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Recensione de “Il cerchio” di Antonella Cataldo e Pierpaolo Ardizzone terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

Blog Tour «Il cerchio»

Nuovo blogtour organizzato da  Le Mezzelane Casa Editrice che ci conducono nella loro stanza segreta per incontrare Antonella Cataldo e Pierpaolo Ardizzone e accogliere le parole che segnano il loro debutto letterario con “Il cerchio“.

Per entrare in questa stanza però bisogna essere pronti e sapere che quella che andremo a fare non sarà una passeggiata, ma una vera e propria esperienza che ci chiederà qualcosa in cambio. A dire il vero, penso che in genere ogni volta che si intraprende una lettura erotica si debba lasciare qualcosa fuori da quella stanza: lasciare stare i pregiudizi, il pudore e forse anche un po’ della morale a cui il buon costume ci ha abituati.

SinossiMelissa è una ragazza semplice che conduce una vita comune, ma l’incontro inaspettato e che si scoprirà non essere del tutto casuale con Roberto, sconvolgerà la sua normalità e la proietterà in una nuova “filosofia”. Roberto, infatti, è un cultore delle pratiche BDSM (Bondage, Dominazione, SadoMaso) e in lei ha subito individuato la donna da plasmare ed educare affinché acquisisca le doti necessarie per diventare la sua schiava. La storia di un Amore a volte incredibile, dove la mente può essere forgiata e resa malleabile, pronta a un percorso complicato, dove la figura femminile viene rivestita della sua libertà e rispettata fino in fondo, dove si fanno scelte che non sono univoche.

Il libro si apre con una presentazione diretta dei nostri protagonisti, dei loro caratteri e del modo di porsi rispetto al mondo. Subito si passa al racconto del loro primo incontro, e, senza perdere tempo, si entra in quel cerchio di cui si assaggeranno l’esistenza e la consistenza quando lo si sarà accolto è vissuto senza freni, limiti o paure.

Non è importante la trama, a dire il vero non c’è. In questo genere di letture quel che vuole l’occhio, quello che cercano i sensi sono le sensazioni che stimolano la mente, l’immaginazione e la fantasia. Quello che quindi conta al di là delle scene di erotismo (molto spesso estremo) sono le implicazioni psicologiche che coinvolgono i personaggi e i concetti su cui si basa tutta la loro relazione.

Non è convenzionale il legame tra Melissa e Roberto. Non è un amore fatto di routine comune, ma è un amore estremo vissuto nella stanza dei giochi con forti implicazioni emotive. Quello che sfocia nell’atto fisico è quindi il risultato di nodi psicologici sciolti e sostituiti da altri legami indelebili.

Appartenenza, sacrificio, il dono, mia, sua sono i concetti di base, da cui scaturisce un senso di benessere e serenità e libertà che nell’evoluzione psicologica del personaggio di Melissa segna la sua crescita e la sua rinascita.
L’appartenenza che si costruisce attraverso il dolore. E le attese sofferte che sono costanti, ritmo che cadenza il rapporto tra Melissa e Roberto.

Una lettura che personalmente trovo impegnativa e sofferente, perché, al di là dell’erotismo, mi spinge a pormi molte domande sui rivolgimenti psicologici dei personaggi coinvolti.
Il controllo del padrone sulla mente della schiava, così forte da scatenare reazioni fisiche impetuose. Non è facile. Non solo chiede una predisposizione alla letteratura erotica, ma anche apertura verso la filosofia del BDSM, un ramo che personalmente mi suscita sempre tante domande.

Il romanzo di Antonella e Pierpaolo, quindi, non è solo la storia di una relazione sessuale ma un vero e proprio lavoro di costruzione e rivelazione psicologica di una mente e di un cuore che si aprono e si donano ad un mondo nuovo, scoprendolo proprio.

Il punto di vista e quello di Melissa, della donna razionale e sempre attenta nell’esporsi sentimentalmente, che si metterà in totale discussione e cambierà sguardo su ogni cosa dopo l’incontro con Roberto, riuscendo così a scoprire nuove parti di se stessa.

Un altro dei concetti che avvolgono questa storia è quello del sacrificio: il donarsi all’altro diventa un vero e proprio sacrificio di sé, della propria libertà fisica e mentale, ma tutto avviene sempre a partire da una scelta consapevole. Il padrone istiga, induce; la schiava accoglie e si dona.

