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.Paradisiache degustazioni.

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Questa sera mi avvio presto da Raffo, allo Spillale, per parlargli di una raccolta di poesie intense che puntano dritte all’animo di chi legge e che toccano chiunque ne gusti i versi. Sto parlando de “Le identità del cielo” di Michela Zanarella (di cui potete leggere la recensione a questo link).

Di solito, quando mi presento da Raffo con una raccolta di poesie l’abbinamento è sempre un po’ complicato perché tanti possono essere gli elementi da prendere in considerazione. Ogni poesia, infondo, ha un messaggio e scatenare emozioni anche diverse.
Seduta al bancone, in compagnia della mia amica Lucia, parlo a Raffo della raccolta è lui ne individua subito tre elementi: il cielo, evocato dal titolo; la penna felice della poetessa, da me ripetutamente decantata; e il rapporto che l’autrice crea con se stessa e con l’intero universo attraverso i suoi versi.

“Anche se con le raccolte di poesie è sempre un po’ complicato scegliere una birra da abbinare, in questo caso direi di…”, parla lentamente guardando l’esposizione di bottiglie che tiene sulle mensole e ne prende una, “direi una blanche del birrificio canadese “Blanche du Paradis“. Blanche è uno stile di birre fatte di parti di frumento e speziate con il coriandolo, almeno quelle standard. Si tratta di birre molto dolci, molto morbide, e come tutte le birre fatte di frumento, io ritengo che abbia un approccio diretto, perché hanno dei sapori molto chiari. tutto quello che ti danno te lo danno subito. Si tratta di birre dirette, non sono come quelle birre dal sapore lungo che presentano le loro altre caratteristiche in un secondo momento nella degustazione. Le blanche si presentano invece, direttamente per quello che sono”. Raffo prende la bottiglia e me la porge.
“Queste birre sono interessanti in quanto sono birre speziate… può essere interessante perché ogni poesia può rifarsi ad una delle spezie della composizione della birra”.

“Questa birra mi sembra adatta perché è morbida, abbastanza dolce proprio come mi dici essere la poetessa… ed è una birra molto gustosa, amata da molti proprio perché contiene un buon equilibrio per quanto riguarda il gusto né troppo dolce né troppo amaro”.

La mia amica Lucia è subito incuriosita e decide di farsi versare la birra. Aggiudicata! La proviamo subito!

 

 
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Pubblicato da su 3 luglio 2015 in Spillaletture

 

Dalle origini, gusti imprevedibili

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Il nuovo abbinamento che mi conduce da Raffo, allo Spillale, in una sera infrasettimanale per il nostro consueto appuntamento, inizia il suo percorso dalle origini.

Questa volta mi presento da lui con il “Diario di un antropologo (il viaggio del disincanto)” di Lucio Schina (di cui potete trovare la recensione a questo link). Un libro che nasce da una storia legata alla ricerca delle origini delle tradizioni, delle culture; legata all’amore per il proprio lavoro e per la riscoperta delle tradizioni e delle interconnessioni con l’universo.

Gli racconto, come sempre, la storia narrata in quelle pagine e lo lascio per qualche minuto pensieroso a scegliere la birra da abbinare. Non sembra un’impresa semplice. Dopo qualche istante che a braccia conserte Raffo è stato lì a riflettere, inizia a discuterne con me:
“Il fatto che il protagonista sia un antropologo mi fa immediatamente pensare alle origini, a una delle birre più antiche per gusto classico. Se pensi che le origini della birra risalgono alla mesopotamia, sembra facile, ed è un gioco simpatico. Ma un altro elemento importante che non voglio trascurare è il disincanto”, il viaggio del protagonista, infatti, gli permette di ricevere delle risposte e fare esperienze extrasensoriali, con le quali comprende l’importanza di avere rispetto per ciò di cui sta facendo esperienza. Nel momento in cui egli si libera di ogni tipo di barriera riesce a capire cosa nascondono tutte le civiltà, il legame tra le popolazioni. E Raffo pensa subito alla Amber shock, una birra denominata “Imprevedibile”: una rossa molto vicina ad una birra belga ad alta fermentazione, per lo stile ma che non lo è. “Si tratta di una Doppelbock tedesca in bassa fermentazione. Una birra tra le più antiche ( una specialità bavarese che fu prodotta per la prima volta dai monaci e considerata per secoli il loro “pane liquido”), con uno stile semplice, di malti tostati leggermente, ma che risulta imprevedibile poiché ha tantissimi profumi che conducono verso le birre più raffinate come quelle belga”
Raffo mi spiega che chi si vuole avvicinare a fare una birra del genere pensa ad una birra belga, pensa di lavorare su materie prime semplici, sulle fermentazioni, sui lieviti. Ecco, spiegato il motivo della sua scelta.

