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“La via lattea” di Diego Caiazzo 

la via lattea

Diego Caiazzo pubblica per la Lupi Editore una silloge dal titolo “La Via Lattea“, dove questa metafora rappresenta il luogo dove il poeta si trova e dà voce al mondo che lo spinge a scrivere.

La poesia e libertà. È un viaggio, l’abbandono a se stessi, ad un’ispirazione più grande, un richiamo.

Si nota subito la mancanza di qualunque punteggiatura, quasi come se i versi così si spiegassero liberi quanto le stelle che si dispongono nel cielo. Il loro ordine, che ne dà forma e crea un’immagine, sembra conferito al lettore e alla sua fantasia.

Si tratta di poesie che hanno vari temi, ma quello che domina fra tutti, almeno nella prima parte della silloge, è l’amore, la passione sconfinata per la donna.

Si passa da poesie interessanti con idee che si distinguono, a poesie che sembrano più testi adatti alla prosa. Il nostro poeta quindi si prende tutta la libertà che la scrittura e l’ispirazione donano all’animo sognatore.

L’universo si fa donna e universo, donna, poesia diventano una cosa sola.

Le liriche di Diego toccano svariati argomenti e molti di queste svelano le sue opinioni. Quando questo accade, devo ammettere di sentirmi un po’ disorientata, ma, ritrovo subito al cospetto di liriche intense e profonde.

È una poesia può essere letta con molteplici significati, e forse è per questa ragione che non riesco ad individuare una ragione che giustifichi l’ordine libero (appunto) dei canti scelti nella raccolta.

È evidente che le principali passioni dell’autore diventano protagoniste degli scritti: la musica classica, gli scacchi, le donne e ovviamente la poesia. Tutti elementi che dominano, e lasciano comprendere che il messaggio nascosto in questa opera è che la poesia è libertà. Dunque egli libero esprime tutto ciò che le sue passioni suscitano nella sua vita.

In uno dei canti, il nostro sembra svelarci il motivo di tanto lavoro poetico sulle sue passioni: la musica, la poesia e gli scacchi sono terapeutici per placare i tormenti di un animo appassionato.

Si rivelano, poi, bellissime come carezze le liriche dedicate alla passione femminile, alla sua donna, alla sua amante. In tutte, essa si mescola e si confonde con l’universo, facendo così intendere le emozioni che scuotono l’animo umano trascendono le relazioni, ma si elevano fino a tradursi in qualcosa che riguarda la natura e l’universo intero.

Per info sull’autore http://lupieditore.it/diego-caiazzo/

Per l’acquisto della silloge La via Lattea

 
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Pubblicato da su 17 luglio 2017 in Recensioni

 

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“Radici in aria” di Alessandro Monticelli 

radici in aria

Edito dalla Lupi Editore, “Radici in aria” di Alessandro Monticelli si presenta come una silloge di profonda bellezza, celata tra i versi che, senza far apparente rumore, entrano nell’animo del lettore e lo contaminano di immagini e sensazioni.

Con calme metafore, il poeta racconta delle profonde verità. Lo stesso tono è molto intenso. Le immagini che utilizza trasformano in poesia la realtà che ci circonda e la vita di un quotidiano, ponendo al centro le emozioni.

Le poesie vengono intervallate dalle immagini di alcuni dipinti dello stesso autore, e si ha l’impressione di trovarsi a passeggio tra le stanze di un museo, non soltanto per i disegni, ma anche per il tono che si legge tra i versi. C’è bisogno di prendersi tempo e calma e lasciarsi trasportare dal ritmo delle liriche, che è lento.

Ecco, Alessandro Monticelli con la sua silloge ci chiede del tempo, ci chiede di fermarci ad assaporare, verso dopo verso, il racconto che lui fa di alcuni momenti, di alcune persone, di alcuni luoghi e di questo viaggio che si chiama vita.