Preparatevi dunque a tenere il fiato sospeso: questo romanzo non è un respiro di fresco sollievo. È una guerra dei sensi, un conflitto interiore, un confronto con una realtà che è una scelta filosofica di vita. Una vera e propria esperienza letteraria che chiede al lettore totale apertura mentale e il compromesso dell’accettazione fino a che non verrà scritta la parola fine.

Potete seguire l’esperienza letteraria di Antonella e Pierpaolo sulla pagina fb: https://www.facebook.com/PierAnto.IlCerchio/?fref=ts

Inoltre vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info sugli autori: http://www.lemezzelane.altervista.org/cataldo-ardizzone.html

Per acquistare il libro: https://www.ibs.it/cerchio-ebook-pierpaolo-ardizzone-antonella-cataldo/e/9788899964078?inventoryId=49367238
o http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=10&controller=product

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2017 in Recensioni

 

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Arcangelo Caiazzo risponde a bruciapelo!

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Salve amici lettori,

oggi conosciamo un altro degli ospiti della terza edizione di “Libri in mostra (e scrittori al seguito)“, con le nostre consuete domande a bruciapelo! Si tratta di Arcangelo Caiazzo, autore de “La fragilità è un pregio” (Spring edizioni) che presenterà il suo libro domenica 10 settembre presso Palazzo De Lucia, Via Appia Antica, 358, Santa Maria a Vico (CE).
Siete tutti invitati a partecipare!

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Può sembrare strano, ma ho due muse che lottano tra di loro: l’empirismo della vita e la noia. Credo che le esperienze formino la nostra persona e volenti  o nolenti quando scriviamo inseriamo nella storia parti di queste. La noia, invece, è il quid che mi spinge a creare che sia arte visiva o scrittura. Ma in quest’opera ha influito molto anche l’amore. Non è una frase mielosa o scontata, ma questo sentimento mi ha avvicinato anni fa alla scrittura e anche alla realizzazione di questo libro.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

La creazione dei miei libri nasce da una ricerca. Nella fase d’ideazione provo sia l’ansia e sia la voglia di non perdere il focus. Gli obiettivi sono la cosa più importante, qualsiasi sia la tua vocazione o desiderio di realizzare un sogno. Durante la stesura invece sono concentrato e persevero fin quando il mio lavoro non mi soddisfa a pieno.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Per rispondere a questa domanda ti cito a memoria qualcuno più bravo di me: ‘’Malattia e cura. Inferno e paradiso’’

Per info sull’autore http://springedizioni.it/prodotto/la-fragilita-e-un-pregio/

Per acquistare il libro La fragilità è un pregio

 
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Pubblicato da su 7 settembre 2017 in A Bruciapelo

 

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Workshop di scrittura creativa!

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Incominciato a conoscere gli ospiti della terza edizione di “Libri in mostra (e scrittori al seguito)”

Ad aprire l’appuntamento del week end del 9 e 10 settembre a Santa Maria a Vico ci pensa l’autrice Cristiana Danila Formetta (già recensita e intervistata a bruciapelo qui da BlaBlaBook) che oltre a presentare la sua più recente pubblicazione, “Manuale di tecniche e strategie di scrittura erotica“, terrà anche un workshop di scrittura creativa, una lezione su come si scrive una scena erotica.

Potete aderire all’evento iscrivendovi al link

La partecipazione è gratuita, come per l’itera manifestazione, ma per la lezione vi consigliamo di prenotare il vostro posto!

Vi ricordo che per venirci a trovare:

Quando: Sabato 9 e Domenica 10 settembre

Dove: Palazzo De Lucia, Via Appia Antica, 358 – Santa Maria A Vico (CE)

“Libri in mostra (e scrittori al seguito)”

 
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Pubblicato da su 5 settembre 2017 in Appuntamenti & Incontri

 

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“Il cigno reale” di Fabio S.P. Iacono

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Edito dalla Lupieditore, “Il cigno reale” è un’opera a cui l’autore Fabio S. P. Iacono dice nella quarta di copertina di aver lavorato per molti anni, partendo da una prima stesura di circa quattrocento pagine fino a sfoltirlo, rielaboralo e farlo diventare un testo molto breve e altrettanto particolare.