Ma il mio occhio è caduto su una bottiglia in esposizione del birrificio Karma, dal nome evocativo, “Sumera”. Anche Raffo ha pensato a quella birra e me la propone:

“Si tratta di una birra di farro, uno tra i prodotti fermentabili forse più antichi”. Mi ricorda che le origini delle prime birre avvenne dalla fermentazione spontanea di malti lasciati al sole e alla pioggia. “La Sumera è una birra complessa, derivata dal lavoro di diverse qualità di luppolo e spezie dai vari sapori, pensata perché ricorda le birre primordiali. Si tratta di una Ale ad alta fermentazione, chiara, abbastanza dolce, dove il farro dona una dolcezza diversa dal solito sapore del malto d’orzo. In questa birra c’è un buon lavoro anche sul lievito per dare un giusto bilancio tra dolce e speziato.”

Nel nostro caso sembra perfetta ad unirsi al diario di Lucio Schina. Me la faccio versare e noto subito la gustosa delizia dei sapori preannunciati dal mio amico.
Il mio invito deciso si estende a tutti voi. Un abbinamento da provare senza esitazioni!

 
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Pubblicato da su 15 maggio 2015 in Spillaletture

 

Il gusto del suono

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Il freddo di fine gennaio nell’aria e un giovedì sera da riempire di sapori genuini e al tempo stesso intensi, zaino in spalla e in mano il piccolo volume di poesie di Argia Maina quasi fosse un vecchio walkman pronto a suonare una melodia a me cara, e mi presento allo Spillale per un nuovo abbinamento libro-birra con il mio amico Raffaele.

Il volumetto che gli presento questa sera è una raccolta di poesie (“Il nodo del suono” edito da ‘round midnight edizioni, di cui potete trovare la recensione a questo Link), stralci di vita quotidiana che richiamano momenti fugaci del presente ma anche sapori di un passato che, leggendo, ho sentito comune, caro a me. Argia coglie degli attimi in modo diretto e vero.

Raffo mi ascolta raccontargli di questa breve raccolta. In verità, gli avevo già accennato qualcosa al riguardo qualche sera prima di adesso, e già allora avevamo provato ad individuare un paio di birre tra cui scegliere. Ovviamente, in questa prima parte di una fredda giovedì sera, possiamo parlarne con più calma.

Ascoltate le mie parole, Raffo ha tutti gli elementi per poter scegliere sul suo scaffale una birra adatta a “Il nodo del suono“. Si tratta di poesie brevi, dal ritmo musicale (il richiamo alla musica è inevitabile sin dalla copertina!!) che colgono in modo diretto e sincero la realtà dell’animo e della quotidianità.

“Ci vuole una birra semplice da bevuta quotidiana”, suggerisce Raffo, “Una birra che si beva velocemente ma non troppo“. Trattandosi di una raccolta presentata già come fosse un album di canzoni da ascoltare, Raffaele sceglie una birra che è un omaggio a Kurt Cobain.

“Ecco, io sceglierei la Kurt, non solo per il collegamento musicale, ma anche perché si tratta di una American Pale Ale, una birra a bassa gradazione che suggerisce una bevuta veloce”, così come le poesie di Argia sono brevi e possono essere lette a grandi sorsi, “E’ una birra che si presenta in lattina, e questo suggerisce una bevuta rapida. In verità”, mi spiega il mio caro amico, “resta una birra particolarmente strutturata, con vari retrogusti tropicali agrumati che richiedono tempo di assimilazione proprio come le poesie hanno bisogno di essere rilette, gustate e interiorizzate senza fretta”.

Raffaele mi versa la birra per accompagnare il gustosissimo spiedino di provola e pancetta di maialino casertano che ho ordinato per cena, e continua: “E’ una birra in stile americano, amara, ma da diversi sapori. Come ti dicevo prima, ha tanti retrogusti che richiedono calma nella degustazione, lasciando tempo al palato di assaporare le varie sfaccettature e prepararsi ad una nuova sorsata. Preferisco suggerirti, comunque, una birra in lattina per il richiamo alla quotidianità, anche se resta sul palato a farsi degustare”.

