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Recensione de “Le femmine del babbuino” di Mechi Cena terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

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Consueta terza tappa del blog tour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice riservato alla recensione, questa volta tocca al romanzo di Mechi Cena, “Le femmine del babbuino“.

Sinossi: Antonio Laitano è un poliziotto, vedovo, ammalato, confinato da qualche inciampo nella carriera in un commissariato che si chiama La Biscotteria.
La vicenda è ambientata nel 1983, anno cruciale per la storia italiana. L’anno del primo governo a guida socialista che tante conseguenze ha avuto nella storia del paese fino ai giorni nostri.
Si inizia quasi sempre da un cadavere, e da quanti ne seguiranno i destini. Viene ritrovato su di una spiaggia il corpo del proprietario di una grande villa all’Isola d’Elba. E’ lì che Laitano vive e fa il suo mestiere. Ed è lì che si incrociano i primi passi dei personaggi del racconto.
A fare da guida al racconto è una nave da carico sovietica che dal mare baltico naviga fino alle coste del Corno d’Africa per consegnare armi all’Iraq di Saddam Hussein. Il commissario dovrà arrivare fino ad un villaggio sperduto della Somalia per annusare l’odore di uno straccio sporco di una verità miope e irresponsabile quanto lo sono gli esiti del colonialismo italiano e dell’imperialismo sovietico e americano.

La narrazione procede su diversi piani, come tasselli che sembrano all’inizio distaccati tra loro, a partire da un incipit carico di mistero forse soprannaturale che apparentemente non collegato al resto del racconto.

La vera calamita di questo romanzo è il personaggio di Laitano, il commissario dell’Isola D’Elba che, ammalato, ormai sembra si sia arreso al suo destino e attenda solo che arrivi la sua ora. Sembra un capro espiatorio di tutto ciò che gli accade intorno, e che accetta ormai rassegnato questo suo ruolo. La sua umanità del personaggio e la sua sofferenza per il fallimento come padre e marito; ma anche l’umanità di un uomo malato di cancro che, pronto anche a morire, invece riscopre una nuova possibilità dall’amore di Ambra.

L’atmosfera che ho sentito lungo tutto il romanzo è di una costante malinconia, che non so se faccia riferimento allo stato d’animo del commissario oppure sia semplicemente una caratteristica della voce narrante. In ogni caso è notevole la ricerca e l’accuratezza di alcuni dettagli storici presentati da Mechi Cena. È notevole l’accuratezza e la competenza che questi trasmette nel suo racconto. Egli non si limita a descrivere dei fatti, ma esprime uno stato d’animo che permette al lettore di entrare nell’atmosfera di un certo periodo storico.

Salta all’occhio il tormento del commissario e la semplicità di questo personaggio che mi ha intenerito e al quale mi sono molto affezionata. Devo ammettere che l’intero romanzo credo si presti bene ad una trasposizione cinematografica e non nego che mi piacerebbe vedere sullo schermo il personaggio di Antonio Laintano.

Mechi Cena l’autore ci regala un noir di mistero che si intreccia con elementi di attualità di cronaca degli anni ’80 e ’90. Capitolo dopo capitolo assaggiamo i tasselli che andranno poi a creare un quadro completo che resta comunque ricco di mistero.

Vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per notizie su autore e acquisto del libro http://www.lemezzelane.altervista.org/mechi-cena.html

 
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Pubblicato da su 21 ottobre 2017 in Recensioni

 

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Occhio! Novità letteraria! “Celeste imperfetto” di Fabio Falugiani

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Edita da Le Mezzelane Casa Editrice per la collana La mia strada, la novità letteraria di Fabio Falugiani, “Celeste imperfetto