Nelle intenzioni dell’autore c’è la volontà di presentare un horror scritto inizialmente nello stile di Dario Argento, che poi ha subito un drastico cambiamento sperimentale.

Sin dalle prime pagine, dai capitoli molto brevi, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una serie di istantanee che raccontano una storia dai tratti surreali, da cui non riusciamo a estrapolare in modo diretto una trama.

L’autore utilizza un linguaggio ermetico, e si fa aiutare da immagini auliche per permetterci di intuire subito lo svolgimento di alcune scene, le azioni di alcuni personaggi. Ma devo ammettere che, nonostante ciò, la lettura risulta confusa per il lettore, che non trova facilmente connessione tra i capitoli, non un filo che unisca le vicende.

A metà dell’opera, purtroppo, mi ritrovo confusa dalle immagini che spesso sembrano fini a se stesse; sembrano voler descrivere lo stato d’animo di Augusto (che si intuisce essere il protagonista),  ma non ci permettono di chiarire l’origine dei suoi tormenti. Si ha l’impressione di essere di fronte ad un personaggio introspettivo e riflessivo, ma ciò solo grazie alla scrittura usata dall’autore e non ad un vero racconto delle sue vicende.

Solo gli ultimi capitoli sembrano avere un legame tra loro, ma resta il fatto che sembrano distaccati dal resto del libro.

L’autore non svela mai nulla chiaramente e non ci dà reali indizi per trovare da soli una soluzione.

Come si legge nella quarta di copertina, il testo si presenta come un “puzzle blu metafisico” e si invita il lettore a riordinare i pezzi, ricostruendo da “solo la trama, o di impadronirsi dell’apparato simbolico implicito che lo porterà sopra differenti piani estetici, artistici e culturali”.

A malincuore devo ammettere di non essere riuscita nell’impresa. C’è tra voi qualcuno che accetta la sfida?

Per info sull’autore http://lupieditore.it/fabio-s-p-iacono/

Per acquistare il libro http://lupieditore.it/dd-product/il-cigno-reale/

 
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Pubblicato da su 5 giugno 2017 in Recensioni

 

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Mario Bergamo risponde a bruciapelo!

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Cari lettori,
oggi inauguriamo una nuova rubrica BlaBlaBook ospitando il giovane autore campano, Mario Bergamo, che risponderà per noi a tre domande a cui l’ho sottoposto A BRUCIAPELO.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa? 

La mia musa ispiratrice è l’Amore stesso!
Mi piace scrivere dell’amore e di conseguenza penso che sia questo sentimento a rivelarsi a me, è lui stesso che mi ispira a scrivere storie.
Ho capito questa cosa proprio recentemente, perché stavo scrivendo qualcosa di diverso dal solito romanzo d’amore, ma dopo un po’ mi sono reso conto che non lo stavo facendo con lo stesso entusiasmo.
Così ho dovuto fermarmi.
Amo scrivere storie d’amore e partendo da qui tutto si sviluppa passando da momenti di giornate, da melodie di canzoni, a scrivere in determinati luoghi.
Affermo tutto questo senza voler essere presuntuoso, ma solo con la consapevolezza che davvero mi basta pensare all’amore, dentro di me nasce subito una storia da scrivere… prendendo ispirazione da qualsiasi cosa…

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

 All’inizio quando nasce un’idea dentro di me è tutto così bello!
Poi quando subito dopo inizio a fare una breve sinossi mi sento in fibrillazione, mi sento vivo, eccitato e dentro di me c’è una vibrazione così potente che mi sembra di manipolare la magia della scrittura, vivo un periodo di “illusione-reale”.
Il periodo seguente quello della prima stesura invece mi porta a dare tutto me stesso, mi azzero con il mondo reale, vivo con i miei protagonisti, entro nel libro con loro e questo inevitabilmente comporta che alla finire arrivo distrutto!!! Svuotato completamente sia a livello psicologico che fisico!!!
Tanto che nei giorni che seguono la fine della prima stesura non sono nemmeno in grado di scrivere una frase di senso compiuto!!!
Ci metto poi mesi a riavere un’idea brillante che di solito poi non si rivela neanche quella del mio lavoro successivo. 

