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Recensione de “La camminatrice e la resistente” di Maria Zaffira Secchi, terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

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Buongiorno amici lettori, eccoci qui per un nuovo appuntamento del blogtour organizzato da Le Mezzelane Casa Editrice, questa volta dedicato all’intenso romanzo di Maria Zaffira Secchi, “La Camminatrice e la Resistente“.

Sinossi: Il libro narra di un carteggio tra due donne nascosto in una grotta. Le loro vite così diverse hanno in comune lo stesso rigoroso senso del rispetto, la fatica del movimento verso la comprensione, la percezione di essere un tutt’uno con l’universo. La natura, le stagioni, ma soprattutto i fiori, di tutte le sfumature del blu, sono il filo conduttore di questo scambio epistolare che è dialogo e monologo, narrazione e riflessione, scoperta ed esposizione profonda dell’alterità delle donne, del loro vero essere interiore, così spesso snaturato e violato.

Dalle prime pagine, ho provato subito una fortissima comunione con questo testo perchè mi ha ricordato alcuni tratti della mia Tessitrice, e alcuni elementi in comune con la mia raccolta di racconti “Lo spazio nel mezzo” (edito da Le Mezzelane Casa Editrice).
L’autrice ci regala una perla corposa per la ricchezza di contenuti, e allo stesso tempo un testo delicato e prezioso come un diamante. Un testo che chiede tanto in cambio, perché chi lo scrive mette se stesso in discussione e chiede tanta riflessione a chi lo legge. La bellezza di questo processo di dare e ricevere creato da scrittura e lettura è che in ogni caso, da questa battaglia con se stessi si esce sempre arricchiti.

Mi piace che sia un testo contagioso: mi ha fatto venir voglia di iniziare una corrispondenza epistolare come si usava fare quando ero piccola, di lettere scritte e spedite e attese con i lentissimi tempi delle poste italiane; una corrispondenza che ti fa sognare nel tempo dell’attesa e ti insegna la pazienza.

Ho la sensazione, leggendo, che queste due donne che si scrivono da una certa incalcolabile e imprecisa stanza, siano in realtà due facce della stessa donna, due anime della stessa persona, due momenti della stessa identità: essa, nei panni della Resistente, vive pazientemente la sua vita e la sua sosta nel luogo che abita e con ciò di cui fa esperienza; scrive a quella parte di sé che anela partire, e fare nuova esperienza della natura che col tempo ha imparato ad ascoltare e conoscere; dall’altro lato vi è la Camminatrice, quella parte di sé che ha trovato il coraggio e colto il tempo della partenza, del viaggio, dell’esperienza sul campo di tutto ciò che aveva incanalato prima. Non a caso, le lettere della Resistente sono lunghe e dettagliate nella descrizione di sensazioni e vicende, mentre quelle della Camminatrice sono brevi, ermetiche, quasi che tutto ciò che c’era da dire ormai è stato detto e questo è il momento della vita.

La Resistente sembra scrivere per accompagnare un viaggio che poi vorrà fare, e ricordare a se stessa le cose che contano davvero, le motivazioni che hanno determinato quella scelta.
La Camminatrice accoglie e vive e ancora impara e fa esperienza di qualcosa di nuovo. Due aspetti, dunque, della stessa donna; due donne di cui prendersi cura, e due voci che ne fanno una e ci ricordano la forza e la profondità dell’ animo femminile; la forza e l’intensità della sensibilità donna. La forza che la donna dimostra anche nella solitudine.

Il viaggio della Camminatrice e della Resistente è ricco e mi ha toccata nel profondo. Vi ho trovato una comunione di intenti che ho espresso nella mia stessa scrittura e per questo mi è stato facile e naturale entrare in empatia con i personaggi, con le loro voci e con la sensibilità dell’autrice.

Un libro che si legge e secondo me va letto e riletto e gustato a fondo in ogni poetica parola e immagine di cui Maria ci fa dono.

Vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog impegnati nel blogtour e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info sull’autrice e l’acquisto del libro http://www.lemezzelane.altervista.org/maria-zaffira-secchi.html

 

 
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Pubblicato da su 18 novembre 2017 in Recensioni

 

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Recensione de “Il cerchio” di Antonella Cataldo e Pierpaolo Ardizzone terza tappa del blogtour promosso da Le Mezzelane Casa Editrice

Blog Tour «Il cerchio»

Nuovo blogtour organizzato da  Le Mezzelane Casa Editrice che ci conducono nella loro stanza segreta per incontrare Antonella Cataldo e Pierpaolo Ardizzone e accogliere le parole che segnano il loro debutto letterario con “Il cerchio“.

Per entrare in questa stanza però bisogna essere pronti e sapere che quella che andremo a fare non sarà una passeggiata, ma una vera e propria esperienza che ci chiederà qualcosa in cambio. A dire il vero, penso che in genere ogni volta che si intraprende una lettura erotica si debba lasciare qualcosa fuori da quella stanza: lasciare stare i pregiudizi, il pudore e forse anche un po’ della morale a cui il buon costume ci ha abituati.

SinossiMelissa è una ragazza semplice che conduce una vita comune, ma l’incontro inaspettato e che si scoprirà non essere del tutto casuale con Roberto, sconvolgerà la sua normalità e la proietterà in una nuova “filosofia”. Roberto, infatti, è un cultore delle pratiche BDSM (Bondage, Dominazione, SadoMaso) e in lei ha subito individuato la donna da plasmare ed educare affinché acquisisca le doti necessarie per diventare la sua schiava. La storia di un Amore a volte incredibile, dove la mente può essere forgiata e resa malleabile, pronta a un percorso complicato, dove la figura femminile viene rivestita della sua libertà e rispettata fino in fondo, dove si fanno scelte che non sono univoche.

Il libro si apre con una presentazione diretta dei nostri protagonisti, dei loro caratteri e del modo di porsi rispetto al mondo. Subito si passa al racconto del loro primo incontro, e, senza perdere tempo, si entra in quel cerchio di cui si assaggeranno l’esistenza e la consistenza quando lo si sarà accolto è vissuto senza freni, limiti o paure.

Non è importante la trama, a dire il vero non c’è. In questo genere di letture quel che vuole l’occhio, quello che cercano i sensi sono le sensazioni che stimolano la mente, l’immaginazione e la fantasia. Quello che quindi conta al di là delle scene di erotismo (molto spesso estremo) sono le implicazioni psicologiche che coinvolgono i personaggi e i concetti su cui si basa tutta la loro relazione.

Non è convenzionale il legame tra Melissa e Roberto. Non è un amore fatto di routine comune, ma è un amore estremo vissuto nella stanza dei giochi con forti implicazioni emotive. Quello che sfocia nell’atto fisico è quindi il risultato di nodi psicologici sciolti e sostituiti da altri legami indelebili.

Appartenenza, sacrificio, il dono, mia, sua sono i concetti di base, da cui scaturisce un senso di benessere e serenità e libertà che nell’evoluzione psicologica del personaggio di Melissa segna la sua crescita e la sua rinascita.
L’appartenenza che si costruisce attraverso il dolore. E le attese sofferte che sono costanti, ritmo che cadenza il rapporto tra Melissa e Roberto.

Una lettura che personalmente trovo impegnativa e sofferente, perché, al di là dell’erotismo, mi spinge a pormi molte domande sui rivolgimenti psicologici dei personaggi coinvolti.
Il controllo del padrone sulla mente della schiava, così forte da scatenare reazioni fisiche impetuose. Non è facile. Non solo chiede una predisposizione alla letteratura erotica, ma anche apertura verso la filosofia del BDSM, un ramo che personalmente mi suscita sempre tante domande.

Il romanzo di Antonella e Pierpaolo, quindi, non è solo la storia di una relazione sessuale ma un vero e proprio lavoro di costruzione e rivelazione psicologica di una mente e di un cuore che si aprono e si donano ad un mondo nuovo, scoprendolo proprio.

Il punto di vista e quello di Melissa, della donna razionale e sempre attenta nell’esporsi sentimentalmente, che si metterà in totale discussione e cambierà sguardo su ogni cosa dopo l’incontro con Roberto, riuscendo così a scoprire nuove parti di se stessa.