«Dio esiste, gli uomini sono buoni e il denaro non è importante.» È con queste convinzioni che Giovanni affronta gli ostacoli che la vita gli pone davanti e, come un moderno Don Chisciotte, combatte impavido un mondo che sembra non girare mai per il verso giusto. Il racconto della sua vita si sviluppa fino all’età matura e si snoda intorno
alle sue innumerevoli vicissitudini sentimentali. Celeste Imperfetto è la storia di un sogno, la storia di una generazione, di un paese allo sbando che ha perso i valori che lo sostenevano. È anche la storia della famiglia italiana negli ultimi trent’anni, della sua profonda crisi, del suo lento disgregarsi in virtù di un benessere economico che l’ha ridotta in briciole. Ma una salvezza esiste, anche per Giovanni: l’amore per la cultura, la mistica bellezza della musica, il fascino dei ricordi e il tempo che passa, sono le non piccole speranze di cui si riveste. Il suo catalogo delle donne, le stelle appiccicate sul soffitto e gli angoli più segreti della sua Firenze, compongono il suo personale tentativo di combattere l’eterna e implacabile dissoluzione di tutte le cose.

Fabio Falugiani è nato a Firenze nel 1969 da padre mugellano e madre fiorentina. Fin da piccolo la profonda curiosità per la parola scritta favorisce la sua formazione classica e la predilezione per la poesia greca e latina. Saranno gli incontri con i romanzi di Pratolini e Camus ad avvicinarlo al Novecento.
Appena maggiorenne convola a nozze e diventa padre di Luna, ma il matrimonio dura solo pochi anni. Le seconde nozze in età matura avranno ancora minor fortuna. Nel 1996 comincia la sua avventura nel mondo del commercio e della Grande Distribuzione, che gli darà ottime soddisfazioni, ma mai la convinzione di essere realizzato. A trentacinque anni per motivi professionali lascia l’amata Firenze e dopo lungo girovagare approda definitivamente nella cittadina di Monsummano Terme, dove felicemente risiede tutt’oggi. Sono questi gli anni dediti allo studio della musica classica, passione tardiva ma intensa, che affianca i suoi interessi letterari. Ha pubblicato alcuni articoli e recensioni di Filologia con l’interesse particolare sulle relazioni tra la Firenze rinascimentale e la diffusione delle opere greco-latine. Ama il tennis, l’astronomia e la cucina italiana.

Per acquistare il libro http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=58&controller=product

 
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Pubblicato da su 12 ottobre 2017 in Vari blablabla

 

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Recensione de “Il cerchio” di Antonella Cataldo e Pierpaolo Ardizzone terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

Blog Tour «Il cerchio»

Nuovo blogtour organizzato da  Le Mezzelane Casa Editrice che ci conducono nella loro stanza segreta per incontrare Antonella Cataldo e Pierpaolo Ardizzone e accogliere le parole che segnano il loro debutto letterario con “Il cerchio“.

Per entrare in questa stanza però bisogna essere pronti e sapere che quella che andremo a fare non sarà una passeggiata, ma una vera e propria esperienza che ci chiederà qualcosa in cambio. A dire il vero, penso che in genere ogni volta che si intraprende una lettura erotica si debba lasciare qualcosa fuori da quella stanza: lasciare stare i pregiudizi, il pudore e forse anche un po’ della morale a cui il buon costume ci ha abituati.

SinossiMelissa è una ragazza semplice che conduce una vita comune, ma l’incontro inaspettato e che si scoprirà non essere del tutto casuale con Roberto, sconvolgerà la sua normalità e la proietterà in una nuova “filosofia”. Roberto, infatti, è un cultore delle pratiche BDSM (Bondage, Dominazione, SadoMaso) e in lei ha subito individuato la donna da plasmare ed educare affinché acquisisca le doti necessarie per diventare la sua schiava. La storia di un Amore a volte incredibile, dove la mente può essere forgiata e resa malleabile, pronta a un percorso complicato, dove la figura femminile viene rivestita della sua libertà e rispettata fino in fondo, dove si fanno scelte che non sono univoche.

Il libro si apre con una presentazione diretta dei nostri protagonisti, dei loro caratteri e del modo di porsi rispetto al mondo. Subito si passa al racconto del loro primo incontro, e, senza perdere tempo, si entra in quel cerchio di cui si assaggeranno l’esistenza e la consistenza quando lo si sarà accolto è vissuto senza freni, limiti o paure.