Sorseggio la birra e confermo le parole di Raffaele. La sorsata è veloce ma mi rilascia al palato tanti gusti da individuare con calma. Proprio come una poesia di Argia, che si legge nel tempo di una canzone e resta a canticchiare nella testa.

Non resta che invitare la poetessa e tutti voi lettori a verificare di persona il nostro abbinamento. Chissà che Argia Maina, visitando lo Spillale, non colga un altro stralcio sincero di vita da cantare nei suoi versi.

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2015 in Spillaletture

 

Pericolosamente vicini alla dislessia…

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Allo Spillale ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutti i palati. E nel nostro caso, per tutti i libri e tutti i lettori.
Torno dal mio amico Raffaele per continuare il nostro gioco di abbinamenti, e questa volta sottopongo alla sua attenzione la raccolta di racconti di Carlo Sperduti, “Un tebbirile intanchesimo“, Gorilla sapiens edizioni (di cui potete leggere la recensione a questo Link).
Si tratta di una particolare raccolta di racconti, molto veloci, brevi e inusuali nel linguaggio usato (come potete vedere sin dal titolo), e i “gusti” che si possono distinguere dal palato letterario sono svariati. Non è quindi facile per Raffaele individuare al primo colpo una birra.
Gli parlo dei racconti e gliene leggo qualcuno, mentre lo vedo trafficare tra gli scaffali. “Con una raccolta così, non possiamo di certo scegliere una birra usuale…”, mi dice, si gratta il mento mentre ha le braccia conserte. E’ concentrato, forse un po’ confuso dai molteplici ingredienti che ha subodorato nei racconti che gli ho letto.
Poi finalmente, individua tra le tante la birra da abbinare.
“Si chiama Dangerously close to stupid…”, e già il nome mi sembra più che adatto, esaustivo (pericolosamente vicino alla stupidità!), “E’ una birra danese dl birrificio Tool, in stile inglese. Si tratta di una imperial ipa. Le birre IPA sono molto luppolate, quindi abbastanza amare, e si chiamano imperial perché hanno gradazione alcolica. Inoltre sono agrumate con sentori di frutti tropicali.Questa imperial ha un retrogusto agrumato di ananas molto accentuato che fa sparire l’elevata alcolicità. E’ di bevuta molto facile, nel senso che pur essendo forte nel sapore, la si beve a grandi sorsate finendola senza quasi accorgersene”, un po’ come il libro che si legge molto velocemente.
“Questa imperial ipa è una birra ad alta gradazione, per cui si può diventare brilli senza nemmeno rendersene conto!”, e questo giustifica la scelta del nome.
Ridiamo molto sul connubio appena creato, anche perché, a pensarci bene una grossa bevuta può provocare (come può accadere esagerando con queste imperial ipa) dislessia o rendere difficile la comunicazione verbale, così come Sperduti gioca con il linguaggio stravolgendolo, ubriacandolo. Un accoppiamento davvero divertente. Sarebbe interessante metterci alla prova della lettura di questa raccolta dopo una grossa bevuta di Dangerously close to stupid. Ci proviamo?

 
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Pubblicato da su 23 gennaio 2015 in Spillaletture

 

Tinta e le cattive attitudini…

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Altro giro, altra birra. Un’altra serata allo Spillale (Via Mazzocchi, Caserta) e un altro gioco di abbinamenti tra romanzo e bevanda.

Questa volta l’attenzione è rivolta all’ultimo romanzo di Tinta, “Una donna (quasi) scaduta”, edito da David and Matthaus egoEdizioni. Il romanzo racconta le vicende di una donna alle prese con le prime avvisaglie della menopausa e tutti i dubbi e le domande che questa fase di cambiamento dell’età provoca in una donna che non accetta di sentirsi, appunto, scaduta ma continua a mettersi in gioco.

Anche questa volta racconto al mio amico Raffaele (De Lucia) la trama del libro (di cui potete leggere la recensione a questo Link) cercando di dargli quanti più elementi affinché lui possa entrare nello spirito del racconto e scegliere una birra adatta da unire.