Un altro dei concetti che avvolgono questa storia è quello del sacrificio: il donarsi all’altro diventa un vero e proprio sacrificio di sé, della propria libertà fisica e mentale, ma tutto avviene sempre a partire da una scelta consapevole. Il padrone istiga, induce; la schiava accoglie e si dona.

Preparatevi dunque a tenere il fiato sospeso: questo romanzo non è un respiro di fresco sollievo. È una guerra dei sensi, un conflitto interiore, un confronto con una realtà che è una scelta filosofica di vita. Una vera e propria esperienza letteraria che chiede al lettore totale apertura mentale e il compromesso dell’accettazione fino a che non verrà scritta la parola fine.

Potete seguire l’esperienza letteraria di Antonella e Pierpaolo sulla pagina fb: https://www.facebook.com/PierAnto.IlCerchio/?fref=ts

Inoltre vi ricordo che tra tutti coloro che commenteranno sui cinque blog e sull’evento creato ad hoc dalla casa editrice ( Link) verranno estratte a sorte tre copie in ebook e una cartacea del romanzo edito da Le Mezzelane Casa Editrice.

Per info sugli autori: http://www.lemezzelane.altervista.org/cataldo-ardizzone.html

Per acquistare il libro: https://www.ibs.it/cerchio-ebook-pierpaolo-ardizzone-antonella-cataldo/e/9788899964078?inventoryId=49367238
o http://www.lemezzelane.altervista.org/negozio/index.php?id_product=10&controller=product

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2017 in Recensioni

 

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“La via lattea” di Diego Caiazzo 

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Diego Caiazzo pubblica per la Lupi Editore una silloge dal titolo “La Via Lattea“, dove questa metafora rappresenta il luogo dove il poeta si trova e dà voce al mondo che lo spinge a scrivere.

La poesia e libertà. È un viaggio, l’abbandono a se stessi, ad un’ispirazione più grande, un richiamo.

Si nota subito la mancanza di qualunque punteggiatura, quasi come se i versi così si spiegassero liberi quanto le stelle che si dispongono nel cielo. Il loro ordine, che ne dà forma e crea un’immagine, sembra conferito al lettore e alla sua fantasia.

Si tratta di poesie che hanno vari temi, ma quello che domina fra tutti, almeno nella prima parte della silloge, è l’amore, la passione sconfinata per la donna.

Si passa da poesie interessanti con idee che si distinguono, a poesie che sembrano più testi adatti alla prosa. Il nostro poeta quindi si prende tutta la libertà che la scrittura e l’ispirazione donano all’animo sognatore.

L’universo si fa donna e universo, donna, poesia diventano una cosa sola.

Le liriche di Diego toccano svariati argomenti e molti di queste svelano le sue opinioni. Quando questo accade, devo ammettere di sentirmi un po’ disorientata, ma, ritrovo subito al cospetto di liriche intense e profonde.

È una poesia può essere letta con molteplici significati, e forse è per questa ragione che non riesco ad individuare una ragione che giustifichi l’ordine libero (appunto) dei canti scelti nella raccolta.

È evidente che le principali passioni dell’autore diventano protagoniste degli scritti: la musica classica, gli scacchi, le donne e ovviamente la poesia. Tutti elementi che dominano, e lasciano comprendere che il messaggio nascosto in questa opera è che la poesia è libertà. Dunque egli libero esprime tutto ciò che le sue passioni suscitano nella sua vita.

In uno dei canti, il nostro sembra svelarci il motivo di tanto lavoro poetico sulle sue passioni: la musica, la poesia e gli scacchi sono terapeutici per placare i tormenti di un animo appassionato.

Si rivelano, poi, bellissime come carezze le liriche dedicate alla passione femminile, alla sua donna, alla sua amante. In tutte, essa si mescola e si confonde con l’universo, facendo così intendere le emozioni che scuotono l’animo umano trascendono le relazioni, ma si elevano fino a tradursi in qualcosa che riguarda la natura e l’universo intero.

Per info sull’autore http://lupieditore.it/diego-caiazzo/

Per l’acquisto della silloge La via Lattea

 
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Pubblicato da su 17 luglio 2017 in Recensioni

 

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“Il cigno reale” di Fabio S.P. Iacono

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Edito dalla Lupieditore, “Il cigno reale” è un’opera a cui l’autore Fabio S. P. Iacono dice nella quarta di copertina di aver lavorato per molti anni, partendo da una prima stesura di circa quattrocento pagine fino a sfoltirlo, rielaboralo e farlo diventare un testo molto breve e altrettanto particolare.