Non è importante la trama, a dire il vero non c’è. In questo genere di letture quel che vuole l’occhio, quello che cercano i sensi sono le sensazioni che stimolano la mente, l’immaginazione e la fantasia. Quello che quindi conta al di là delle scene di erotismo (molto spesso estremo) sono le implicazioni psicologiche che coinvolgono i personaggi e i concetti su cui si basa tutta la loro relazione.

Non è convenzionale il legame tra Melissa e Roberto. Non è un amore fatto di routine comune, ma è un amore estremo vissuto nella stanza dei giochi con forti implicazioni emotive. Quello che sfocia nell’atto fisico è quindi il risultato di nodi psicologici sciolti e sostituiti da altri legami indelebili.

Appartenenza, sacrificio, il dono, mia, sua sono i concetti di base, da cui scaturisce un senso di benessere e serenità e libertà che nell’evoluzione psicologica del personaggio di Melissa segna la sua crescita e la sua rinascita.
L’appartenenza che si costruisce attraverso il dolore. E le attese sofferte che sono costanti, ritmo che cadenza il rapporto tra Melissa e Roberto.

Una lettura che personalmente trovo impegnativa e sofferente, perché, al di là dell’erotismo, mi spinge a pormi molte domande sui rivolgimenti psicologici dei personaggi coinvolti.
Il controllo del padrone sulla mente della schiava, così forte da scatenare reazioni fisiche impetuose. Non è facile. Non solo chiede una predisposizione alla letteratura erotica, ma anche apertura verso la filosofia del BDSM, un ramo che personalmente mi suscita sempre tante domande.

Il romanzo di Antonella e Pierpaolo, quindi, non è solo la storia di una relazione sessuale ma un vero e proprio lavoro di costruzione e rivelazione psicologica di una mente e di un cuore che si aprono e si donano ad un mondo nuovo, scoprendolo proprio.

Il punto di vista e quello di Melissa, della donna razionale e sempre attenta nell’esporsi sentimentalmente, che si metterà in totale discussione e cambierà sguardo su ogni cosa dopo l’incontro con Roberto, riuscendo così a scoprire nuove parti di se stessa.

Un altro dei concetti che avvolgono questa storia è quello del sacrificio: il donarsi all’altro diventa un vero e proprio sacrificio di sé, della propria libertà fisica e mentale, ma tutto avviene sempre a partire da una scelta consapevole. Il padrone istiga, induce; la schiava accoglie e si dona.

Preparatevi dunque a tenere il fiato sospeso: questo romanzo non è un respiro di fresco sollievo. È una guerra dei sensi, un conflitto interiore, un confronto con una realtà che è una scelta filosofica di vita. Una vera e propria esperienza letteraria che chiede al lettore totale apertura mentale e il compromesso dell’accettazione fino a che non verrà scritta la parola fine.

Potete seguire l’esperienza letteraria di Antonella e Pierpaolo sulla pagina fb: https://www.facebook.com/PierAnto.IlCerchio/?fref=ts

Inoltre vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info sugli autori: http://www.lemezzelane.altervista.org/cataldo-ardizzone.html

Per acquistare il libro: https://www.ibs.it/cerchio-ebook-pierpaolo-ardizzone-antonella-cataldo/e/9788899964078?inventoryId=49367238
o http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=10&controller=product

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2017 in Recensioni

 

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Recensione di “Mai e sempre” di Bruno Sebastiani, terza tappa del blog tour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice 

Blog Tour «Mai e Sempre» di

Consueto appuntamento con il blogtour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice, che questa settimana dedica il suo spazio al romanzo “Mai e sempre” di Bruno Sebastiani.