Il libro si distingue per il tono sempre ironico, mai troppo impegnativo che sceglie la scrittrice per sdrammatizzare su quelle che possono essere problematiche anche un po’ malinconiche. Il tempo che passa e la voglia di restare autentiche e ancora attive, nell’amore come in ogni aspetto della vita.

Per questo libro Raffo individua due birre: una da suggerire agli uomini, l’altra alle donne.

La prima è una rossa Barley Wine, una birra molto carica che si distingue, come mi spiega il mio amico in “Due fasi marcate: al primo sorso si assapora la base tipica del malto, così come nel romanzo c’è la base di ciò che si è sempre stati, mentre in un secondo momento subentra il retrogusto più amaro a cui va abituato il palato un po’ come, forse, la protagonista cerca di abituarsi al suo cambiamento”. Ricordo a Raffo di come Tinta scriva di una protagonista tenace, sognatrice determinata a rimanere sempre se stessa, senza cedere alla tentazione di diventare patetica e lottare contro i segni che il tempo lascia in lei senza ricorrere a trucchetti e frequentando ragazzini. “Dovremmo, quindi, scegliere una birra che si affina al palato”, continua Raffo,”e in questo la Barley Wine è perfetta in quanto viene affinata in botti di rovere, e quindi con il passare del tempo ha i suoi cambiamenti che sono migliorie rispetto all’origine”.

Inizialmente però, Raffo aveva pensato ad una birra un po’ più adatta ad una donna, più nello stile dell’Indian Pale Style, lo stile di una bevanda che sembra ancora frivola al primo sorso ma che rilascia tanto gusto amaro che sorprende alla fine. “All’inizio puoi pensare ad una birra chiara, leggera”, spiega, “ma quello che viene dopo è un gusto che stupisce e che va affinato al palato, accettato così come bisogna accettare i cambiamenti  nel tempo e nella vita”, per questo concludiamo che l’unione più adatta è con la svizzera White IPA Bad Attitude, una birra un po’ più “femminile”, fatta con frumento, ma con il tipico un retrogusto da IPA, quindi un po’ più amara.

Mentre chiacchieriamo del romanzo e Raffo mi elenca le caratteristiche delle birre, noto il divertente particolare del nome della birra scelta per questo romanzo: si tratta di una White IPA Bad Attitude. La trovo simpaticamente perfetta per Tinta, un’autrice sempre pronta a non prendersi mai sul serio e audace nei suoi precedenti lavori letterari visto che nasce come scrittrice di racconti erotici. Insomma, una cattiva ragazza sempre pronta a ridere, apparentemente leggera ma ricca di creatività.

Anche questa volta l’accostamento divertente sembra perfetto. Vogliamo provare a sorseggiare la birra leggendo il libro? Noi verifichiamo, e a voi auguriamo buona birra e buona lettura!

 
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Pubblicato da su 19 dicembre 2014 in Spillaletture

 

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E’ la natura che lo vuole…

spillaletturacadediradoLanciamo le nostre Spillaletture cercando una birra da abbinare all’ultima creazione di Caterina Saracino, “La luce giusta cade di rado” edito da Eiffel edizioni. Un romanzo che affronta diverse problematiche impegnative e importanti quali la diversità, l’autismo, l’omosessualità, il tormento dell’animo di individui incompleti o incapaci di esprimere se stessi. (trovate la recensione a questo Link)

Affinché Raffaele, l’esperto, individui una birra adatta, gli racconto la trama e i punti fondamentali su cui Caterina ha incentrato il suo racconto. Gli spiego che il libro è impegnativo e va letto con lentezza, soffermandosi per riflettere sulle problematiche avanzate dall’autrice. È un libro che scuote il lettore, che penetra nel suo animo e non gli permette indifferenza durante la lettura. Non è un libro leggero, pur essendo piacevole, a tratti poetico – è inevitabile con la scrittura di Caterina!

Do qualche minuto a Raffaele per individuare sulla sua dispensa  una birra adatta. Io intanto gusto la Tipopils che mi ha versato, mentre fuori dal locale piove. È mercoledì sera, il natale si avvicina ed è quasi ora di cena. Mentre molti corrono a casa, e pochi entrano nel locale per rilassarsi prima di rincasare, io mi godo l’atmosfera e adoro questa parte del mio lavoro.

