

le sfaccettature dell’animo femminile.

Poesie scritte in prima persona, una voce di donna che non cela del tutto il fatto che siano state scritte da un uomo, ma è evidente che si tratta di un uomo che ammira e ha una profonda considerazione per la donna, per il suo carattere, le sue fragilità e soprattutto le sue forze. E che riesce a farne uscire fuori il canto più bello.

Sono liriche in cui si legge ammirazione e rispetto: elementi che in una giornata come questa necessitano di essere ribaditi come essenziali nella costruzione delle relazioni umane.

Davide ha la capacità di catturare le sfaccettature delle donne di cui parla e farti sentire coccolata, capita. Si entra in comunione con ognuna delle voci che vengono celebrate dal poeta, ci si sente interconnesse e parte di un unico grande universo di cui aver cura.

Chi invece non ha avuto la cura di cui aveva diritto è la voce cantata da Rita Angelelli nella sua silloge “Ceramiche a Capodanno“, una voce che nel raccontare le inaccettabili violenze subite cerca allo stesso tempo di capire le sue stesse reazioni (o mancante reazioni).

Un volume piccolo 35-thickbox_defaultma ricco di pugni che scuotono e spingono alla riflessione. Testi di cui abbiamo bisogno (purtroppo) per non dimenticare che i fatti di cronaca che riguardano il femminicidio raccontano di donne che hanno perso la vita, persone che ci vivono accanto e che non hanno avuto forza o coraggio per denunciare e salvarsi.

Con una serie di poesie a metrica libera, Rita ci racconta la rabbia e la passività di una vittima, la sua voce segreta che urla. Le poesie vengono intervallate da meditazioni, riflessioni brevi sull’effetto della violenza, sull’annullamento graduale della vittima. Su questa donna che è come ceramica, che viene modellata, si scheggia ma non si rompe.

Storie che raccontano della speranza sporcata ma anche del bisogno di essere aiutate e della fortuna di incontrare chi possa farlo. Rita parla di quelle anime lacerate da una violenza insana e senza ragione. Parla di donne annullate che devono provare a ricostruirsi e riemergere dall’ombra dopo essere state rotte, come cocci da rimettere insieme. Argomenti attuali scritti con la voce della vittima, con meditazione e riflessione che crea empatia tra lettore e autore e vittima.

Entrambe sillogi che meritano il nostro tempo.

Per notizie su autori e acquisto:

Rita Angelelli http://www.lemezzelane.altervista.org/rita-angelelli.html

“Ceramiche a Capodanno” http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=12&controller=product

Davide Rocco Colacrai http://www.lemezzelane.altervista.org/davide-rocco-colacrai.html

“Istantanee donna” http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=46&controller=product

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2017 in Recensioni

 

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Recensione de “La camminatrice e la resistente” di Maria Zaffira Secchi, terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

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Buongiorno amici lettori, eccoci qui per un nuovo appuntamento del blogtour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice, questa volta dedicato all’intenso romanzo di Maria Zaffira Secchi, “La Camminatrice e la Resistente“.

Sinossi: Il libro narra di un carteggio tra due donne nascosto in una grotta. Le loro vite così diverse hanno in comune lo stesso rigoroso senso del rispetto, la fatica del movimento verso la comprensione, la percezione di essere un tutt’uno con l’universo. La natura, le stagioni, ma soprattutto i fiori, di tutte le sfumature del blu, sono il filo conduttore di questo scambio epistolare che è dialogo e monologo, narrazione e riflessione, scoperta ed esposizione profonda dell’alterità delle donne, del loro vero essere interiore, così spesso snaturato e violato.

Dalle prime pagine, ho provato subito una fortissima comunione con questo testo perchè mi ha ricordato alcuni tratti della mia Tessitrice, e alcuni elementi in comune con la mia raccolta di racconti “Lo spazio nel mezzo” (edito da Le Mezzelane Casa Editrice).
L’autrice ci regala una perla corposa per la ricchezza di contenuti, e allo stesso tempo un testo delicato e prezioso come un diamante. Un testo che chiede tanto in cambio, perché chi lo scrive mette se stesso in discussione e chiede tanta riflessione a chi lo legge. La bellezza di questo processo di dare e ricevere creato da scrittura e lettura è che in ogni caso, da questa battaglia con se stessi si esce sempre arricchiti.

Mi piace che sia un testo contagioso: mi ha fatto venir voglia di iniziare una corrispondenza epistolare come si usava fare quando ero piccola, di lettere scritte e spedite e attese con i lentissimi tempi delle poste italiane; una corrispondenza che ti fa sognare nel tempo dell’attesa e ti insegna la pazienza.

Ho la sensazione, leggendo, che queste due donne che si scrivono da una certa incalcolabile e imprecisa stanza, siano in realtà due facce della stessa donna, due anime della stessa persona, due momenti della stessa identità: essa, nei panni della Resistente, vive pazientemente la sua vita e la sua sosta nel luogo che abita e con ciò di cui fa esperienza; scrive a quella parte di sé che anela partire, e fare nuova esperienza della natura che col tempo ha imparato ad ascoltare e conoscere; dall’altro lato vi è la Camminatrice, quella parte di sé che ha trovato il coraggio e colto il tempo della partenza, del viaggio, dell’esperienza sul campo di tutto ciò che aveva incanalato prima. Non a caso, le lettere della Resistente sono lunghe e dettagliate nella descrizione di sensazioni e vicende, mentre quelle della Camminatrice sono brevi, ermetiche, quasi che tutto ciò che c’era da dire ormai è stato detto e questo è il momento della vita.

La Resistente sembra scrivere per accompagnare un viaggio che poi vorrà fare, e ricordare a se stessa le cose che contano davvero, le motivazioni che hanno determinato quella scelta.
La Camminatrice accoglie e vive e ancora impara e fa esperienza di qualcosa di nuovo. Due aspetti, dunque, della stessa donna; due donne di cui prendersi cura, e due voci che ne fanno una e ci ricordano la forza e la profondità dell’ animo femminile; la forza e l’intensità della sensibilità donna. La forza che la donna dimostra anche nella solitudine.

Il viaggio della Camminatrice e della Resistente è ricco e mi ha toccata nel profondo. Vi ho trovato una comunione di intenti che ho espresso nella mia stessa scrittura e per questo mi è stato facile e naturale entrare in empatia con i personaggi, con le loro voci e con la sensibilità dell’autrice.

Un libro che si legge e secondo me va letto e riletto e gustato a fondo in ogni poetica parola e immagine di cui Maria ci fa dono.

Vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog impegnati nel blogtour e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info sull’autrice e l’acquisto del libro http://www.lemezzelane.altervista.org/maria-zaffira-secchi.html

 

 
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Pubblicato da su 18 novembre 2017 in Recensioni

 

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