Nelle intenzioni dell’autore c’è la volontà di presentare un horror scritto inizialmente nello stile di Dario Argento, che poi ha subito un drastico cambiamento sperimentale.

Sin dalle prime pagine, dai capitoli molto brevi, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una serie di istantanee che raccontano una storia dai tratti surreali, da cui non riusciamo a estrapolare in modo diretto una trama.

L’autore utilizza un linguaggio ermetico, e si fa aiutare da immagini auliche per permetterci di intuire subito lo svolgimento di alcune scene, le azioni di alcuni personaggi. Ma devo ammettere che, nonostante ciò, la lettura risulta confusa per il lettore, che non trova facilmente connessione tra i capitoli, non un filo che unisca le vicende.

A metà dell’opera, purtroppo, mi ritrovo confusa dalle immagini che spesso sembrano fini a se stesse; sembrano voler descrivere lo stato d’animo di Augusto (che si intuisce essere il protagonista),  ma non ci permettono di chiarire l’origine dei suoi tormenti. Si ha l’impressione di essere di fronte ad un personaggio introspettivo e riflessivo, ma ciò solo grazie alla scrittura usata dall’autore e non ad un vero racconto delle sue vicende.

Solo gli ultimi capitoli sembrano avere un legame tra loro, ma resta il fatto che sembrano distaccati dal resto del libro.

L’autore non svela mai nulla chiaramente e non ci dà reali indizi per trovare da soli una soluzione.

Come si legge nella quarta di copertina, il testo si presenta come un “puzzle blu metafisico” e si invita il lettore a riordinare i pezzi, ricostruendo da “solo la trama, o di impadronirsi dell’apparato simbolico implicito che lo porterà sopra differenti piani estetici, artistici e culturali”.

A malincuore devo ammettere di non essere riuscita nell’impresa. C’è tra voi qualcuno che accetta la sfida?

Per info sull’autore http://lupieditore.it/fabio-s-p-iacono/

Per acquistare il libro http://lupieditore.it/dd-product/il-cigno-reale/

 
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Pubblicato da su 5 giugno 2017 in Recensioni

 

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Marco Mazzanti risponde a bruciapelo

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Buongiorno cari lettori,

oggi per la nostra rubrica A Bruciapelo risponde Marco Mazzanti, autore, tra gli altri, del recente “Ragazzi di Carta” edito da Le Mezzelane Casa Editrice e di cui potete trovare la recensione a questo link

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa?

Un luogo? Il luna park di quando ero piccolo.
Una melodia? La colonna sonora del film Code 46, di Michael Winterbottom.
Un momento della giornata? Il tramonto.
Una persona? Non so rispondere.

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

Ho come la sensazione di essere travolto da milioni di caramelle colorate.

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

Né l’uno né l’altra. Direi una perdizione

Per informazioni e acquisto:
Le Mezzelane Casa Editrice sito http://lemezzelane.altervista.org/ pagina fb https://www.facebook.com/lemezzelane/?fref=ts
Ragazzi di carta pagina fb https://www.facebook.com/Ragazzi-di-carta-1256227714422306/?fref=ts
Marco Mazzanti https://www.facebook.com/profile.php?id=100012744602137&fref=ts

 
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Pubblicato da su 31 maggio 2017 in A Bruciapelo

 

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Mario Bergamo risponde a bruciapelo!

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Cari lettori,
oggi inauguriamo una nuova rubrica BlaBlaBook ospitando il giovane autore campano, Mario Bergamo, che risponderà per noi a tre domande a cui l’ho sottoposto A BRUCIAPELO.

Un luogo, una melodia, un momento della giornata, una persona: chi è la tua musa? 