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

 Un dono, assolutamente!!!
Penso che non ci sia una cosa più bella al mondo di scrivere una storia tutta tua.
Chi scrive romanzi o storie di ogni genere va oltre il mondo reale e vederlo non può essere una maledizione.
Non tutti riescono ad andare oltre la realtà  e seppur riescono ad andare oltre con l’immaginazione, poi non è detto che abbiano il “dono” di dargli vita, scrivendolo!
Tirare fuori tutto quello che si ha dentro, creare mondi e personaggi è un potere speciale.
Quando rileggo scene scritte da me, mi commuovo, perché penso che prima di allora non esisteva al mondo una cosa così.
Muovere personaggi, oggetti e tempo a proprio piacimento è pura magia.
Scrivere è davvero un dono magico, ed io ringrazio Dio ogni giorno per avermi fatto questo dono. Forse non scriverò mai un bestseller, però scriverò di sicuro fino a quando ne avrò la forza, perché scrivere mi fa sentire vivo!

Mario è alle prese con la sua prima fatica letteraria, “Sognando New York” edito nel 2016 da Rapsodia Edizioni.
Se volete conoscerlo meglio, vi invito a fare un salto sulla sua pagina facebook https://www.facebook.com/SognandoNewYork.2013/?fref=ts

Se invece volete acquistare il libro seguite il link Sognando New York

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2017 in A Bruciapelo

 

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“Il treno del successo” di Alberto Di Girolamo

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La Mezzelane Casa Editrice ci presenta per la sua collana Comodia un testo teatrale dalle sfaccettature sorprendenti. “Il treno del successo” di Alberto di Girolamo, si presenta all’apparenza come un testo quasi comico, ma si rivela drammatico.

Il confronto tra tre personaggi che sognano il successo in arte e non si arrendono nonostante l’età, può sembrare agli occhi di chi non conosce la trama, il gioco di tre testardi sognatori che non si danno per vinti.

Tre punti di vista diversi, tre diverse esperienze. C’è chi ha più fiducia perché ha avuto più fortuna; chi invece ha bisogno di essere elogiato per credere ancora nelle proprie capacità; chi vive con sofferenza il proprio talento e invece di impegnarsi per farlo esplodere si distrugge con l’alcool.

Il tono è inizialmente ironico e allegro, veloce proprio per il susseguirsi di scene teatrali. Il tutto nella speranza e nell’attesa che passi il treno del successo.

Ma non tutto è come sembra. Il primo atto, infatti, si conclude rivelando subito un segreto che inizia a mostrarci la vera natura dei personaggi, e nel nostro caso, del personaggio protagonista, di colui che decanta tanto la fiducia verso il futuro arrivo del treno del successo, poiché reduce da una fortuna che scopriamo essere frutto di una situazione costruita. Egli non ha fatto altro che approfittatore di una situazione da cui ricava vantaggio a discapito di qualcun altro.

Una situazione che può avere qualcosa di simpatico, ma che allo stesso tempo può suscitare molte riflessioni sulla natura umana e l’arrivismo.

Il protagonista, inoltre, è talmente accecato dal desiderio di fare successo come scrittore da non far caso agli intrighi di cui è vittima egli stesso, e che accadono sotto il suo naso.

Almeno così sembra all’apparenza.

È tutto un gioco di distrazioni. Ognuno dei personaggi sembra essere totalmente preso dai propri interessi da non preoccuparsi di ciò che accade o combinano i propri familiari, né cosa questi possono nascondere.

Quello che si scopre è che, in un modo o nell’altro, tutti sono arrivisti: chi per la fama, chi per amore, chi per prestigio, chi per denaro. E sono sempre persone che non sentono il peso dei problemi della quotidianità.

Il treno del successo sembra essere uno specchietto per le allodole, un’illusione che distrae dalla cruda realtà, quella di dover ammettere che la propria vita è misera.

Il treno del successo diventa metafora di ossessione di chi si ostina ad inseguire un’illusione pur di non fare i conti con una realtà costruita sulla menzogna.

L’insoddisfazione di una vita vissuta sperando di continuo che cambi per diventare ciò che non potrà mai essere. Ed è inutile illudersi, cercare di essere ciò che non si è, andare contro la propria natura rinnegando se stessi. Il vero successo, allora, è accettare la propria mediocrità e vivere nella semplicità, cambiare con coraggio le cose che fanno marcire il nostro animo invece di imputare ad altri il motivo del nostro dispiacere.