Sinossi: Il romanzo racconta la storia del giovane Emil Koldau, nato nel 1980 a Moritzburg, un paese non lontano da Dresda, nel tempo in cui la Germania è ancora divisa in due blocchi contrapposti. Per i primi tre anni Emil Koldau cresce con la sensazione di vivere in un regno di cui lui n’è il principe e suo padre n’è il re. Ma suo padre muore e il suo cadavere viene ritrovato con quattro proiettili di  Kalashnikov AK-47 in pieno petto. Il caso viene archiviato lasciando aperto un dilemma: Heinrich Koldau è rimasto ucciso nel momento di compiere un reato, oppure perché testimone di un reato commesso da altri? Il tempo passa, il piccolo Emil Koldau cresce, lascia Moritzburg e va a vivere nel settore est di Berlino. Nel 1989, cade il muro, la città di Berlino si riunifica e la Germania azzera i decenni più disastrosi della sua storia per ricominciare daccapo. Nel fervore della riunificazione tutto sembra possibile, ma per Emil la morte misteriosa di suo padre è come un angolo buio nella sua mente, lui non ci pensa, ma a volte accade qualcosa che lo costringe a pensarci. Difatti una sera, per la suggestione ricavata dalla visione di un film, decide che è venuto il tempo di far luce sulla morte di suo padre.

Mai e sempre” è un saggio storico nelle vesti di romanzo. Attraverso la storia di Emil e della sua famiglia, Sebastiani ci racconta la storia che dalla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri ha caratterizzato la Germania e la città di Berlino.

L’incipit è molto intrigante, e fa pensare ad un mistero da svelare. L’attenzione quindi vieni subito catturata. Attraverso vari passaggi temporali che riguardano non soltanto il protagonista Emil ma anche la sua famiglia, l’autore può raccontare gli eventi storici che hanno interessato la Germania e il mondo in quel periodo storico.

Le sue spiegazioni sono tutt’altro che noiose, anzi si tratta di un racconto così attento e sentito che il lettore non può fare a meno di fermarsi un attimo e ricordare che si sta parlando di qualcosa che realmente è accaduto. Quindi, al di là di ciò che vivono i personaggi, protagonista principale del romanzo accanto a Emil è sicuramente la storia.

Quello che ho notato nella lettura è una malinconia costante nella scrittura, nei toni utilizzati per le descrizioni e le spiegazioni. Nulla di inappropriato però visto che si parla di un momento storico che è stato assolutamente difficile per l’umanità, e che ha segnato la storia stessa di una città e della sua popolazione.

Nel descrivere le vicende che accadono ad Emil e alla sua famiglia, supportato da gli eventi storici, Sebastiani costruisce dei personaggi e l’evolversi delle vicende attraverso le decisioni che questi prendono, delle azioni che questi svolgono, tutte assolutamente coerenti con ciò che è storicamente avvenuto. Il lettore quindi può dirsi soddisfatto di questo legame che viene a costruirsi tra lui e l’autore attraverso la scrittura, un rapporto di onestà di fatti citati e vicende verosimili.

La scrittura di Sebastiani ha un modo gentile anche se malinconico di riscrivere i fatti, e quindi di presentarmi una storia che comunque io conosco in un modo empatico. Credo che questo sia un importante pregio di un autore che vuole raccontare dei fatti avvenuti nella storia dell’umanità. E credo che questo libro possa aiutare molti giovani ad avere una certa consapevolezza di alcune vicende che forse vengono attualmente trascurate, come la maggior parte dello studio proprio della storia.

Mentre la prima parte del libro fa diversi salti temporali all’indietro per raccontare il passato della famiglia di Emil e della Germania che lui vive, tutta la seconda parte si concentra sul 2006, anno di ambientazione della vicenda principale, quindi quella che riguarda il giovane. Da questo punto inizia la ricerca che lo porterà a far riaffrontare ancora una volta la questione irrisolta della morte di suo padre e il desiderio di conoscere quest’uomo che lui ricorda vagamente; di farlo attraverso il racconto dei suoi amici e delle persone che lo hanno conosciuto e vissuto per più tempo.

Non può immaginare che questo desiderio di dare una vera fisionomia a suo padre, questo desiderio di dare una spiegazione alla sua morte, lo porterà invece ad affrontare delle verità che forse non avrebbe voluto mai sentire.

Quello che con questo romanzo Sebastiani ci vuole raccontare è il coraggio che ci vuole ad affrontare e accettare la verità, che non sempre è piacevole.

Una volta scoperta questa verità, il giovane sentirà di aver perso qualcosa, ma Sebastiani ci fa capire che è solo facendo spazio, solo liberandosi dei tormenti che possiamo accogliere davvero qualcosa di nuovo. Ed è così che infatti il romanzo termina.