La mia musa ispiratrice è l’Amore stesso!
Mi piace scrivere dell’amore e di conseguenza penso che sia questo sentimento a rivelarsi a me, è lui stesso che mi ispira a scrivere storie.
Ho capito questa cosa proprio recentemente, perché stavo scrivendo qualcosa di diverso dal solito romanzo d’amore, ma dopo un po’ mi sono reso conto che non lo stavo facendo con lo stesso entusiasmo.
Così ho dovuto fermarmi.
Amo scrivere storie d’amore e partendo da qui tutto si sviluppa passando da momenti di giornate, da melodie di canzoni, a scrivere in determinati luoghi.
Affermo tutto questo senza voler essere presuntuoso, ma solo con la consapevolezza che davvero mi basta pensare all’amore, dentro di me nasce subito una storia da scrivere… prendendo ispirazione da qualsiasi cosa…

Cosa provi fisicamente durante il processo creativo, dal momento in cui nasce l’idea, al momento della stesura?

 All’inizio quando nasce un’idea dentro di me è tutto così bello!
Poi quando subito dopo inizio a fare una breve sinossi mi sento in fibrillazione, mi sento vivo, eccitato e dentro di me c’è una vibrazione così potente che mi sembra di manipolare la magia della scrittura, vivo un periodo di “illusione-reale”.
Il periodo seguente quello della prima stesura invece mi porta a dare tutto me stesso, mi azzero con il mondo reale, vivo con i miei protagonisti, entro nel libro con loro e questo inevitabilmente comporta che alla finire arrivo distrutto!!! Svuotato completamente sia a livello psicologico che fisico!!!
Tanto che nei giorni che seguono la fine della prima stesura non sono nemmeno in grado di scrivere una frase di senso compiuto!!!
Ci metto poi mesi a riavere un’idea brillante che di solito poi non si rivela neanche quella del mio lavoro successivo. 

La passione per la scrittura è più un dono o una maledizione?

 Un dono, assolutamente!!!
Penso che non ci sia una cosa più bella al mondo di scrivere una storia tutta tua.
Chi scrive romanzi o storie di ogni genere va oltre il mondo reale e vederlo non può essere una maledizione.
Non tutti riescono ad andare oltre la realtà  e seppur riescono ad andare oltre con l’immaginazione, poi non è detto che abbiano il “dono” di dargli vita, scrivendolo!
Tirare fuori tutto quello che si ha dentro, creare mondi e personaggi è un potere speciale.
Quando rileggo scene scritte da me, mi commuovo, perché penso che prima di allora non esisteva al mondo una cosa così.
Muovere personaggi, oggetti e tempo a proprio piacimento è pura magia.
Scrivere è davvero un dono magico, ed io ringrazio Dio ogni giorno per avermi fatto questo dono. Forse non scriverò mai un bestseller, però scriverò di sicuro fino a quando ne avrò la forza, perché scrivere mi fa sentire vivo!

Mario è alle prese con la sua prima fatica letteraria, “Sognando New York” edito nel 2016 da Rapsodia Edizioni.
Se volete conoscerlo meglio, vi invito a fare un salto sulla sua pagina facebook https://www.facebook.com/SognandoNewYork.2013/?fref=ts

Se invece volete acquistare il libro seguite il link Sognando New York

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2017 in A Bruciapelo

 

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“Il treno del successo” di Alberto Di Girolamo

Il treno

La Mezzelane Casa Editrice ci presenta per la sua collana Comodia un testo teatrale dalle sfaccettature sorprendenti. “Il treno del successo” di Alberto di Girolamo, si presenta all’apparenza come un testo quasi comico, ma si rivela drammatico.

Il confronto tra tre personaggi che sognano il successo in arte e non si arrendono nonostante l’età, può sembrare agli occhi di chi non conosce la trama, il gioco di tre testardi sognatori che non si danno per vinti.

Tre punti di vista diversi, tre diverse esperienze. C’è chi ha più fiducia perché ha avuto più fortuna; chi invece ha bisogno di essere elogiato per credere ancora nelle proprie capacità; chi vive con sofferenza il proprio talento e invece di impegnarsi per farlo esplodere si distrugge con l’alcool.

Il tono è inizialmente ironico e allegro, veloce proprio per il susseguirsi di scene teatrali. Il tutto nella speranza e nell’attesa che passi il treno del successo.