Quanti tra voi lettori si sono trovati vicini o nel pieno di una situazione simile?
E i nostri protagonisti, capiranno davvero questa lezione?

È un’escalation di evoluzioni che porta ad un finale drammatico per raccontare la mediocrità di chi non ha il coraggio di afferrare la propria vita esserne padrone e disegnarla a proprio piacimento.

Pensate di avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e la verità a cui vi sottopone questo libro?
Vi sfido!

Per info su libro e autore: http://www.lemezzelane.altervista.org/alberto-di-girolamo.html

Per l’acquisto

Il treno del successo. Ediz. integrale

 
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Pubblicato da su 8 maggio 2017 in Recensioni

 

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“Confessioni illustrate” di Danilo Penso

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Tono leggero e lettura veloce, sono le prime caratteristiche che saltano all’occhio del testo di Danilo Penso, che ci offre il suo lavoro letterario, “Confessioni illustrate” per la Le Mezzelane Casa Editrice.

Tematiche attuali delle quali non si parla mai abbastanza e la cui conclusione non è così scontata.

Tematiche attuali, dicevamo, di cui è bene ribadire la forza, l’importanza, ma anche le tante sfaccettature che nascondono e che ci pongono tutti su una stessa barca.

I dubbi del protagonista, sono in effetti gli stessi propri del genere umano, al di là dell’orientamento sessuale, e si tratta di problematiche che danno all’amore la sua valenza universale; quel valore che molti tendono a dimenticare, quando il discorso cade su questioni di principio che rischiano di sfociare nell’omofobia.

Il filo conduttore principale della storia è il matrimonio e la volontà di una celebrazione ufficiale per coronarlo, che non sempre è desiderio di entrambi i partner in una coppia. Le perplessità del protagonista della vicenda e voce narrante rispetto al matrimonio non solo spingono il lettore a fare una riflessione su una problematica di genere, ma anche su una questione che oltrepassa i limiti della tendenza sessuale.

È davvero così importante dare all’amore una definizione ufficiale con il matrimonio? Non dovrebbe essere sempre e solo un sentimento intimo? Perché doverlo celebrare con tanta formalità e con feste sfarzose?

Oppure, rifiutarsi di convolare a nozze non può essere solo paura?

In fondo, il nostro protagonista all’inizio del libro racconta della morte del suo compagno precedente, strappatogli dal cancro. Una perdita che lo tiene lontano da tutto per molto tempo.
La successiva scoperta di un suo prolungato tradimento, poi, lo sconvolge e di certo mina la sua fiducia nel prossimo.
Non è forse, quindi, plausibile la paura di fidarsi pienamente fino a legarsi “finché morte non ci separi” a far nascere in lui tutta questa repulsione verso il matrimonio?

Al di là di una questione di genere, ripeto, il libro di Danilo si presta a delle riflessioni universali che riguardano l’amore e la fiducia verso il proprio compagno.

Danilo spinge il lettore verso queste riflessioni con un linguaggio semplice ed un tono piacevolmente ironico. Il libro così si lascia leggere veloce e leggero. E il finale diventa un compromesso, perché tutto sommato lo è anche l’amore: ci si viene incontro, si fanno delle rinunce per la felicità dell’altro e si fa anche qualcosa per farlo stare bene, perché il benessere del nostro compagno si trasforma nella nostra stessa felicità.

Come tutto il libro, anche il finale non è scontato, e il colpo di scena, perché c’è un colpo di scena inimmaginabile, lo rende frizzante e allegro nella lettura.

Davvero piacevole. Mi fa pensare che Danilo sia proprio una persona simpatica, con un bel senso dell’umorismo, e già ho voglia di leggere qualcos’altro di suo.

Per informazioni su libro e autore: http://www.lemezzelane.altervista.org/eugenio-rossi.html

Per acquistare il libro

Confessioni Illustrate

 
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Pubblicato da su 2 maggio 2017 in Recensioni

 

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“I giardini incantati” di Stefano Labbia

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Ritorna tra gli scaffali il giovane poeta romano Stefano Labbia con la silloge “I giardini Incantati” edita da Talos Edizioni.

In questa seconda fatica letteraria, il giovane autore va oltre gli schemi consueti della poetica. Le prime liriche dell’opera, infatti, mi danno subito l’impressione di una serie di immagini, lanciate come ingredienti di un incantesimo volto a suscitare una reazione nel lettore. Un lavoro che procede senza regola, senza metrica rigida, senza limiti, ma con la libertà del pensiero di Labbia.