Non vi sto svelando il finale, vi sto soltanto dicendo che il viaggio descritto dall’autore non ha un finale né lieto né triste, ma è una lezione che ancora una volta possiamo trovare dallo studio o dall’analisi della storia, da tutto ciò che gli uomini hanno fatto; una lezione da cui possiamo prendere spunto e con cui possiamo sentirci in comunione.

La vita, in effetti, è costituita da molte sfaccettature, e la gioia talvolta non è così chiara, non è così piena o comunque non lo è in modo immediato.

Il romanzo di Sebastiani è evidentemente scritto con trasporto e con passione, con maestria e consapevolezza: si nota uno studio attento del periodo analizzato e descritto; descrizione che non rallentano il ritmo della storia ma si intrecciano perfettamente con le vite dei personaggi.

L’unica pecca di questo romanzo, a mio avviso, è chi si sente molto la voce dello scrittore: una similitudine tra il modo di parlare della voce narrante e di quella dei personaggi, con un cambio di registro troppo lieve e velato. Ma nulla che disturbi, anzi, credo sia elemento distintivo dello stile dell’autore.

Per questo promuovo il libro e sottolineo una considerazione che ho fatto sin dalle prime pagine di lettura: le giovani generazioni dovrebbero leggerlo anche soltanto per ascoltare con un trasporto e un’attenzione diversi una parte del nostro passato, una parte del passato dell’umanità che è stata determinante per tante relazioni per tante questioni che sono ancora in ballo. Il nostro presente si costruisce sulla consapevolezza delle nostre radici, di ciò che accaduto alla storia di ciò che accaduto nel tempo all’uomo, e mi piace pensare che un libro come “Mai e sempre” possa essere una maniera trasversale di avvicinarsi a ciò che fa parte dell’umanità.

Vi invito quindi a leggere questo libro e vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog impegnati nel tour e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( https://www.facebook.com/events/156995798194827/ ) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info sull’autore e acquistare il libro http://www.lemezzelane.altervista.org/bruno-sebastiani.html

oppure https://www.ibs.it/mai-sempre-libro-bruno-sebastiani/e/9788899964283?inventoryId=62912545

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2017 in Recensioni

 

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“Lo strano caso dei tre nubiani” di Francesco Signor

strano caso

La ‘Roundmidnight Edizioni presenta il romanzo di Francesco Signor, “Lo strano caso dei tre nubiani”, in un formato delizioso e comodo da poter portare dovunque; ottimo per le vacanze estive e per qualunque viaggio. Un piccolo scrigno che contiene come sempre ottima compagnia è ottima ricchezza da cui attingere.

Sin dalle prime pagine il tono è simpatico e allegro, a tratti surreale, soprattutto per quanto riguarda il personaggio protagonista nonché voce narrante della vicenda.

Anna è una ragazza “facile”, e definirla facile e poco. Direi piuttosto che è una ninfomane e ogni azione, ogni scena, ogni suo pensiero rimanda ad allusioni esplicite, a rapporti sessuali e al sesso in generale.

Ovviamente l’autore presente il tutto in modo simpatico, con un ritmo veloce.

In sottofondo, sin dall’inizio ci si sente in presenza di un mistero o qualcosa di losco da svelare. Si ha l’impressione che Anna sarà protagonista di una vicenda insolita.

Come sempre, per quanto riguarda molti dei libri della ‘roundmidnight edizioni, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un lavoro di ironia, scritto con un ritmo incalzante che rende la lettura interessante e piacevole.

Al di là della storia assurda, e delle vicende ironiche che sono vissute della protagonista, abbiamo sullo sfondo la denuncia di una situazione lavorativa purtroppo molto nota ai giovani di questa generazione, ovvero la realtà di chi fa dei lavori precari e che, pur di mantenere un minimo di entrata, accetta una situazione di semi-schiavitù.
Questo aspetto viene denunciato “quasi in sordina”, ma io l’ho sentito con molta forza e credo che sia in grado di creare un legame di empatia tra l’autore e quei lettori che si sono trovati in situazioni lavorative simili. Ci troviamo di fronte alla denuncia sarcastica di una realtà lavorativa quale quella dei precari che fa da sottofondo a tutto il racconto ma che comunque è narrata in tutta la sua tragicità e quindi non risparmia indignazione.