Ma non tutto è come sembra. Il primo atto, infatti, si conclude rivelando subito un segreto che inizia a mostrarci la vera natura dei personaggi, e nel nostro caso, del personaggio protagonista, di colui che decanta tanto la fiducia verso il futuro arrivo del treno del successo, poiché reduce da una fortuna che scopriamo essere frutto di una situazione costruita. Egli non ha fatto altro che approfittatore di una situazione da cui ricava vantaggio a discapito di qualcun altro.

Una situazione che può avere qualcosa di simpatico, ma che allo stesso tempo può suscitare molte riflessioni sulla natura umana e l’arrivismo.

Il protagonista, inoltre, è talmente accecato dal desiderio di fare successo come scrittore da non far caso agli intrighi di cui è vittima egli stesso, e che accadono sotto il suo naso.

Almeno così sembra all’apparenza.

È tutto un gioco di distrazioni. Ognuno dei personaggi sembra essere totalmente preso dai propri interessi da non preoccuparsi di ciò che accade o combinano i propri familiari, né cosa questi possono nascondere.

Quello che si scopre è che, in un modo o nell’altro, tutti sono arrivisti: chi per la fama, chi per amore, chi per prestigio, chi per denaro. E sono sempre persone che non sentono il peso dei problemi della quotidianità.

Il treno del successo sembra essere uno specchietto per le allodole, un’illusione che distrae dalla cruda realtà, quella di dover ammettere che la propria vita è misera.

Il treno del successo diventa metafora di ossessione di chi si ostina ad inseguire un’illusione pur di non fare i conti con una realtà costruita sulla menzogna.

L’insoddisfazione di una vita vissuta sperando di continuo che cambi per diventare ciò che non potrà mai essere. Ed è inutile illudersi, cercare di essere ciò che non si è, andare contro la propria natura rinnegando se stessi. Il vero successo, allora, è accettare la propria mediocrità e vivere nella semplicità, cambiare con coraggio le cose che fanno marcire il nostro animo invece di imputare ad altri il motivo del nostro dispiacere.

Quanti tra voi lettori si sono trovati vicini o nel pieno di una situazione simile?
E i nostri protagonisti, capiranno davvero questa lezione?

È un’escalation di evoluzioni che porta ad un finale drammatico per raccontare la mediocrità di chi non ha il coraggio di afferrare la propria vita esserne padrone e disegnarla a proprio piacimento.

Pensate di avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e la verità a cui vi sottopone questo libro?
Vi sfido!

Per info su libro e autore: http://www.lemezzelane.altervista.org/alberto-di-girolamo.html

Per l’acquisto

Il treno del successo. Ediz. integrale

 
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Pubblicato da su 8 maggio 2017 in Recensioni

 

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“Confessioni illustrate” di Danilo Penso

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Tono leggero e lettura veloce, sono le prime caratteristiche che saltano all’occhio del testo di Danilo Penso, che ci offre il suo lavoro letterario, “Confessioni illustrate” per la Le Mezzelane Casa Editrice.

Tematiche attuali delle quali non si parla mai abbastanza e la cui conclusione non è così scontata.

Tematiche attuali, dicevamo, di cui è bene ribadire la forza, l’importanza, ma anche le tante sfaccettature che nascondono e che ci pongono tutti su una stessa barca.

I dubbi del protagonista, sono in effetti gli stessi propri del genere umano, al di là dell’orientamento sessuale, e si tratta di problematiche che danno all’amore la sua valenza universale; quel valore che molti tendono a dimenticare, quando il discorso cade su questioni di principio che rischiano di sfociare nell’omofobia.

Il filo conduttore principale della storia è il matrimonio e la volontà di una celebrazione ufficiale per coronarlo, che non sempre è desiderio di entrambi i partner in una coppia. Le perplessità del protagonista della vicenda e voce narrante rispetto al matrimonio non solo spingono il lettore a fare una riflessione su una problematica di genere, ma anche su una questione che oltrepassa i limiti della tendenza sessuale.

È davvero così importante dare all’amore una definizione ufficiale con il matrimonio? Non dovrebbe essere sempre e solo un sentimento intimo? Perché doverlo celebrare con tanta formalità e con feste sfarzose?

Oppure, rifiutarsi di convolare a nozze non può essere solo paura?