Destinatari delle parole di Stefano sembrano essere tutte le persone che hanno incrociato la sua strada e che hanno segnato parte della sua vita con emozioni che gli si sono impresse nell’animo.
Le poesie, infatti, appaiono un canto di profonda intimità, condivisa con il lettore. Non sempre si tratta di canti romantici o di belle speranze. Al contrario, Labbia usa questi versi come a voler urlare un dolore non superato; il pessimismo rispetto ad una generazione di illusioni e presunzioni, che si risolvono in tanta insopportabile superficialità per il Nostro.

Le liriche sembrano canti di chi non ha speranza di cambiamento dal dolore.

“Universi” è un inno che rimette tutto in gioco. Un inno alla bellezza dell’universo e allo stupore che si dovrebbe provare nel farne esperienza, poiché la ricchezza è dovunque intorno a noi.
Si susseguono poesie concentrate sul tempo e sull’affanno dell’uomo verso il domani, che è una fatica così forte da far dimenticare che esso vive già in quello che si compie nel presente. Il giovane poeta rimprovera tutti per questo, per il loro limitarsi ad osservare la metà dell’insieme.

Questo è probabilmente il senso di una raccolta così eterogenea nei contenuti; il motivo per cui ci si ritrova al cospetto di poesie molto diverse tra loro per tema e metrica: esse dovrebbero permetter di dare una veduta d’insieme e totale della vita in tutte le sue sfaccettature. Unico, vero segreto per apprezzarla nel bene e nel male.

Anche chi soffre in realtà si trova in questa condizione perché non è capace di vivere pienamente il presente ma resta bloccato nel passato che lo ha ferito e non riesce a trovare via d’uscita, come si evince dalla poesia “Smarrimento”.

Temi ricorrenti sono il fiato corto, evidentemente per le fatiche e le sofferenze della vita; la falsità, l’ipocrisia, l’amore, il tempo, il passato, il domani, ma anche e soprattutto il presente.

Senza seguire uno schema metrico rigido, Stefano Labbia canta i tormenti dell’essere umano e si fa portavoce di inquietudini che potrebbero essere universali.
Nei brani che all’apparenza sembrano parole di rassegnazione c’è invece l’ammonimento ad aprire gli occhi, il desiderio di riscatto rispetto al mondo, all’uomo.
Sono quindi poesie che toccano diversi temi come se ci trovassimo, appunto, in un giardino ricco di fiori variegati e fragranze molteplici.
Ci lasciamo inebriare e stordire da ciò che accade, e ci perdiamo nella contemplazione di fiori nuovi e insoliti. Incantanti dalla vita che sempre ci stupisce.

Per informazioni sull’autore: https://www.facebook.com/pages/I-Giardini-Incantati/1917033081859059

Per l’acquisto:

I giardini incantati

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2017 in Recensioni

 

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“Le parole accanto” di Michela Zanarella

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La casa editrice Interno poesia, con il sostegno popolare promosso attraverso una iniziativa di crowdfunding, ha dato luce alla nuova silloge di Michela Zanarella, “Le parole accanto“, un lavoro egregio di intensità e musicalità impareggiabili.

Il suo meraviglioso canto è limpido e chiaro. Una poesia diretta, cantata come una carezza per l’animo, dalla quale è facile farsi cullare, rendersi partecipi nella condivisione empatica di quello che viene scritto.

La Zanarella costruisce una silloge in due parti dedicando la prima ai luoghi delle origini e dell’infanzia, quelli della sua crescita come persona. Liriche rivolte da una donna che finalmente è diventata adulta, matura, consapevole dell’insegnamento ricevuto e del senso della vita.

Vi leggo tanta serenità, quella di chi raggiunge la chiarezza d’animo dopo tanti passaggi attraverso il buio. Impossibile non lasciarsi incantare. La bellezza delle metafore, degli attimi catturati è resa ancor più sublime dalla bella penna della poetessa, che con questo lavoro conferma l’unicità del suo dono.

Sole, alba, silenzio, luna: immagini che ritornano e si ripetono, insieme a quello di campagna, memoria, pelle, altrove.