È incredibile e insolito che una poesia così bella, una poesia che mi ha catturata e coinvolta così tanto, non mi lasci trovare le parole adatte per raccontare cosa essa suscita in me.

Da lettrice posso dire che mi sento in comunione con l’autore, come se osservassi, o meglio accogliessi il dono che il poeta vuole farmi raccontandomi degli istanti e dei momenti della sua vita.

Si tratta di una poesia contemporanea, che racconta un tempo vicino al lettore, e nel quale il lettore può immedesimarsi. Non vi troviamo un insegnamento, ma il racconto di accadimenti che possono essere non solo dell’autore ma anche i nostri stessi; possono appartenere perfettamente anche a noi ed è come se il poeta li raccontasse per noi.

È come parlare o ascoltare il racconto di un amico che ci narra di un avvenimento e di ciò che questo e ha suscitato. Poesie che sono come una confidenza intima ma onesta; che non si sforza di avere un vestito elegante, di essere pomposa o articolata. Non ci sono artifici o giochi acrobatici di parole.

Alessandro Monticelli ci presenta una poesia nuda e trasparente,che allo stesso tempo di costringe a guardarci allo specchio e cercare in noi stessi delle verità.

Per info sull’autore http://lupieditore.it/alessandro-monticelli/

Per l’acquisto della silloge Radici in aria

 
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Pubblicato da su 10 luglio 2017 in Recensioni

 

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“Il cigno reale” di Fabio S.P. Iacono

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Edito dalla Lupieditore, “Il cigno reale” è un’opera a cui l’autore Fabio S. P. Iacono dice nella quarta di copertina di aver lavorato per molti anni, partendo da una prima stesura di circa quattrocento pagine fino a sfoltirlo, rielaboralo e farlo diventare un testo molto breve e altrettanto particolare.

Nelle intenzioni dell’autore c’è la volontà di presentare un horror scritto inizialmente nello stile di Dario Argento, che poi ha subito un drastico cambiamento sperimentale.

Sin dalle prime pagine, dai capitoli molto brevi, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una serie di istantanee che raccontano una storia dai tratti surreali, da cui non riusciamo a estrapolare in modo diretto una trama.

L’autore utilizza un linguaggio ermetico, e si fa aiutare da immagini auliche per permetterci di intuire subito lo svolgimento di alcune scene, le azioni di alcuni personaggi. Ma devo ammettere che, nonostante ciò, la lettura risulta confusa per il lettore, che non trova facilmente connessione tra i capitoli, non un filo che unisca le vicende.

A metà dell’opera, purtroppo, mi ritrovo confusa dalle immagini che spesso sembrano fini a se stesse; sembrano voler descrivere lo stato d’animo di Augusto (che si intuisce essere il protagonista),  ma non ci permettono di chiarire l’origine dei suoi tormenti. Si ha l’impressione di essere di fronte ad un personaggio introspettivo e riflessivo, ma ciò solo grazie alla scrittura usata dall’autore e non ad un vero racconto delle sue vicende.

Solo gli ultimi capitoli sembrano avere un legame tra loro, ma resta il fatto che sembrano distaccati dal resto del libro.

L’autore non svela mai nulla chiaramente e non ci dà reali indizi per trovare da soli una soluzione.

Come si legge nella quarta di copertina, il testo si presenta come un “puzzle blu metafisico” e si invita il lettore a riordinare i pezzi, ricostruendo da “solo la trama, o di impadronirsi dell’apparato simbolico implicito che lo porterà sopra differenti piani estetici, artistici e culturali”.

A malincuore devo ammettere di non essere riuscita nell’impresa. C’è tra voi qualcuno che accetta la sfida?

Per info sull’autore http://lupieditore.it/fabio-s-p-iacono/

Per acquistare il libro http://lupieditore.it/dd-product/il-cigno-reale/

 
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Pubblicato da su 5 giugno 2017 in Recensioni

 

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