In fondo, il nostro protagonista all’inizio del libro racconta della morte del suo compagno precedente, strappatogli dal cancro. Una perdita che lo tiene lontano da tutto per molto tempo.
La successiva scoperta di un suo prolungato tradimento, poi, lo sconvolge e di certo mina la sua fiducia nel prossimo.
Non è forse, quindi, plausibile la paura di fidarsi pienamente fino a legarsi “finché morte non ci separi” a far nascere in lui tutta questa repulsione verso il matrimonio?

Al di là di una questione di genere, ripeto, il libro di Danilo si presta a delle riflessioni universali che riguardano l’amore e la fiducia verso il proprio compagno.

Danilo spinge il lettore verso queste riflessioni con un linguaggio semplice ed un tono piacevolmente ironico. Il libro così si lascia leggere veloce e leggero. E il finale diventa un compromesso, perché tutto sommato lo è anche l’amore: ci si viene incontro, si fanno delle rinunce per la felicità dell’altro e si fa anche qualcosa per farlo stare bene, perché il benessere del nostro compagno si trasforma nella nostra stessa felicità.

Come tutto il libro, anche il finale non è scontato, e il colpo di scena, perché c’è un colpo di scena inimmaginabile, lo rende frizzante e allegro nella lettura.

Davvero piacevole. Mi fa pensare che Danilo sia proprio una persona simpatica, con un bel senso dell’umorismo, e già ho voglia di leggere qualcos’altro di suo.

Per informazioni su libro e autore: http://www.lemezzelane.altervista.org/eugenio-rossi.html

Per acquistare il libro

Confessioni Illustrate

 
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Pubblicato da su 2 maggio 2017 in Recensioni

 

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“I giardini incantati” di Stefano Labbia

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Ritorna tra gli scaffali il giovane poeta romano Stefano Labbia con la silloge “I giardini Incantati” edita da Talos Edizioni.

In questa seconda fatica letteraria, il giovane autore va oltre gli schemi consueti della poetica. Le prime liriche dell’opera, infatti, mi danno subito l’impressione di una serie di immagini, lanciate come ingredienti di un incantesimo volto a suscitare una reazione nel lettore. Un lavoro che procede senza regola, senza metrica rigida, senza limiti, ma con la libertà del pensiero di Labbia.

Destinatari delle parole di Stefano sembrano essere tutte le persone che hanno incrociato la sua strada e che hanno segnato parte della sua vita con emozioni che gli si sono impresse nell’animo.
Le poesie, infatti, appaiono un canto di profonda intimità, condivisa con il lettore. Non sempre si tratta di canti romantici o di belle speranze. Al contrario, Labbia usa questi versi come a voler urlare un dolore non superato; il pessimismo rispetto ad una generazione di illusioni e presunzioni, che si risolvono in tanta insopportabile superficialità per il Nostro.

Le liriche sembrano canti di chi non ha speranza di cambiamento dal dolore.

“Universi” è un inno che rimette tutto in gioco. Un inno alla bellezza dell’universo e allo stupore che si dovrebbe provare nel farne esperienza, poiché la ricchezza è dovunque intorno a noi.
Si susseguono poesie concentrate sul tempo e sull’affanno dell’uomo verso il domani, che è una fatica così forte da far dimenticare che esso vive già in quello che si compie nel presente. Il giovane poeta rimprovera tutti per questo, per il loro limitarsi ad osservare la metà dell’insieme.

Questo è probabilmente il senso di una raccolta così eterogenea nei contenuti; il motivo per cui ci si ritrova al cospetto di poesie molto diverse tra loro per tema e metrica: esse dovrebbero permetter di dare una veduta d’insieme e totale della vita in tutte le sue sfaccettature. Unico, vero segreto per apprezzarla nel bene e nel male.

Anche chi soffre in realtà si trova in questa condizione perché non è capace di vivere pienamente il presente ma resta bloccato nel passato che lo ha ferito e non riesce a trovare via d’uscita, come si evince dalla poesia “Smarrimento”.

Temi ricorrenti sono il fiato corto, evidentemente per le fatiche e le sofferenze della vita; la falsità, l’ipocrisia, l’amore, il tempo, il passato, il domani, ma anche e soprattutto il presente.