Lo strano caso dei tre nubiani” è una storia in cui aleggia costantemente un mistero inspiegabile che non sono sicura si risolva alla fine del libro ma è motivo di evoluzione della storia. La nostra protagonista non si tira indietro (in ogni senso e in ogni situazione direi), ma nel momento più difficile riscopriamo che è una persona comunque dolce e tenera che crede nei sentimenti e nell’amicizia, e che anche nel momento più difficile non perde il suo senso dell’umorismo.

L’autore vuole non soltanto parlare di alcune problematiche ma anche invitarci a sorridere ironicamente sui guai che ci capitano tutti i giorni.

Un altro libro del catalogo ‘roundmidnight che non mi delude.

Per notizie sull’autore http://www.roundmidnightedizioni.it/book/lo-strano-caso-dei-tre-nubiani/

Per acquistare il libro Lo strano caso dei tre nubiani

 
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Pubblicato da su 18 settembre 2017 in Recensioni

 

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Danjel Maraniello risponde a Bruciapelo!

foto biografia Maraniello

Buongiorno carissimi lettori,

noi siamo quasi pronti per dare il via alla terza edizione di “Libri in mostra (e scrittori al seguito)” e intanto vi lasciamo le parole a bruciapelo di uno degli autori nostri ospiti, Danjel Maraniello, “3:33”.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Potrei rispondere “ognuna di queste”. La mia voglia di scrivere proviene dal desiderio di raccontare storie e per raccontare storie l’ispirazione proviene da tutto ciò che mi coinvolge. Se dovessi dare una risposta secca, direi “una persona”, ma non una in particolare: LE persone. Trovo che esse siano degli animali affascinanti, li ami e li odi allo stesso tempo, sono piene di contraddizioni ed è così affascinante studiarli che spesso le storie che voglio raccontare provengono proprio dalle loro esperienze re-immaginate, ovviamente, in contesti differenti.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Quando nasce l’idea, in me c’è solo entusiasmo. Del tipo che potrei anche cominciare a saltare in giro per casa come un cretino o parlare ad alta voce raccontandomi da solo la storia: quel genere di entusiasmo. Di solito preferisco farlo quando non c’è nessuno in casa, che già i miei gatti mi guardano abbastanza male, figuriamoci qualcun altro!
Al momento della stesura, visto che mi chiedi cosa provo fisicamente, mi verrebbe da dire “dolore alle falangi”, perché una volta che inizio a scrivere non mi fermo. Interiormente, invece, è tutto più interessante visto che tento di farmi coinvolgere emotivamente dalle esperienze dei personaggi. La stesura per me è un momento importante, così importante che tendo ad isolarmi per riuscire ad entrare nell’emotività dei protagonisti. Leggendo “3:33” potreste provare a capire cos’è che ho provato tutto il tempo e capire a che genere di masochismo posso arrivare pur di raggiungere il mio scopo.

Infine, anche se non me lo hai chiesto, te lo dirò lo stesso: quando si tratta della rilettura e delle correzioni mi sento come se Wiley E. Coyote mi stesse puntando un incudine sopra la testa e, purtroppo, spesso non mi sento tanto Road Runner pronto a schivarla all’ultimo momento.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Precisiamo una cosa: io non ho la passione per la scrittura, piuttosto la ho per la narrazione. Sembra una precisazione inutile, perché comunque le due cose sono collegate tra loro, ma è una distinzione che preferisco sempre fare un po’ per mettere le mani davanti sulla mia scrittura decisamente “non ricercata” e un po’ perché il mio background proviene non tanto dalla lettura di libri e romanzi ma dal fumetto e dal cinema. Sono queste le mie due più grandi passioni, la prima soprattutto sul quale punto un giorno di riuscire a pubblicare qualcosa di mio. Sul perché abbia scritto un libro, proviene dal la sfortuna di non saper disegnare, ma l’avessi saputo fare, “3:33” sarebbe un fumetto, a quest’ora.