Il tu a cui si rivolgono le poesie di Michela sembra essere una persona cara alla poetessa come il padre in alcuni casi, i fratelli in altri e le confidenze confessate alla madre. In ogni caso, qualcuno legato al passato e alla sua crescita, qualcuno che le ha insegnato molto; a cui lei rivolge pensieri nei quali restituisce il dono del sapere che ha ricevuto, ciò che ha compreso della vita anche grazie al loro aiuto, alla loro guida.

La silloge, come dicevamo, è divisa in due parti.
La prima si rivela l’intimo ritorno alle origini, con poesie cantate alle persone amate e alla terra natia, alla natura primordiale che ci fa nascere e ci forma con il suo contatto.

Michela racconta l’amore e i tormenti dell’anima, ma anche la conquista di una maturità e di una consapevolezza di sé che l’hanno resa la donna che è oggi.
Una poesia che è un grido d’amore verso le proprie origini, come il ritorno nelle proprie terre, alla propria nascita, per rinascere ancora.

Poesie nelle quali la polvere, altra immagine richiamata molto spesso insieme alla neve, non fa paura anche se copre sempre tutto. La polvere segna lo scorrere del tempo ma non è temuta, non porta nostalgia, è invece elemento che racconta il tesoro che abbiamo accumulato nel nostro animo con il tempo.

La seconda parte contiene poesie dedicate ai grandi poeti, come se Michela volesse rendere omaggio a chi l’ha formata e nutrita in questo suo dono meraviglioso. E qui, se possibile, le sue capacità poetiche sono elevate ancora di più per la sua grazia, la maestria con cui racconta l’essenza di questi. Qualcosa che meraviglia il lettore.

Mi viene da pensare che l’intera silloge sia un immenso ringraziamento della Nostra alla vita, alla sua famiglia che l’ha cresciuta come persona, e ai poeti che l’hanno educata come poetessa. La poesia di Michela è qualcosa che fa bene allo spirito, agli occhi e ai sensi. Il mondo ha bisogno, così come l’anima, di una voce come la sua. Il mio amore per la sua poesia è confermato e rinvigorito mentre leggo.

Questa raccolta ha un solo difetto, è troppo breve ! Vorrei continuare a leggerla ancora e farmi curare l’animo da questa penna meravigliosa unica come solo i grandi poeti sono.

Per informazioni sulla poetessa: http://www.michelazanarella.it/

Per acquistare una copia della silloge:

Le parole accanto

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2017 in Recensioni

 

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“La seconda vita di Majorana” di Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi, Andrea Sceresini

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La casa editrice Chiarelettere presenta ai suoi lettori un libro inchiesta intriso di mistero. Prendendo in prestito la voce dei tre giovani giornalisti Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini, pubblica nel giugno del 2016 il libro che rivela il mistero che decenni ha avvolto la scomparsa del grande Ettore Majorana. “La seconda vita di Majorana” è il risultato del viaggio effettuato dai tre autori, dall’Italia fino all’Argentina, per fare luce sugli anni successivi alla scomparsa di una grande personalità. Un lavoro che è diventato anche un documentario per Rai Storia (e che potete vedere a questo link)

La vita e le imprese di una mente geniale sono sempre motivo di curiosità e fascino. Ancora di più se attorno a una figura dalle capacità eccelse si avvolge il mistero di una scomparsa inspiegabile. È questo il caso della vita del fisico Ettore Majorana, allievo di Enrico Fermi. Un interessante libro inchiesta che svela alcuni dubbi ma lascia ancora tante domande.

La vita del genio Majorana è un mistero che ci fa porre tante domande. La sua opera ci meraviglia, e la sua scomparsa alimenta la nostra curiosità.

Il viaggio dei tre giornalisti è interessante e incuriosisce il lettore. Le ricostruzioni hanno il sapore di un’avventura che rende la lettura piacevole e attenta.
Non c’è da annoiarsi tra queste pagine, e passeggiare tra queste righe diventa un viaggio nel tempo ricco di curiosità e di avventura.

Un testo sorprendente che consiglio non solo agli amanti della storia e della ricerca scientifica, ma anche a chi ama il mistero e l’intrigo.

Per info su autori e libro: https://www.facebook.com/e.majorana/?fref=ts

Per acquistare il libro:

La seconda vita di Majorana

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2017 in Recensioni

 

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