Senza seguire uno schema metrico rigido, Stefano Labbia canta i tormenti dell’essere umano e si fa portavoce di inquietudini che potrebbero essere universali.
Nei brani che all’apparenza sembrano parole di rassegnazione c’è invece l’ammonimento ad aprire gli occhi, il desiderio di riscatto rispetto al mondo, all’uomo.
Sono quindi poesie che toccano diversi temi come se ci trovassimo, appunto, in un giardino ricco di fiori variegati e fragranze molteplici.
Ci lasciamo inebriare e stordire da ciò che accade, e ci perdiamo nella contemplazione di fiori nuovi e insoliti. Incantanti dalla vita che sempre ci stupisce.

Per informazioni sull’autore: https://www.facebook.com/pages/I-Giardini-Incantati/1917033081859059

Per l’acquisto:

I giardini incantati

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2017 in Recensioni

 

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“Lasciatemi dormire” di Tinta

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A pochi mesi dalla pubblicazione de “La fine dei giochi” (edito da Lettere Animate e di cui potete leggere la recensione qui), Tinta torna a raccontarci una nuova storia. Questa volta però il tono è diverso e la trama ha sfumature lontane da quelle a cui l’autrice ci ha abituati nel tempo.

La sua scrittura, sempre carica di colori audaci ed espressioni calde e appassionate, ci presenta i toni opachi di una donna malinconica per raccontare con “Lasciatemi dormire” (edito da Les Flaneurs edizioni) una storia diversa.

Tinta è una grande artista e nelle sue varie opere riesce a dare toni diversi alla sua voce. L’ho letta in versione sexy e maliziosa, in versione spiritosa e autoironica, è stata spesso una poetessa capace di cantare l’animo sempre soprattutto femminile, e qui tra queste pagine per la prima volta sento tanto dolore, tanta apatia. Lontano dalle lenzuola, dai giochi di seduzione, dall’intrigo dell’eros, qui diventa voce di una donna diversa, di una storia dai toni totalmente nuovi.

L’autrice, questa volta, diventa voce per Tiziana, una donna che ha bisogno di urlare il suo malessere. Il libro, basato su fatti reali, è intriso di una malinconia che mette in comunione con la protagonista della vicenda narrata, una persona che è cresciuta senza ricevere amore, rotta sin dall’adolescenza, quando scopre di non poter avere figli. Una donna comunque fortunata nel ricevere amore nella sua vita, ma incapace di trovare sollievo per questo.

Tinta racconta quel malessere silenzioso ma diabolico che affligge l’animo umano, racconta di quella ferita invisibile agli occhi che, come dice la Fallaci, non guarisce mai e poi ricominciare a sanguinare al minimo pretesto. Quelle ferite che ricordano quanto fragile e prezioso sia l’animo umano. Quanta cura bisogna riservare a quella materia invisibile che è la nostra essenza.

La storia di Tiziana è la storia di tante anime che soffrono il mal di vivere e vengono con superficialità tacciate di follia come fossero esseri disgustosi. Con la penna di Tinta questa storia diventa un urlo che stordisce il lettore, lo ferisce creando in modo più profondo quel legame di empatia che è il contratto di base tra chi scrive e chi legge.

Non è una vita facile quella di Tiziana, non è una storia semplice. Le sue fortune sono minate da qualcosa che da sempre è rimasto in lei e di cui nessuno ha saputo prendersi cura nel modo più adeguato. Il lettore lo sente, percepisce tutto questo sfogliando le pagine, lottando contro la tentazione di fermarsi e prendere fiato, sentendo comunque anche tanta voglia di allargare le braccia e accogliere Tiziana per prendersi cura di lei. Forse perché in qualche misura molti di noi si sono sentiti così inadeguati rispetto alla vita come accade a lei.

Tinta riesce, anche in questo genere nuovo nella sua scrittura, ad essere efficace e credibile, a farci sentire viva la storia e il suo personaggio. Una scrittura e un romanzo che tocca l’animo.

Per informazioni su Tinta https://www.facebook.com/tinta.scrittrice oppure https://tintascrittrice.wordpress.com/2010/10/

Per acquistare il libro clicca Lasciatemi dormire

 
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Pubblicato da su 3 aprile 2017 in Recensioni

 

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