Dopo qualche istante, Raffo mi propone come accostamento al libro di Caterina il Lambic, una birra belga molto particolare. Mi spiega che si tratta di una birra con retrogusto acido e caratterizzata da una fermentazione spontanea. “L’ho scelta perché il libro parla di diversità”, dice, “ e credo che la vera diversità si trovi nella spontaneità.  Le persone sono fatte così, è la loro natura, così come questa birra acquisisce il proprio sapore e le proprie caratteristiche dalla fermentazione dei lieviti selvatici, senza forzature, senza ricette particolari, non c’è nulla di studiato, è assolutamente naturale”.

L’abbinamento proposto da Raffaele è perfetto perché nel libro si parla di qualcosa che riguarda l’essere umano senza costruzioni, così come questa birra che nasce senza forzature. Raffo aggiunge che il Lambic è una birra difficile alla bevuta, che non incontra i gusti di tutti, per la sua acidità. Deve essere sorseggiata con lentezza e si presta alla meditazione proprio come il romanzo di Caterina: il palato deve essere abituato lentamente alle note proposte, così come l’animo del lettore deve predisporsi alla lettura del romanzo.

Continuiamo per diverso tempo a chiacchierare di questo libro e del Lambic e Raffaele si accorge di una cosa particolare che ci fa sorridere e rende l’abbinamento assolutamente eccezionale. “In fase di fermentazione della birra”, mi spiega Raffo, “i tini di fermentazione vengono posti vicino a grosse vetrate e per permettere ai lieviti che si trovano nell’aria di cadere naturalmente su di essi a conferire questo particolare sapore alla birra prodotta”, così come nel romanzo di Caterina la luce giusta cade di rado.

Mi sembra quasi che libro e birra, con questo accostamento, acquisiscano un sapore aggiunto alla loro degustazione, e sono tentata dal farmi versare la birra da Raffaele e leggere qualche passo tra un sorso e l’altro.

Potrebbe essere un altro esperimento, che ne dite? Infondo, bisogna verificare l’efficacia dell’unione. Vi terrò aggiornati! Buona birra e buona lettura!

 
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Pubblicato da su 10 dicembre 2014 in Spillaletture

 

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spillainsegnaLe passioni sono contagiose. A conferire loro questo effetto, sono gli stessi appassionati che ne parlano, che le condividono con amici parenti e conoscenti, che non riescono a trattenersi da dirigere qualunque conversazione verso di esse; quella forza che è come un fuoco che nutre e sazia e fa sentire vivi… Le passioni sono contagiose e tante volte è bello che, condividendole, si creino delle contaminazioni, delle sperimentazioni che aggiungono un sapore speziato e frizzante alla base della lingua e sul palato mentre si parla, un brivido che attraversa repentino la schiena, e si scopre quanto può ampliarsi la nostra conoscenza e in quanti modi si possano vivere le passioni.spillalavagna

Io amo la scrittura e la lettura. Il mio amico Raffaele (De Lucia), invece, ha la passione per le birre, una passione talmente forte da spingerlo ad aprire un locale (lo Spillale, Via Mazzocchi, Caserta) nel quale vengono servite solamente birre, e nello specifico esclusivamente birre artigianali.spillale

Adoro trascorrere del tempo nel locale piccolo ma accogliente del mio amico – un fratello, a dire il vero, visto che ci conosciamo ormai da una vita – mi piace l’atmosfera raccolta e intima quando, a inizio serata, non c’è ancora molta folla. Mi piace che sia ritrovo di tante persone e che si finisca per intromettersi simpaticamente nelle conversazioni degli altri e diventare inaspettatamente un’unica comitiva mentre si siede a sorseggiare la birra proposta. Mi piace che con Raffaele parliamo tanto di musica – lui ha un passato da cantante e io sono batterista! E poi una sera ho avuto questa malsana idea di proporgli, mentre mi consigliava l’ennesima birra da sperimentare, un abbinamento ad una portata insolita: suggerire una birra adatta da degustare leggendo un libro. Che cosa ne poteva venir fuori? Raffo, incuriosito ha accettato la sfida, io mi sono lanciata e questi sono i risultati. Speriamo soddisfino i vostri palati.

Buona birra e buona lettura nel nostro angolo delle Spillaletture!

 
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Pubblicato da su 10 dicembre 2014 in Spillaletture

 

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