Per rispondere alla tua domanda, è un dono. Non vedo come possa risultare una maledizione, dal momento in cui è il raccontare storie che mi fa sentire libero, in pace non solo con i sensi ma col resto del mondo. Mi aiuta anche a rilassarmi, ad apprezzare di più ciò che ho intorno e ad espandere la mia mente. È un dono che ho lasciato da parte già tempo fa e che, ora che sono anche riuscito a pubblicare un libro, anche se andasse male non rinuncerei mai e poi mai!

Per info sull’autore http://oblivionbar.blogspot.it/

Per acquistare il libro 3:33

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2017 in A Bruciapelo

 

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Al via la Terza edizione di “Libri in mostra (e scrittori al seguito)”

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Buongiorno amici lettori e scrittori,

il prossimo fine settimana ci ritroveremo a Santa Maria a Vico (CE) per la terza edizione di “Libri in mostra (e scrittori al seguito)”, una manifestazione a cui io e Sara Pinna abbiamo dato vita tre anni fa e che, con la collaborazione e il sostegno dell’Associazione di volontariato “INsieme” di San Felice a Cancello (CE) stiamo portando avanti con tanto successo e tanta soddisfazione.

“Libri in mostra” è una sorta di piccola fiera che ospita alcuni autori per due giorni, dando loro la possibilità di presentare i loro libri, messi letteralmente in mostra durante il week end.

Ci saranno, quindi, presentazioni, interviste, letture accompagnate dalla musica e un aperitivo letterario. Una commistione di arti messe a disposizione di voi che vorrete farne parte.

Ecco dunque le informazioni necessarie per venirci a trovare e il programma della manifestazione:

Quando: Sabato 9 e Domenica 10 settembre

Dove: Palazzo De Lucia, Via Appia Antica, 358 – Santa Maria A Vico (CE)

Programma:

9 SETTEMBRE ~ SABATO

~ 17:00 – 19:00 * WORKSHOP “L’arte di rappresentare il sesso: come si scrive una scena erotica” e presentazione del “Manuale di tecniche e strategie di scrittura erotica”, con l’autrice Cristiana Danila Formetta ”.
~ 19:00 * Aperitivo di benvenuto!
~ 20:00 * Intervista a Valentina Barile e presentazione di “#mineviandantisull’Appia Antica”
~ 21:30 * Intervista a Allan Corsaro e presentazione della sua silloge “Fiori d’asfalto ed altre solitudini” e reading dell’autore con accompagnamento musicale

10 SETTEMBRE ~ DOMENICA

~ 10:00 * Apertura Mostra
~ 10:30 – 13:00 * Aperitivo letterario (intervento da definire)
~ 18:00 – 19:00 * Intervista a Arcangelo Caiazzo e presentazione del libro “La fragilità è un pregio”
~ 19:00 – 20:00 * Intervista a Elisa D’Andrea e presentazione de “Oltre la realtà”
~ 20:00 – 21:00 * Intervista a Danjel Maraniello e presentazione di “3:33”
~ 21:00 * Lettura e presentazione de “Lo spazio nel mezzo” di Maria Rosaria Ferrara con l’accompagnamento musicale dei Duo di Tre – CHIUSURA

L’ingresso è libero quindi, cosa aspettate ad immergervi, il 9 e 10 Settembre, con noi nei libri, tra interviste, musica, letture e presentazioni? Vi aspettiamo!

 

 
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Pubblicato da su 5 settembre 2017 in Appuntamenti & Incontri

 

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Alberto Di Girolamo risponde a bruciapelo!

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Buon pomeriggio cari lettori,

oggi risponde a bruciapelo Alberto Di Girolamo, autore di “Il treno del successo” e “Storie del secolo breve”, entrambi editi da Le Mezzelane Casa Editrice.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Quello dell’ispirazione è un fenomeno assai complesso, nel quale entrano in gioco il vissuto, le letture fatte, e i racconti sentiti (soprattutto dagli anziani).

Per quello che mi riguarda, hanno un ruolo fondamentale i ricordi di gioventù.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

L’idea di una storia mi prende all’improvviso, è di passaggio e se non l’afferro subito sarà scalzata da altre. È sempre accompagnata da una specie di esaltazione e dall’urgenza incontenibile di realizzarla, allora scrivo dovunque mi trovo (strada, supermercato, auto – dopo essermi fermato) e su tutto ciò che ho a portata di mano (tovaglioli, scontrini, ricevute, giornali).

Dopo la prima bozza, segue il lavoro di limatura da fare con tranquillità.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Un dono che bisogna coltivare con continui esercizi di scrittura, onde evitare che diventi una dannazione, quando arriva il momento di dare forma a ciò che vorresti esprimere.

Per info su libro e autore: http://www.lemezzelane.altervista.org/alberto-di-girolamo.html

Per l’acquisto Il treno del successo. Ediz. integrale e
Storie del secolo breve

 
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Pubblicato da su 19 luglio 2017 in A Bruciapelo

 

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Compleanno romano per Le Mezzelane Casa Editrice

Cari lettori,

mi piace segnalare questa iniziativa di una casa editrice nata da appena un anno ma con grandi prospettive:

Le Mazzelane Casa Editrice, di cui abbiamo già recensito alcuni titoli e conosciuto alcuni autori su questo blog, festeggia il 12 e 13 Luglio a Roma il suo primo anno di attività con un evento di incontri e confronto.

Una realtà che vi invitiamo a tenere d’occhio e a saggiare con i suoi titoli, tutti curati con qualità e professionalità.

Prendete nota e non mancate!

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Pubblicato da su 11 luglio 2017 in Appuntamenti & Incontri

 

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“Il cigno reale” di Fabio S.P. Iacono

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Edito dalla Lupieditore, “Il cigno reale” è un’opera a cui l’autore Fabio S. P. Iacono dice nella quarta di copertina di aver lavorato per molti anni, partendo da una prima stesura di circa quattrocento pagine fino a sfoltirlo, rielaboralo e farlo diventare un testo molto breve e altrettanto particolare.

Nelle intenzioni dell’autore c’è la volontà di presentare un horror scritto inizialmente nello stile di Dario Argento, che poi ha subito un drastico cambiamento sperimentale.

Sin dalle prime pagine, dai capitoli molto brevi, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una serie di istantanee che raccontano una storia dai tratti surreali, da cui non riusciamo a estrapolare in modo diretto una trama.

L’autore utilizza un linguaggio ermetico, e si fa aiutare da immagini auliche per permetterci di intuire subito lo svolgimento di alcune scene, le azioni di alcuni personaggi. Ma devo ammettere che, nonostante ciò, la lettura risulta confusa per il lettore, che non trova facilmente connessione tra i capitoli, non un filo che unisca le vicende.

A metà dell’opera, purtroppo, mi ritrovo confusa dalle immagini che spesso sembrano fini a se stesse; sembrano voler descrivere lo stato d’animo di Augusto (che si intuisce essere il protagonista),  ma non ci permettono di chiarire l’origine dei suoi tormenti. Si ha l’impressione di essere di fronte ad un personaggio introspettivo e riflessivo, ma ciò solo grazie alla scrittura usata dall’autore e non ad un vero racconto delle sue vicende.

Solo gli ultimi capitoli sembrano avere un legame tra loro, ma resta il fatto che sembrano distaccati dal resto del libro.

L’autore non svela mai nulla chiaramente e non ci dà reali indizi per trovare da soli una soluzione.

Come si legge nella quarta di copertina, il testo si presenta come un “puzzle blu metafisico” e si invita il lettore a riordinare i pezzi, ricostruendo da “solo la trama, o di impadronirsi dell’apparato simbolico implicito che lo porterà sopra differenti piani estetici, artistici e culturali”.

A malincuore devo ammettere di non essere riuscita nell’impresa. C’è tra voi qualcuno che accetta la sfida?

Per info sull’autore http://lupieditore.it/fabio-s-p-iacono/

Per acquistare il libro http://lupieditore.it/dd-product/il-cigno-reale/

 
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Pubblicato da su 5 giugno 2017 in Recensioni

 

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